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giovedì 17 novembre 2011

Waterloo a Roma


Waterloo è stato presentato anche qui, a Roma. Nella simpaticissima location di Forte Fanfulla, davanti a un (solo numericamente) esiguo pubblico, Fabrizio Coppola ha suonato per un'ora e mezza, la notte di mercoledì 16 novembre.
Waterloo: un titolo su cui l'artista lavorava già da un paio d'anni, oggi più che mai stranamente attuale. E, come a sottolineare tanta disattesa attualità, dalle 21:47 del sabato 12 di Novembre, nell'anno del Signore 2011, Respirare Lavorare, uno dei singoli di lancio dell'album sopra citato, è in free download. Clicca qui!

Note positive della serata:
1) finalmente abbiamo l'indirizzo di Psycho, il celeberrimo negozio di musica a Milano. La rivelazione giunge per gentile concessione dello stesso Coppola: via Zamenhof, 2. Perciò, da oggi in poi... guai ad andare a Mediolanum senza farci un salto!
2) sempre il suddetto artista, ancora per gentilissima grazia e concessione, dopo aver saputo che ero salito in terra padana al fine di trovare, nel suddetto negozio, una copia di Last Night On the Earth dei Junkyards, ha fatto quanto segue: prima mi ha dato del pazzo. Poi mi ha regalato il disco. Oggi, dunque, chiusa con the Junkyards.
3) Tre anni dopo la famigerata serata al Contestaccio, durante la quale dovetti battere ritirata senza poter ascoltare nemmeno l'ombra di una nota, sono riuscito a seguire un Concerto di Fabrizio Coppola per intero. Miracoli della patente di guida: impensabile a 16 anni tornare a casa dalla Prenestina dopo la mezzanotte (almeno, impensabile per i miei...)!

Ed eccoci, quindi, con il Cantautore milanese al cui concerto NESSUNO mi ha voluto accompagnare. Banda di dilettanti!...
Se non fosse chiaro, il cantante è quello con la barba; il poeta sta a sinistra...















P.S.: è chiaro che l'interpretazione è un dato puramente soggettivo: Ergo, dovete scegliere un punto di osservazione ben preciso prima di collocare destra e sinistra. E, prima ancora, dovete decidere se il detto "sta a sinistra" abbia valenza politica o spaziale. O tutte e due.


sabato 26 dicembre 2009

Canzoni che mi uccidono - 2 - La città che muore -

A molti non piace questo periodo dell'anno; io lo adoro.
E non è per le feste, sia chiaro! Anzi, se non fosse per lo svacco che ne deriva, le feste sarebbero i momenti più deprimenti di questo tempo primo invernale.
E' che mi piace uscire di casa il pomeriggio, verso le 5:30/6:00, e trovare l'oscurità, le strade illuminate dai lampioni. Quando poi, verso marzo-aprile, la luce torna giorno per giorno a mostrarsi sempre più, allora mi intristisco.
Un attimo però: questo non vuol dire che non mi piaccia l'estate, quando prima delle 9:30/10:00 non è notte! E' solo che sono un border line; non sono capace di mezze misure... Ed è così che in questi giorni, non freddi come ci si aspetterebbe, passeggio.
Non mi piace stare chiuso in casa, e poi verso le 6 ho spesso voglia di fumare. E di rollare. Poche cose mi rilassano come una sigaretta al drum alle 6... forse solo una sigaretta al drum alle 8, o a mezzanotte...

Da un po' di tempo il traffico sulla tangenziale, vicino casa, non è più lo stesso.
... Sarà che hanno modificato un po' i percorsi a causa dei lavori; resta il fatto che le vetture scorrono più veloci. Più veloci. Più veloci ancora. Perchè è di questo che c'è bisogno: di velocità. Tutto va di fretta, tutti di fretta. E a poco a poco ci si scorda di essere umani.
Non è facile essere uomini e donne, vivere la propria umanità insomma, in un mondo che vuole tutto subito. E veloce. Più veloce.
Mentre penso a tutte queste cose insieme, solitamente arrivo in cima a una salitella: da lì vedo le montagne fuori Roma, quando il cielo è limpido, e più vicine, le borgate. Mi arrotolo un'altra sigaretta e faccio ripartire la canzone che ho appena finito di ascoltare. Le primissime parole cominciano sin da subito a imprimere il loro ritmo anche nel mio cuore.

Si capisce dall'odore
questa è la città che muore

Accendo la sigaretta. Il tabacco riempie subito i polmoni, dal primo tiro. Guardo la tangenziale, a pochi metri da me: la città che muore. Muore senza accorgersene, proprio perchè ha perso l'identità umana che aveva. O che, almeno, dovrebbe avere. Il mondo è cattivo. Guardo in alto, verso una finestra. Valuto velocemente che l'averlo capito prima degli altri, e ora che sono giovane, non mi rende certo speciale.
Continuo a essere un perdente del cazzo. Continuo a guardare quella finestra. La voce continua a cantare.


Questa è la città che muore; ma non preoccuparti amore:
io ti solleverò fin quando le mie gambe reggeranno...