Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

mercoledì 8 febbraio 2017

Che cosa rischiamo - storia di una sirenetta parte 7

--> Il figlio di un ambasciatore non poteva dipingere. Proprio no. Almeno, non poteva fare della pittura la sua attività primaria. Il padre di Amedeo non avrebbe mai potuto raccontare, in ambasciata, che il suo ragazzo era un semplice pittore.
Quindi fece di tutto per creargli intorno una compagnia di spedizioni. Roba grossa: olii, vini, spezie, confetture... tutta roba che dall'entroterra della madrepatria avrebbe potuto partire via mare verso tutti i porti del mondo. Con le sue conoscenze e con il suo denaro non fu particolarmente difficile allestire un'impresa del genere. E con la sua autorità non fu particolarmente difficile nemmeno convincere quella testa vuota del figlio che questo era ciò che avrebbe dovuto fare, e basta.
Amedeo accettò, ma pose al padre una condizione. Dove porre la base di tutte le operazioni lo avrebbe deciso lui. L'ambasciatore acconsentì. Salvo poi mangiarsi le mani, quando scoprì che Amedeo, piuttosto che il porto di una grande città, aveva eletto a sua nuova dimora un'insenatura semi-sconosciuta e di poco conto come Cresa. Cresa del Mare: un paese piccolo e insignificante, una spelonchetta di terreno miracolosamente ricavata da una montagna che scendeva precipitata tra le onde. Si oppose a questa scelta, altroché. Ma davanti all'irremovibilità del suo ragazzo, persino lui dovette arrendersi.
Dovette arrendersi anche alla seconda condizione che Amedeo gli pose; anche se, rispetto alla prima, era davvero una questione di poco conto: suo figlio aveva preteso di viaggiare su un mercantile, e non come ospite d'onore, ma insieme all'equipaggio del suddetto. Rispetto alla scelta di Cresa, quest'ultima era apparsa all'ambasciatore solo come l'ennesima trovata di un figlio davvero molto bizzarro che, a quanto pareva, ne inventava di tutti i colori per far imbufalire suo padre.
Fu così che Amedeo giunse a Cresa del Mare. Amò quel paese da quando, l'ultima mattina di navigazione, lo scorse all'alba per la prima volta dal ponte di comando: non era che un piccola macchia nel verde della montagna; l'aurora in controluce non permetteva nemmeno di vederla perfettamente, ma colorava il mare di rosa come un confetto nuziale.
I contorni delle case e la sagoma del campanile diventarono visibili distintamente solo qualche ora dopo.
Era una domenica. Il golfo, nel giorno di festa, si costellava di tanti puntini abbronzati, di tanti bagnanti che si contendevano lo spazio nel gioco infinito delle onde.
Tempo una decina di minuti e il bastimento avrebbe ormeggiato, quando Amedeo fu attratto da uno di quei puntini, di quei bagnanti, che se ne nuotava al largo, piuttosto isolato rispetto a tutti gli altri.
Il figlio dell'ambasciatore si trovava nei pressi del bompresso e fu il primo a rendersi conto che la sagomina di quel nuotatore intrepido apparteneva a una ragazza. Si sporse il più possibile a osservarla meglio: aveva sottili capelli castani e spalle forti. Doveva averle, per potersi spingere così lontana dalla riva e resistere alle correnti con la naturalezza che dimostrava. Ugualmente forti e toniche dovevano essere le sue gambe, pensò Amedeo con un sorriso.
Quando la nave le fu vicina due dozzine di piedi, anche lei guardò curiosa verso la cima della murata e il suo sguardo si incrociò per primo con quello di Amedeo.
Lui ebbe una sensazione come di già noto, nonostante la distanza che li separava e che non gli consentiva di vedere per bene i dettagli del suo viso. Prese a camminare lungo la murata, in direzione del castello, senza distoglierle gli occhi di dosso. Anche lei, dall'acqua, sembrava essersi immobilizzata e non avere fatto altro che guardare lui.
Ma magari era solo un'impressione.
Poco dopo attraccarono a Cresa.
Amedeo si congedò dal capitano e si sincerò che tutti i marinai che aveva ritratto durante la traversata avessero ricevuto il proprio quadretto.
Quindi si diresse alla capitaneria di porto, dove fu ricevuto come una vera autorità.
Suo padre aveva predisposto le cose a puntino, come suo solito: ad attenderlo, all'interno della capitaneria, c'erano il sindaco e il medico del paese, l'anziano e affabile dottor Bartolomeo.
Qualche frase cerimoniosa di benvenuto, alcuni auguri per l'avvio della nuova attività commerciale che si sperava avrebbe portato guadagni a tutti e poi, finalmente, lo condussero alla sua nuova casa, una piccola costruzione intonacata di magenta a ridosso della scogliera, al termine di un sentierino selciato appena fuori dal resto del paese.
Preso possesso dell'abitazione, che era già stata arredata con semplicità, Amedeo ci mise poco a scoprire la caletta nascosta oltre gli scogli. Si doveva salire un poco per il promontorio cui la casetta era quasi incastonata per il lato est. Quindi il sentiero si biforcava: da un lato saliva ancora, a seguire il profilo dei monti lungo la costa; dall'altro scendeva, scolpito nella roccia, e con l'inserto di un doppio corrimano rigido, metallico, di scalino in scalino arrivava fino a una piccola conca mista di sabbia e di alcuni ciottoli grandi come uova.
Al calar del sole della sera stessa si trovava lì, con il cavalletto e i pennelli, a replicare su tela i riflessi che il tramonto colorava sulla parete dell'insenatura.
Terminò il lavoro e se lo rimirò soddisfatto. Stiracchiò le braccia tendendole verso il cielo con le mani unite e con i piedi ben piantati a terra, larghi, eseguì un paio di circonduzioni del bacino. Voltandosi, si accorse che qualcuno lo stava guardando.
Sdraiata in acqua, dietro la striscia di scogli bassi che proseguiva per qualche metro radente la superficie del mare, stava una ragazza. Lo osservava attenta e silenziosa, negli occhi un'espressione piacevolmente rapita.
Amedeo la riconobbe immediatamente come la bagnante di quella mattina. Da vicino risultava carina, davvero molto carina, come aveva immaginato.
- Ciao - le fece rivolgendole un'ampio sorriso che la fece arrossire.
- Ciao - rispose lei distogliendo rapidamente lo sguardo.
- Stai sempre a nuotare tu?
La ragazza assunse un'espressione decisamente imbarazzata che colpì Amedeo, facendogli provare una strana tenerezza.
- Scusa, non volevo metterti a disagio. È che ti ho visto questa mattina; e ho pensato che dovevi saper nuotare davvero molto bene per startene così al largo tutta sola.
- Sì, è vero - confermò lei senza restituirgli lo sguardo. Poi, dopo qualche momento di pausa, aggiunse:
- Anche io mi ricordo di te, sulla nave.
Tacque nuovamente. E nuovamente aggiunse, non senza esitazioni:
- Guardavi quel paese molto affascinato.
- Quel paese: tu non sei di lì?
- No, non sono di lì.
Amedeo sollevò il sopracciglio incuriosito.
- E da dove vieni allora? Non ci sono altri centri abitati da qui a diversi chilometri.
Lei deglutì e prese a voltare il capo tutto intorno, nervosamente.
Amedeo comprese che era meglio non insistere.
- D'accordo, d'accordo. Non sono fatti miei.
Si sforzò di indirizzarle un sorriso il meno invadente possibile. Non era facilissimo. Nonostante si riparasse dietro il muro degli scogli si poteva intuire che non aveva niente addosso.
- Che cosa fai qui da solo? - domandò lei, a rompere il silenzio.
Lui allargò le braccia con semplicità.
- Dipingo.
- Che cosa?
- Questo posto. Quest'ora. Sai, sono affascinato dalle luci e dai riflessi che producono, sul mare e sulle rocce... e nel cielo, chiaramente.
- Ma come fai?
- A fare cosa?
- A tirare fuori i colori.
Amedeo la guardò incuriosito.
- Scusa, non ti capisco.
- Ho visto che intingevi quello stiletto in acqua: come fai a tirare i colori fuori dal mare?
Finalmente lui capì. E sorrise. Stupito dalla sua ingenuità, sincero, sorrise.
Staccò la tela che aveva appena concluso e ne posizionò una nuova sul supporto. Quindi tirò fuori dall'astuccio un pennellino che non aveva ancora usato e lo fece scorrere un paio di volte a vuoto sul piano del quadretto, che ovviamente rimase immacolato.
- Lo vedi da te. Questo pennello da solo non ha colori. I colori starebbero qui, su questa tavolozza - spiegò mostrandole il piano dove raccoglieva i suoi pigmenti:
- Ma finché questo pennello resta rigido, impettito sulle sue, non li convince mica a venirgli appresso.
Provò a spalmare il suo attrezzo tra i pigmenti e poi a disegnare una linea. Ancora bianco.
- Il segreto sta nell'acqua. Ma nemmeno l'acqua da sola è sufficiente - continuò a spiegare.
Attese che un'onda gli arrivasse vicino e le fece bagnare la punta del pennello. Ripeté l'operazione e, per la terza volta, sulla tela non apparì nulla.
La ragazza lo seguiva incantata, con le labbra spalancate.
- Nessuno, da solo, ottiene risultati. Ma se li convinci a essere una cosa sola, invece...
Amedeo bagnò di nuovo le setole e andò a cercare il blu più deciso a sua disposizione. Lo amalgamò con sapienza alla punta del suo attrezzo e quando fu soddisfatto andò a farne incontrare la punta con la superficie della tela. E tracciò una linea, dall'estremità di destra fino a quasi il centro del quadro.
La ragazza non trattenne un sospiro di stupore.
- Allora, mi sono meritato di conoscere il nome di una così brava nuotatrice? - domandò a quel punto Amedeo con un'espressione volutamente buffa.
Lei si mise a ridere piano, educata.
- Erin. Mi chiamo Erin.
- Erin... bel nome! Io sono Amedeo. Erin, vai di fretta? Se tu potessi... - disse abbassando la voce, facendole cenno di aspettare, di rimanere ferma, mentre lui indietreggiava un poco.
- Se tu potessi aspettare ancora un poco... ecco, dovresti appena spostare il braccio, così... - proseguì rapito da un'idea, mostrandole la posizione che desiderava assumesse.
Erin non capiva cosa volesse fare, ma pure era tanto incuriosita e dalla voce appena arrochita di Amedeo non percepiva alcuna minaccia. Se ne sentiva in una certa misura attratta, anzi, perciò eseguì quanto le era stato chiesto. E lo guardava con una confusione scorgibile che non aveva mai provato prima, ma che scopriva le piaceva tanto.
Amedeo non aveva occhi che per lei: tracciando le sue linee, le sue forme, cercava e sperava in una qualche misura di riuscire a scorgerne il carattere, i gusti, i pensieri, e di riuscire a farli trasparire. Ma come si può rendere, in un'immagine statica, il continuo saliscendi della gola e il gonfiarsi ciclico delle coronarie in un deglutire di emozioni? Come si disegnano due occhi quando palpitano e tremano? Amedeo si mordeva le labbra fin quando non azzeccava un'impressione esattamente come la desiderava: allora smetteva di massacrarsele e cominciava a succhiarle, quasi si nutrisse delle sole idee spalmate sul ritratto.
Disegnare il carattere delle onde e del tramonto, per concludere degnamente il suo lavoro, fu una faccenda davvero secondaria e a quel punto decisamente molto meno impegnativa. Avendo fissato un soggetto come quella ragazza, le onde che la avevano portata alla riva non potevano che essere generose e insieme mansuete, mentre il tramonto non doveva fare altro che riflettere l'emozione dei suoi occhi: tremolante e inalterabile, di un colore corallino tra il viola e il verde.
- Eccoti qui - le fece Amedeo tutto soddisfatto mostrandole il quadro concluso.
Erin non sapeva cosa dire e si limitava a sorridere come una bambina.
Amedeo si alzò e si diresse verso di lei con la tela sottomano. Erin si ridestò da quello stato di dolce assuefazione appena in tempo:
- Fermo! - gli gridò.
Lui si bloccò immediatamente, uscendo a sua volta da una specie di sogno.
- Scusami... è che sono nuda. Lasciamelo lì sulla sabbia, lo prenderò quando sarai andata via.
Amedeo si diede dello sciocco: ecco perché gli aveva intimato di non avvicinarsi così bruscamente.
- Mica te ne andrai via a nuoto, spero... non a quest'ora almeno.
- Ho lasciato i vestiti su uno scoglio più alto, oltre la spelonca. Poi prenderò il sentiero del monte - fece lei sfuggente.
- Ti rivedrò?
Trattenero il respiro, entrambi.
- Lo spero tanto - rispose lei infine.
- Dove? E quando? - domandava lui divorato dal desiderio.
- Questo sarebbe un bel posto, non trovi?
- È vero.
- Tornerai qui a dipingere?
- Tornerò qui a dipingere tutti i giorni.
- Allora ci rivedremo presto. Credo più spesso al tramonto, però.
- Mi sta bene. Allora lo prometti?
- Hai detto che tornerai a disegnare tutti i i giorni. Tu pure lo prometti?
- Lo prometto.
- Lo prometto anch'io.
- Buonanotte Erin.
- Ci vediamo presto Amedeo. 


Renoir - Donne e bambini in riva al mare

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