Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

sabato 4 febbraio 2017

Che cosa rischiamo - storia di una sirenetta parte 3

--> Il viaggio proseguì tranquillamente. Il capitano non era d'accordissimo che Amedeo si mettesse a lavorare insieme ai marinai: in fondo era un passeggero, benché la sua non fosse una nave da crociera. E poi il ragazzo era figlio di un importante diplomatico, il quale gli aveva richiesto il favore personalmente e ricompensandolo bene. Ma Amedeo aveva insistito tanto, e alla fine aveva ottenuto dal capitano almeno il permesso di poter riparare alcune vele. Diceva di saper usare discretamente l'ago e il filo.
Il lupo di mare dovette riconoscere che ci sapeva fare: Amedeo era salito senza problemi sugli alberi e non aveva avuto problemi ad ammainare le più piccole delle sue quadre, né a governare le sartie. Anche con l'ago ricurvo se la cavò egregiamente: infilava punti doppi e precisi che si intuiva avrebbero riassestato la velatura senza fargli perdere vigore.
L'equipaggio tutto prese a guardarlo in modo totalmente differente. Anche perché, ovviamente, emerse la faccenda del disegno. Quando non era impegnato nei suoi lavori di manutenzione, dunque principalmente la mattina e a ridosso del tramonto, Amedeo tirava fuori il cavalletto e le tele; si muniva di una corda e di un vecchio secchio, lo calava in mare e lo recuperava pieno d'acqua salina che usava per mescolare i colori: e dipingeva. In un primo istante questo passatempo aveva suscitato la facile ironia del nostromo, che vedendolo tanto bene assorto dal lavorio col pennello lo aveva provocato, invitandolo a riverniciare un poco il corrimano del cassero. Amedeo non si era lasciato intimidire e, rimediato tra gli attrezzi un pennellone misura 40, aveva eseguito. Gli occhi dei marinai tutti erano rimasti interdetti davanti alla disponibilità di quello che comunque sapevano essere un ospite benestante che si prestava a lavori da mozzo. Dopo lo stupore venne la curiosità e in breve mezzo equipaggio domandò al giovane di essere ritratto. Amedeo si sforzò di accontentare tutti e venne ampiamente ripagato in termini di lezioni nautiche varie: di nodistica, di pesca, di venti, di architettura navale.
Anche il capitano lo osservava, rapito dalla sua educazione, dalla semplice giovialità e dalla capacità di adattamento che il figlio dell'ambasciatore stava dimostrando.
Ma era dal mare che provenivano gli occhi più confusi nell'osservare Amedeo; e più di ogni altra cosa erano occhi meravigliati davanti alle sue tele, attratti da quell'incredibile magia che gli consentiva, pescato un secchio d'acqua, di far apparire figure colorate sulla superficie di una tela. 

 

Nessun commento: