Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

venerdì 3 febbraio 2017

Che cosa rischiamo - storia di una sirenetta parte 2

"Ti voglio narrare una storia che parla del grande oceano blu
e di una sirena bellissima colta in un grande mistero laggiù..."

Amedeo fu svegliato dal canto dei marinai che si davano da fare già di prima mattina sugli alberi e sul ponte. Per lui era stata la prima notte a bordo di una nave: avendo riacquistati così improvvisamente i sensi, trovarsi disorientato tra le pieghe dell'amaca sottocoperta e dare il buongiorno alle assi del pavimento con la faccia fu un niente.
Il ragazzo si alzò dolorante massaggiandosi la spalla che per prima aveva sbattuto a terra cadendo.
- Bensvegliato, signorino! - lo salutò il mozzo, che stava lustrando il suolo nei pressi della scala che conduceva al ponte.
Amedeo aveva insistito con suo padre affinché gli permettesse di viaggiare insieme all'equipaggio del mercantile, anziché in una cabina privata, di modo da non fargli pesare eccessivamente la sua condizione di passeggero privilegiato.
Il marinaio non aveva usato un tono particolarmente astioso; anzi lo aveva salutato piuttosto divertito. Per via della caduta, è chiaro. Tuttavia, non meno chiaramente, Amedeo percepì che se non voleva essere schizzato dai suoi compagni di stiva doveva in qualche modo "meritarsi" anche ai loro occhi il prezzo del viaggio.
In fondo, non chiedeva di meglio.
Sbadigliò profondamente e si stiracchiò tutto, come crocifisso, e ammirò la mistura di blu che si componeva all'orizzonte tra cielo e mare da una finestra oblò lasciata aperta. Impiegò qualche secondo prima realizzare quanto fosse improbabile, e assurdo, che dall'esterno, e dunque appiccicato alla murata della nave in movimento, ci fosse un visino che lo osservava curioso. Un visino femminile, di ragazza.
- Ma che diavolo...! - sbottò quasi strozzandosi, spalancando gli occhi e irrigidendosi di scatto.
Si avvicinò alla finestra, ma il viso che aveva scorto poc'anzi era scomparso.
Amedeo allora si sporse per indagare meglio lungo lo scafo e nella scia che l'imbarcazione si lasciava dietro, un poco turbato all'idea che qualcuno fosse scivolato tra le onde nell'indifferenza dell'equipaggio e che la campana d'allarme per l'uomo in mare non avesse ancora suonato.
- Ragazzo, non mi sembra un buon posto né un buon momento per tuffarsi insieme ai pesci. Siamo in alto mare, lo sai? - lo ridestò, brusca, la voce del mozzo.
- Certo, certo... - fece Amedeo confuso, grattandosi la testa. Si osservò le punte dei piedi carico di dubbi; quindi trovò il coraggio di rivelare quanto aveva intravisto:
- È che... ah! Possibile che ci fosse qualcuno che ci guardava da lì fuori? -
L'uomo interruppe un istante il suo lavoro e rimirò il ragazzo con circospezione.
- Chi?
- Non so, una persona.
- Hai visto uno dell'equipaggio cadere in mare? Io non ho sentito il tuffo.
- No, no: nessuno è caduto dalla nave.
- E allora che cosa vuoi?
- Sto solo domandando: è possibile ci fosse qualcuno che ci osservava da lì fuori? Perché mi sembrava di avere visto un viso.
- Un viso. E come? Artigliato allo scafo magari? - domandò quello ridacchiando:
- Tranquillo; se fosse stato un pirata lo avrebbero avvistato mentre si avvicinava, no? E credimi se ti dico che, nel caso, né io né te ce ne staremmo qui a perdere tempo a questo modo...
- No, non ho visto un pirata: ho visto una ragazza.
Il mozzo tacque e parve farsi serio.
- Almeno... mi sembrava un viso di ragazza.
- Ragazzo... - lo interruppe allora quello con fare esperto, trattenendo una risataccia grezza:
- Quanto è che non dormi con una donna, eh?
Amedeo si sentì arrossire e, senza nemmeno darsi la pena di rispondere, esplose in un gesto come a cacciare via il pensiero e salì le scale diretto al ponte di comando.
- Tranquillo! Prima o poi ci si abitua! Il rimedio sta nei porti, lo scoprirai! - continuò a strillargli dietro il marinaio ridendo sguaiatamente.
Ma il ragazzo ormai lo aveva lasciato solo.
Quindi quello aggiunse, ridendo tra i denti e più che altro tra sé e sé:
- O magari hai visto una sirena...

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