venerdì 14 giugno 2013

Monografie dallo schermo #7 - Han Solo


Sono il Comandante del Millennium Falcon, una bagnarola perennemente guasta che spaccio per la nave più veloce della galassia, in grado di seminare persino gli incrociatori imperiali... perché è questo che racconto. La verità è che sulla mia testa pende una taglia così grossa che tutti i cacciatori dello spazio, Bova Fett in testa, sono sulle mie tracce: alla fine Jabba the Hutt si è stancato di avere alle sue dipendenze un contrabbandiere mediocre come me, pronto a scaricare nel nulla cosmico le più preziose merci al primo segnale di pericolo.
Ma un giorno, a Mos Esley, mentre me ne stavo seduto a un bar insieme a Chewbecca, il mio migliore amico wookie, mi si è presentata un'occasione facile facile, che pareva venire apposta per cancellare tutti i miei debiti. Un  "carico" di appena quattro esseri: un ragazzo, due droidi e un vecchio. Non potevo immaginare quanto sarebbe cambiata la mia vita, da quel momento.
In seno alla ribellione è venuta fuori la mia naturale stoffa del capo e, nonostante l'aria da canaglia e l'inossidabile boria che mi accompagna, a furia di tirarla fuori dai guai sono riuscito pure a far innamorare di me una principessa. Però, solo quando il cane dell'imperatore mi ha fatto congelare nell'azoto, lei si è dichiarata, finalmente! Io, con la mia imperturbabile faccia da schiaffi, le ho risposto che già lo sapevo.



Han Solo, Star Wars (1977 - 1983)

mercoledì 5 giugno 2013

poesie sparse... 32



mi piace la mattina se ti aspetto
se resto assorto nella condizione
del dubbio - dove inizi l'orizzonte
mi piace udire il brontolio sommesso
di macchine e motori andare pigri
e alzare gli occhi e mettermi a contare
le nuvole gli uccelli le ombre i pruni
provare se tra l'afa scorgo i monti
mi piace il sole sopra il marciapiede
sbirciare i bus di là tenendo il conto
pensare che magari stai tornando
o che, al contrario, ancora stai dormendo
la brezza picchiettare appena il collo
le foglie smosse e la cenere inerme
mi piace che la testa all'improvviso
scarti di lato faccia capolino
quando ha il sentore di quei tuoi passetti
tutti in avanti un po' disordinati
di te il prurito lungo le mie mani
di quel respiro teso ma smorzato
di un cuore che d'un colpo si riavvia
pronto al sordo fruscio dei tuoi capelli
In tutto questo pianto le radici
tra cose che non posso dire mie
che sono unitamente casa esilio
stupore lontananza Itaca e mare





Poesie sparse... 32 è riportata così come è uscita dalla penna 
sul taccuino rotondo con il disegno di Goya.
Non c'è punteggiatura, perché nella versione originale non c'era: 
i pensieri veramente originali, o quantomeno sinceri al 200%, a quanto ne so, non hanno punteggiatura; 
non soggiacciono alle volontà razionali della grammatica, né della logica.




mercoledì 29 maggio 2013

Monografie dallo schermo #6 - Jack Harper



Il mio nome è Jack Harper, ma i droni preposti alla difesa dei convertitori dell'energia terrestre mi identificano come Tech 49. L'anno in cui vivo è il 2077: come tutti gli altri addetti al trasferimento della razza umana su Titano ho subìto un'iniezione che mi ha fatto dimenticare ogni cosa che abbia visto prima di questo lavoro. Del mondo dovrei sapere solo ciò che mi hanno detto: che c'è stata una guerra con un invasore alieno, gli Scavengers, all'incirca nel 2017; che abbiamo risposto all'attacco facendo l'unica cosa che dovevamo fare, ossia usando il nucleare; che abbiamo vinto, seppure al prezzo dell'inabitabilità su questo pianeta; che il mio incarico qui si esaurirà tra poche settimane.
Eppure ho usato il condizionale. Una scelta linguistica ben precisa, non rispondente solo al fatto che, nelle mie missioni, tenti di trafugare quanti più libri possa al fine di non dimenticare la storia della mia specie. No: ho detto volutamente "dovrei sapere solamente" invece di "so solamente" perché, seppure a sprazzi, conservo dei ricordi della mia vita prima dell'iniezione, prima addirittura della guerra. Sono ricordi che non dovrei avere e sono solo miei. Perché Vicky, la mia operatrice, non si pone le mie stesse domande. Non ha la mia curiosità, le mie premure fuori dagli schemi, le mie angosce. Perché, sopra ogni altra cosa, ce ne è una che davvero non capisco; c'è un'angoscia particolare, suggeritami da un fiore cresciuto su un pianeta che dovrebbe essere lercio di radioattività: se davvero abbiamo vinto, perché siamo noi a dovercene andare?


Jack Harper; Oblivion (2013)

mercoledì 8 maggio 2013

Monografie dallo schermo #5 - Michael Corleone


In fondo, gli affari non sono che un'asta: si tratta solo di fare offerte che non si possano rifiutare. E' semplice. Definire cosa sia lecito e cosa no, d'altro canto, è una banale questione di punti di vista.
Un capitano di polizia corrotto non è forse un nemico della Legge più pericoloso di me che lo compro?
Perché è di questo che si tratta: salvaguardare i propri interessi e mantenere la pace. Se necessario, fare la pace. Possibilmente, alla maniera dei Romani. Creando il deserto dove erano i nemici.
Ma non preoccuparti: se il tuo business non ha niente a che vedere con il mio non potrà esserci inimicizia tra noi. L'importante è, sempre, che mi si porti rispetto. A me e alla mia famiglia: la mia seconda parola d'ordine, l'altro grande motivo della mia esistenza.
Quindi pondera bene le parole e fai attenzione a cosa guardi e come: perché noi siamo siciliani e la nostra è una razza astiosa che si porta odii e rancori appresso da più di duemila anni.
Ma, nonostante la nostra terribile potenza, quando non veniamo ammazzati, di solito moriamo soli e inermi, abbandonati in un cortile di aranci.

Michael Corleone; Il Padrino (1972, 1974, 1990)

sabato 27 aprile 2013

Monografie dallo schermo #4 - Tom Booker



Ho studiato ingegneria e vissuto a Chicago, da giovane. E mi ci sono pure sposato, a Chicago, con una musicista di lì che suonava Bach in modo tale da farmi credere che non si potesse ascoltare nulla di così meraviglioso... Ma il mio matrimonio ha fatto in fretta a naufragare; così sono tornato all'ovile, nel senso più letterale del termine, mettendo definitivamente le radici presso la fattoria della mia famiglia, nel Montana. Banalmente possiamo dire che è stata la vita a mostrarmi, con le cattive, quale fosse davvero il mio luogo e se mi incontraste, per caso, su una piccola dimenticata strada di provincia mi prendereste per il classico rude cowboy che sono: ma questa, in fondo, è una maschera, seppure molto ben portata.

Hanno pure scritto degli articoli su di me, per alcune riviste specializzate. Dicono che io sia un "horse whisperer", uno che sussurra ai cavalli cancellandogli i traumi e le cicatrici dell'anima. Niente di più falso. Sono semplicemente uno cui la vita ha insegnato che non si può avere tutto e che, comunque, niente si può avere subito. Invece, è lecito affermare che abbia una gran pazienza, questo sì, e che tratti i cavalli come fossero persone. Per questo, quando Annie mi ha fatto conoscere Grace e Pilgrim, mi sono detto che, sì, un cavallo dal muso tumefatto e una ragazzina quattordicenne rimasta senza una gamba avevano i loro sacrosanti motivi di essere spaventati e arrabbiati con il mondo e che, perciò, anche loro meritavano una chance. 
Annie però è una donna sposata e suo marito è un uomo buono: le ho concesso solo l'emozione di un tramonto e del vento tra i capelli durante la nostra unica cavalcata insieme.

Tom Booker; L'uomo che sussurrava ai cavalli (1998)

domenica 21 aprile 2013

Monografie dallo schermo #3 - Jack Sparrow


Le mie mani sono piene di tatuaggi, porto una barba che da qui a breve farà tendenza e ho gli occhi profondi e smaliziati di chi ha visto abbastanza da capire che ogni patto ha la sua scappatoia e che, perciò, ogni legge, per quanto sacra essa sia, può essere elusa. 
Sono il Capitano della Perla Nera, la nave più veloce dell'oceano caraibico: tengo a essa decisamente più che a una donna. 

Il mio modo di essere pirata è alla vecchia maniera: sono spaventosamente attaccato al Codice; ma, anche qui, dovete saper leggere sulle mie melliflue labbra la parola "attaccamento" più che altro come "traccia da seguire" e non come rigida e tacita osservanza di un precetto.
Certo, il mondo sta diventando lentamente un posto troppo piccolo; ma dalla mia ho il vantaggio di non essere veramente ancorato a nulla che non sia me stesso. E non ho paura del domani, perchè ho con me una bussola dei desideri che mi farà veleggiare ancora e ancora oltre i confini del mondo e oltre i confini del mare.

Jack Sparrow; Pirates of the Carribean (2003 - 2011)

mercoledì 10 aprile 2013

Monografie dallo schermo #2 - Neo


Ho vissuto in un mondo artefatto di cui riuscivo appena a percepire le brutture e gli inganni. Ho scoperto quanto la realtà fosse una finzione abilmente rappresentata allo scopo di ingannare le menti di un'umanità lobotomizzata solo dopo aver seguito un coniglio bianco fino ai locali notturni dei bassifondi. Così, proprio come Alice, mi sono catapultato in un'esplosione di sconcertanti "meraviglie" che, con il tempo, ho imparato a ricreare o a plasmare da zero secondo i miei desideri.
Sono sfuggito ai terribili agenti guardiani del sistema che per più di venti anni mi ha tenuto prigioniero e alle più grottesche proiezioni del vizio per scoprire, quasi alla conclusione del mio percorso, che ogni inizio ha una fine e che ogni singola scelta, anche la più "insignificante", può alterare radicalmente il risultato dell'equazione del destino.

Neo, the Matrix (1999)