Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

mercoledì 1 febbraio 2017

Che cosa rischiamo - storia di una sirenetta parte 1

... sette giorni intensi di "navigazione" ed ecco finalmente qui il mio ultimo prodotto, uscito direttamente dalla suggestione di un sogno.
Che cosa rischiamo - nuova storia di una sirenetta è proprietà intellettuale esclusiva del sottoscritto Michele G. Picozzi, che ne è l'unico autore.

- Liberamente ispirata anche al classico Disney, alla celebre favola di Andersen, a La Regina dei Caraibi di Salgari e alla finta di Delvecchio su Nesta durante un memorabile derby per una buona sequenza. Senza avere niente a che fare con niente di tutto ciò.

Che cosa rischiamo; parte 1 - "i singhiozzi sotto il ponte"

Erano quasi le sette e mezza di una mattina estiva rinfrescata dal vento leggero che veniva dal mare. Il dottor Bartolomeo aveva concluso la visita e stava tornando a casa sua. Era uscito di buonora per andare a trovare il suo paziente e applicargli la medicazione quotidiana. Certe ferite, specie nelle fasi iniziali, hanno bisogno di molta cura e, il dottore lo sapeva bene, più della abilità medica in sé tanto spesso la parte più importante del suo servizio consisteva nel supporto psicologico che poteva offrire. Per questo, prima di recarsi alla casa sugli scogli, si era diretto dal fornaio per comprare il pane. Il latte se lo portava da casa.
Il suo paziente avrebbe potuto farseli portare da chiunque, in realtà, ma a quanto pareva gli piaceva concludere l'antipatico momento delle medicazioni mangiando qualcosa insieme al suo medico. Davanti alla tavola crolla qualsiasi muro e secondo il dottor Bartolomeo fare colazione insieme era un ottimo modo per verificare la stabilità emotiva del suo assistito.
Ritrovarsi a un tratto non più autonomi, per evidente costrizione, doveva essere stata una botta non da poco, affatto semplice da digerire.
L'abitazione era stata costruita proprio a ridosso della scogliera, dove il mare si congiungeva con il fiumiciattolo che veniva giù dal monte accarezzando appena il paese, e dal paese si trovava appena isolata. Bartolomeo stava per raggiungere la darsena: percorsi i duecento metri circa di selciato che seguivano il canale, tra il costone di monte e il mare, non gli restava che da percorrere l'ultima breve curva a "L" del sentiero e attraversare il ponte di legno sul corso d'acqua, prima di ritrovarsi a tutti gli effetti nel paese vero e proprio.
Per la strada non vi era ancora anima viva; probabilmente solo i pochi pescatori per i pontili che a quell'ora trafficavano sui loro natanti districando le reti accumulate la sera precedente.
L'aria salmastra si caricava di pace e scendeva nei polmoni e nel cuore come il più salubre dei rimedi.
Ne aveva bisogno. E sperava potesse essere d'aiuto anche al suo assistito. Essere costretto a fare quell'intervento, su quel paziente, non gli era piaciuto nemmeno un po'.
Operazioni del genere non erano mai piacevoli, ma doverle fare su un uomo così buono, e vigoroso, e giovane soprattutto, era veramente un pianto anche per lui quando ne eseguiva da chirurgo.
Il dottor Bartolomeo stava quasi oltrepassando il ponte, quando udì il primo singhiozzo.
Si fermò per istinto e prese a voltarsi prima a destra e poi a sinistra, cercando con gli occhi la fonte di quel lamento. Nessuno gli stava davanti, meno che mai nessuno si trovava lungo la stradina appena percorsa che lo separava dalla casa sugli scogli.
I singhiozzi proseguivano, sordi e irregolari, convinti di non essere sentiti.
Il dottore aguzzò le orecchie e capì che provenivano da un'altra direzione. Provenivano da sotto, dal canale. Sbirciando da basso, però, non ottenne controprove migliori. Casualmente, mentre piroettava su sé stesso, tra le assi sbrecciate del camminatoio intravide una macchia rosa carne. Il lamento, flebile, continuava a intercalare nel silenzio della mattina.
Bartolomeo tornò sulla sponda che aveva giusto superato e da lì scese le scale che conducevano al ballatoio, promiscuo al corso d'acqua. Quello che vide lo lasciò allibito.
Il pianto sommesso che aveva udito apparteneva a una ragazza: a una ragazza, nuda, che se ne stava a bagno dall'ombelico in giù, il torace poggiato alla banchina, il volto nascosto tra le braccia. I capelli castano chiari, bagnati, le cadevano sulle spalle e lungo la schiena.
- Bambina! Che cosa ti è successo?  - le domandò il medico con voce rotta.
Lei gli si rivolse contro spaventata, di scatto. Gli occhi colmi di lacrime.
Se pure avesse voluto rispondere, la poverina non ci sarebbe riuscita: la voce, divorata dagli spasmi, sembrava affogata in un oceano di tristezza che i forti e profondi respiri non riuscivano ad asciugare.
Bartolomeo le si avvicinò, piegandosi sulle ginocchia per poterla guardare più da vicino.
- Che cosa ci fai qui? Sei tutta bagnata, hai bisogno di coprirti...
E fece per togliersi la giacca, invitando con gli occhi dolci la giovane a uscire totalmente dall'acqua e ad avvolgercisi dentro.
- Suvvia. Io mi volto, non ti guardo mica! - continuò tentando di rassicurarla.
Ma lei non si mosse di un centimetro.
Solo lo guardò dritto, con quegli occhioni lucidi.
- Perché piangi così? Forza; raccontalo al vecchio dottor Bartolomeo...
Finalmente la ragazza gli rispose, quasi mormorando:
- Perché piango... te l'ho detto ieri mattina; e il giorno prima; e il giorno prima ancora...
L'uomo la rimirò confuso, cercando di ricordare.
- Ci conosciamo? Perdonami davvero, devo essere diventato un vecchio stupido. Ma proprio non mi sembra...
- Non è colpa tua - lo interruppe lei: - È colpa mia.
Il medico la osservava in silenzio, confuso, desideroso di capire.
- Avrei bisogno di piangere! - esplose a un tratto: - E di sfogarmi. Ma anche quest'oggi tu non devi ricordare... -
Puntando i palmi delle mani a terra si diede una spinta decisa e uscì dall'acqua che le nascondeva la parte inferiore del corpo. Bartolomeo non fece in tempo a scansarsi e, senza nemmeno rendersene conto, come nei giorni precedenti, si ritrovò con le sue labbra addosso.
Come nei giorni precedenti, tornato a casa, non ricordò nulla.


Monet - Dolceacqua

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