domenica 6 luglio 2014

Monografie dallo schermo #17 - Alex Wyler & Kate Foster from the Lake House



Una radiosa promessa dell'architettura e un coraggioso medico in formazione. Abitiamo nella stessa incredibile casa sul lago e siamo pazzi l'una dell'altro. Eppure non ci siamo mai incontrati, fatta eccezione per un paio di frettolose parentesi che ci hanno visti vicini; talvolta vicinissimi, senza però che ci riconoscessimo davvero. 
Due anni ci separano, nel senso più assurdo e inaccettabile. Io sono Alex, e vivo nel 2004. Mi chiamo Kate; a quanto ne so siamo nel 2006 da parecchi mesi.
Il progetto lontano dal tempo e dallo spazio di un architetto trombato negli affetti si mostra, con questo inconcepibile edificio, in tutta la sua affascinante incompletezza; ed è probabilmente per questo che ci piace tanto. Questa casa simboleggia la proprietà, il contenimento e il controllo; ma non il contatto. Complici una cassetta della posta sicuramente un po' magica che ci permette di comunicare e una cagnetta di nome Jack che dorme come un umano, abbiamo costruito un rapporto solo all'apparenza costituito dal semplice scambio epistolare, ma in realtà riempito da lunghe passeggiate per la città, da scritte sui muri che abbattono le stagioni, da soste sotto la pioggia all'ombra di aceri spuntati rigogliosi nell'improvviso di due anni... e da Jane Austen, dalla persuasione che lentamente erode persino le certezze più orgogliose e che fa vincere, a dispetto del tempo e della logica, l'ineluttabilità di certi sentimenti, di certi destini. 



Keanu Reeves & Sandra Bullock 
performing
Alex Wyler & Kate Foster ; 
the Lake House -  La casa sul lago del tempo (2006)




Nota alla lettura: ovviamente il colore blu è per il personaggio di Keanu Reeves, mentre il rosso va attribuito a Sandra Bullock. 
Si è trattato di un esperimento, quello di far parlare due personaggi nella stessa pagina, nello stesso discorso, senza interromperne la continuità. Il risultato a me è piaciuto.

martedì 24 giugno 2014

Poesie sparse... 44 - Il matrimonio


Specchio del mondo il cielo ha i suoi colori
e li riflette in certe circostanze:
nella bellezza semplice del sole
con il pensiero ai campi già ramati
oppure con un refolo d'estate
che dà sollievo ai corpi nei vestiti
Ma il cielo più profondo lo si scopre
dentro a due occhi quando brilla al dito
la tua promessa e dici che è per sempre...


a Rodo & Vale

giovedì 19 giugno 2014

Poesie sparse... 43



Queste ombre che depositano gli occhi
si sono assecondate a malincuore
e dentro al cono lasciano un odore
di pioggia e marcio come una poltiglia
Adesso che è in ritardo primavera
si sveste a mitigare i mal di gola
e sembra quasi voglia far vedere
che niente è capitato per davvero.


lunedì 2 giugno 2014

Monografie dallo schermo #16 - Ivan Benassi from Radiofreccia

Il nome ha poca importanza dal momento che, dalle mie parti, tutti mi chiamano Freccia. Devo questo soprannome a una curiosa e appariscente voglia che mi campeggia sulla testa, spostata a destra, proprio dove inizia la stempiatura. 
Nonostante sia più vicino ai 30 che ai 20, il mio mondo è rimasto quello di una provincia italiana come tante, da vivere con una spensieratezza prossima alla delinquenza e al vandalismo. 
Sono gli anni '70: l'eroina sta arrivando persino qui a mietere stronzi a fiaschi e, finalmente, esistono le FM. In realtà io faccio l'operaio: quello che si è innamorato davvero di queste onde invisibili, in grado di attraversare il vuoto come il cemento, è Bruno. E però questo della radio è, non dico un mondo, ma un sistema che mi affascina subdolamente l'inconscio. Cioè, di notte, se proprio non riesco a dormire e il lambro è finito, non è che mi piaccia, però mi riesce naturale infilarmi una sigaretta tra le labbra e le orecchie tra i cuffioni e starmene lì a parlare, come in una confessione, dell'unica grande Inter, dell'inflazionata voglia di fuggire, della merda che ti fa mangiare la vita... e di quell'altra grande merda; l'ero, ancora lei: di come sappia portare un uomo a farsi fuori da solo, lentamente, nel giro di una notte, facendosi una paglia mentre si gusta i falò di due macchine rubate. 

Stefano Accorsi performing Ivan Benassi; 
Radiofreccia (1998)

sabato 26 aprile 2014

Mamma, yashal e I Giganti


La mia mamma ci ha lasciati.
26 aprile 2014, h 23.30.

Piango tutte le lacrime che fino a pochi giorni fa restavano invisibili, nel cuore, ma che non si esprimevano... Ci saranno angeli che le porteranno via, direbbe qualcuno.

Già; perché oltre a piangere a scatti, intermittente come il lumicino di una ambulanza, c'è una altra cosa che riesco a fare. Ascolto "Yashal" e "Una poesia anche per te" di Elisa. Non riesco a farne a meno.

Yashal, una parola Navajo che, se ho ben capito, dovrebbe significare più o meno "viva la vita"...

Perché la mia mamma, banalità delle banalità, ma non per questo meno vero, amava la vita, la amava disperatamente e l'ha amata fino a quando le è stato concesso. Lei aveva tanti progetti e tante cose da fare. Lei sì. Lei voleva tanto accompagnarmi a un concerto dei Rolling Stones; credevamo che quella del Circo Massimo sarebbe stata una splendida occasione per goderceli insieme. Io avrei voluto portarmela dietro ad ascoltare dal vivo Elisa; ma era già troppo, troppo debole...

C'è una poesia che scrissi al termine della scorsa estate; quando le venne diagnosticato il tumore. Si chiama "I giganti". Ne trascrivo la prima stesura... :

Qui attorno già lo spazio si è ristretto
non stanno i libri più sul tavolino 
e lavorare stanca e si fa duro. 
Di là si mostrano una buona volta i clivi
e quell'arsura che ci ha intossicati 
svanisce e porta via l'indefinito: 
noi ci scopriamo più tristi e più soli. 
Come giganti stiamo per un mondo 
sottodimensionato, preparati 
a sopportarne il grave sulle spalle 
Ché dove siamo non si torna indietro. 
Questo alla lunga è il peso dei ricordi: 
un trauma che si forma mentre vivi.



Una poesia anche per te. Questa è la mia poesia per mia madre.
Questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve.

Questa invece è Yashal. Di seguito il testo.




I've tried and I've tried to forget about you 
Just little lies for myself 
And you.. you were innocent and true as can be, 
And now you are not here with me 

I've tried and I've tried to forget about you 
Just little lies for myself 
You were innocent and true as can be, 
And now you are not here with me 

I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
I need to know that you'll come back to me... back to me.. 
And you'll come back to me 
In my arms 

Your name is Yashal 
Strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 
Your're strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 

Yashal… 
Yashal… 
Yashal… 

I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
But I need to know 
That you'll come back to me... 
In my arms 
Oh, you'll come back to me (back to me) 

You're name is Yashal 
Strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 
Strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 

Yashal… 
Yashal… 
Yashal…

sabato 19 aprile 2014

Niente di nuovo sul fronte orientale - da Hitler a Putin


1933: Adolf Hitler fa votare al Reichstag il decreto dei Pieni poteri. L'esperienza democratica nella repubblica di Weimar, in Germania, si conclude ufficialmente con questa data.

Nello stesso anno, in Austria, il primo ministro Dollfus passa alla prassi di "governo per decreto": con questa mossa mette sì fine al parlamentarismo; ma, pure, limita le pretese degli austriaci nazisti.

Il 25 luglio del 1934 Dollfus viene assassinato.

Nel marzo del 1938, e per esattezza il giorno 12, avviene l'Anschluss, l'annessione dell'Austria alla Germania. Le popolazioni tedesche convergono in un unico stato, nonostante l'articolo 80 del Trattato di Versailles (1919) vietasse esplicitamente una tale inclusione.

Per il 10 aprile viene indetto un plebiscito atto a ratificare l'avvenuta annessione. L'8% circa degli aventi diritto al voto viene escluso dal plebiscito per motivi politici o di razza.
La consultazione si svolge in un clima incredibilmente teso: è completamente assente qualsiasi forma di campagna elettorale avversa all'annessione. Ci sono casi di cittadini che, per paura, votano pubblicamente per il "sì", rinunciando al segreto dell'urna pur di evitare ritorsioni.

Pochi mesi dopo, Adolf Hitler comincia la sua campagna propagandistica contro la Cecoslovacchia. Il fine, certo non sottinteso, è la appropriazione dei Sudeti: una regione ricca di risorse ma etnograficamente eterogenea; comunque perlopiù di lingua tedesca.

In seguito alle manovre della Wehrmacht seguenti l'Anschluss e alle pretese inaccettabili dei rappresentanti politici nei Sudeti, il governo Cecoslovacco decreta la mobilitazione generale. La situazione rischia di precipitare.

Perciò, il 30 settembre del 1938, si consuma nel giro di una notte la Conferenza di Monaco tra Italia, Germania, Francia e Regno Unito. Con questo evento le potenze europee consentono l'annessione dei Sudeti al Reich tedesco e sacrificano la Cecoslovacchia nel nome della pace in Europa.

Celebre resterà la dichiarazione di Winston Churchill al termine della Conferenza:

Potevamo scegliere tra il disonore e la guerra. 
Abbiamo scelto il disonore; avremo la guerra. 

Da notare che già dopo l'annessione della Saar, nel 1935, Adolf Hitler aveva dichiarato di non avere altre richieste territoriali da avanzare.


Ora, ATTENZIONE:

Antefatto

Impossibilitato dalla Costituzione a ricoprire la carica di Presidente della Federazione Russa per un terzo mandato, Vladimir Putin favorisce l'elezione del suo "delfino" Dmitrji Medvedev che, nel giorno del suo insediamento (7 maggio 2008) nomina Putin suo Primo Ministro.

Il 27 maggio del 2008 la Repubblica Bielorussa, nella persona del presidente Lucascenko, nomina Putin Primo Ministro dell'Unione Russia - Bielorussia.

Parallelo (ciò che ci interessa) 

Modificata la Costituzione, il 4 marzo del 2012 Putin viene eletto per la terza volta Presidente della federazione Russa.

Viktor Juscenko, da banchiere, crea la "grivnia" (la valuta nazionale ucraina) e abbassa l'iperinflazione dal 10'000% a poco meno del 10%, riuscendo nel contempo a difendere la sua valuta dalla crisi finanziaria russa del 1998. L'Ucraina, così, diventa davvero un paese indipendente, anche economicamente. Nel 1999 Juscenko viene nominato, a sorpresa, Primo Ministro.

Nel 2004 Juscenko accusa un avvelenamento da diossina che finisce per sfigurarlo. Le circostanze che portano all'avvelenamento restano misteriose.

Yulia Timoscenko, prima alleata di Juscenko e successivamente a sua volta Primo Ministro, viene coinvolta in un incidente stradale etichettato subito come circostanza dal sapore politico (2002).
Coinvolta in un processo di malversazione di fondi pubblici a causa di un accordo con la compagnia russa Gazprom, viene condannata a 7 anni di carcere (2011).

Nel 2014, in seguito agli episodi di rivoluzione in Ucraina, il filorusso Presidente Janukovich ripara in Russia e Yulia Timoscenko viene liberata.

La Crimea viene annessa alla Federazione Russa. Con 20'000 soldati russi presenti sul territorio più altri 40'000 in attesa al fronte si svolge un referendum circa l'avvenuta annessione. Non abbiamo dati attendibili circa l'affluenza della componente tatara (storicamente anti-russa) alla consultazione.

La regione di Donetsk si autoproclama repubblica indipendente e dichiara, immediatamente dopo, di volere essere annessa alla Federazione Russa. Ufficialmente tutto si svolge per volontà popolare e non sono presenti sul territorio forze armate russe.

Aprile 2014: il governo di Kiev dichiara di avere arrestato 23 soldati russi in territorio ucraino.


80 anni fa come oggi: c'è un precedente cui fare riferimento, ed è il precedente più pericoloso della storia. In entrambi i casi le regioni interessate sono state in un primo momento occupate militarmente (in maniera più o meno ufficiale). Così come, in maniera più o meno ufficiale, sono state operate precise e mirate esclusioni dal diritto di voto. In entrambi i casi si è realizzato, o si è provata a realizzare, la messa al bando/eliminazione fisica dei leader locali "dissidenti".

L'Ucraina, come la Cecoslovacchia nel secolo scorso, potrebbe essere "sacrificata" nel nome della pace?


domenica 30 marzo 2014

Poesie sparse... 42 - con tante scuse Post Factum


I: [...] sul tavolo ho lasciato una poesia: 
se vuoi te la regalo... tanto non saprei cosa cazzo farci.

L: non è proprio una cosa bella da dire. 


No, in effetti non lo è. C'è che quando bevo divento un po' stronzo, più che altro acido: tiro fuori una cattiveria che si esprime sempre e solo verbalmente, a parole e basta, perlopiù in piccole parentesi o note di colore che di solito rivolgo a me stesso... In realtà non volevo dire ciò che ho detto (ero parecchio alticcio, sì). Probabilmente intendevo sminuire il gesto di una poesia fresca fresca lasciata su un tavolo. Ecco, potessi scusarmi e rigirare quella scena, sotto di qualche giro, immagino direi così: ...

I: una serata splendida. Sul tavolo ho lasciato una poesia: 
ci lavoravo da settimane e sono appena riuscito a darle un senso. 
Se ti può fare piacere te la regalo; 
in fondo è figlia anche di questa notte: te la devo 
e spero che ti piaccia.

 - ... Peraltro l'ho già copiata sul taccuino (proprio a voler parafrasare) -

... e grazie ancora!

facendo mio un concetto letto in questi giorni tra le pagine di Come un respiro interrotto, ultimo libro del buon vecchio Fabio Stassi, potrei aggiungere a questo bel teatrino che, in fondo
Noi siamo ciò che non diciamo. 



Abbandonata, quasi in disincanto 
il marciapiede e l'etere invocavi 
intrisa a una preghiera a un'ansia al nome 
di lui che non risponde e non arriva. 
La strada mostrerà le sue intenzioni 
... ma intanto quella ciocca silenziosa 
la soffi via perché ti annoia il naso. 
Nel gesto c'è qualcosa che sorride 
- quasi un momento, che ha come stupito 
chi ti ha guardata, chi ci ha fatto caso: 
Data la geometria di certi istanti 
sa che lo hai visto sai che ha visto te. 

Un dubbio ormai ti ha messa in discussione 
per un secondo forse o forse meno 
e aveva quel sapore di sirene 
che insinuano un attracco come un porto. 
Si abbassa la marea e spuntano fuori 
i sogni e i desideri - erano foto 
sepolte nei cassetti tra i monili. 
Mentre ci pensi il ciglio della strada 
ti tiene in una scelta e pare un limbo. 
Sul ciglio della strada ha vacillato 
questo tuo vivere ore e chiaroscuri 
con le carezze, ma senza i colori...