Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

domenica 5 febbraio 2017

Che cosa rischiamo - storia di una sirenetta parte 4

--> Il Re del mare aveva cercato sua figlia a lungo: che fosse una curiosa appena irriverente lo sapeva bene, ma non era da lei scomparire per più di due giorni di fila.
Fu un ippocampo, giunto in esplorazione presso un grosso mucchio di plancton che attirava i lamantini a scoprirlo, e proprio perché udì casualmente il chiacchiericcio quasi incomprensibile di quei grossi cetacei.
Si trattò di una cosa breve, a quel punto, informare il Re del mare e far giungere un cocchio trainato da due delfini a recuperare la sirenetta.
Quando tornò al palazzo della città sottomarina, la giovane fu sottoposta a un vero e proprio interrogatorio da parte del padre.
- Dimmi la verità - la apostrofò il Re Tritone: - sei stata un'altra volta a sbirciare le navi degli umani, non è così?
- Papà, perdonami, è stato più forte di me: nuotavo verso casa, quando mi è passata sopra la testa l'ombra di un veliero. E i mitili appiccicati allo scafo chiacchieravano fitti: erano così eccitati...!
- I mitili! Ah! - il sovrano emise un verso di disgusto: - I mitili sono dei pettegoli! Dicono sempre un sacco di cose senza capo né pinna. E i mitili che si appiccicano alle navi sono i più sciocchi. Evidentemente finiscono per essere influenzati dagli umani che costruiscono le imbarcazioni cui si attaccano. Cosa potrai avere ascoltato di sensato dai mitili?
- Una cosa irresistibile: papà, su quella barca c'era un umano che prendeva il mare per la prima volta. Era così buffo...
La sirena si interruppe subito, coprendosi la bocca con le mani.
- E tu cosa ne sai che era buffo? - le domandò il Re del mare irrigidendosi ulteriormente: - Mica ti sarai spinta in superficie? -
Che sciocca, si era tradita! Come aveva potuto essere così sbadata?
L'anziano tritone continuava a guardare la figlia sempre più torvo, e si vedeva che questa volta faticava davvero a tenere a bada la rabbia.
- Erin, sii sincera. Mica hai nuotato in superficie?
- Papà, ma a me piace nuotare in superficie!
- Ti piace nuotare in superficie? Maledizione, Erin, se proprio non puoi farne a meno vacci di notte, quando gli umani non possono vederti!
- Ma di giorno il sole è così caldo: È bellissimo sentirlo sulla pelle. Non ha niente a che vedere con le nostre correnti marine estive, né con le bolle calde che escono da certi buchi sul fondale...
- Basta! Non voglio ripetertelo un'altra volta: la superficie è proibita. Chiaro?
- Ma perché?
- Perché l'ho detto io! - tuonò il Re del mare.
Pur sapendo che non la avrebbe mai colpita, alla sirenetta venne istintivo di alzare il braccio come a ripararsi. Il Re del mare, che amava molto sua figlia, ebbe dispiacere di quel gesto e per un momento credette di avere esagerato.
- Erin, ascolta... - fece scuotendo la testa contrito: - Vuoi sapere perché non devi salire in superficie? Benissimo. Lo sai cosa succederebbe se un umano ti vedesse?
Erin taceva e si guardava le punte della pinna tenendo il broncio.
- Te lo dico io - proseguì il tritone: - correrebbe a prendere una fiocina e tenterebbe di arpionarti. Ti pescherebbe come un qualsiasi tonno e finirebbe per farti molto male, nel migliore dei casi. E non farmi immaginare l'eventualità peggiore, ti prego.
- Ci sono dei colori incredibili con il sole, specie quando sembra finire nell'oceano. Tu lo sai questo papà? - fece di rimando la sirenetta senza guardare negli occhi il genitore:
-  Ci sono delle volte, quando il sole tramonta e quando sorge, che il cielo si riempie di colori incredibili. Sono diversissimi da quelli delle nostre stelle marine o dei nostri coralli più belli. E cambiano continuamente. E quell'umano, quello giovane che veniva per la prima volta in mare... -
Suo padre si stava innervosendo di nuovo e aveva ripreso a guardarla spazientito. Erin se ne rese conto e per contro prese a parlare più veloce:
- Quell'umano, sì, lui faceva del mare... cose. Prendeva l'acqua di mare, con un secchio, e ne tirava fuori i colori. Infiniti colori, sempre diversi, come il cielo. Gli altri umani li ho visti sempre pescare, come dici tu: tirare fuori qualcosa che non gli apparteneva.
Quasi si commuoveva a raccontarlo. Per darsi forza tirò al Re un'occhiata di sfida:
- Sai dirmi come potrei avere paura di un umano che dal mare pesca solamente cose che il mare non aveva?
Suo padre la guardò duro:
- La superficie è proibita.
E se ne andò, lasciandola sola. 


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