lunedì 2 giugno 2014

Monografie dallo schermo #16 - Ivan Benassi from Radiofreccia

Il nome ha poca importanza dal momento che, dalle mie parti, tutti mi chiamano Freccia. Devo questo soprannome a una curiosa e appariscente voglia che mi campeggia sulla testa, spostata a destra, proprio dove inizia la stempiatura. 
Nonostante sia più vicino ai 30 che ai 20, il mio mondo è rimasto quello di una provincia italiana come tante, da vivere con una spensieratezza prossima alla delinquenza e al vandalismo. 
Sono gli anni '70: l'eroina sta arrivando persino qui a mietere stronzi a fiaschi e, finalmente, esistono le FM. In realtà io faccio l'operaio: quello che si è innamorato davvero di queste onde invisibili, in grado di attraversare il vuoto come il cemento, è Bruno. E però questo della radio è, non dico un mondo, ma un sistema che mi affascina subdolamente l'inconscio. Cioè, di notte, se proprio non riesco a dormire e il lambro è finito, non è che mi piaccia, però mi riesce naturale infilarmi una sigaretta tra le labbra e le orecchie tra i cuffioni e starmene lì a parlare, come in una confessione, dell'unica grande Inter, dell'inflazionata voglia di fuggire, della merda che ti fa mangiare la vita... e di quell'altra grande merda; l'ero, ancora lei: di come sappia portare un uomo a farsi fuori da solo, lentamente, nel giro di una notte, facendosi una paglia mentre si gusta i falò di due macchine rubate. 

Stefano Accorsi performing Ivan Benassi
Radiofreccia (1998)

sabato 26 aprile 2014

Mamma, yashal e I Giganti


La mia mamma ci ha lasciati.
26 aprile 2014, h 23.30.

Piango tutte le lacrime che fino a pochi giorni fa restavano invisibili, nel cuore, ma che non si esprimevano... Ci saranno angeli che le porteranno via, direbbe qualcuno.

Già; perché oltre a piangere a scatti, intermittente come il lumicino di una ambulanza, c'è una altra cosa che riesco a fare. Ascolto "Yashal" e "Una poesia anche per te" di Elisa. Non riesco a farne a meno.

Yashal, una parola Navajo che, se ho ben capito, dovrebbe significare più o meno "viva la vita"...

Perché la mia mamma, banalità delle banalità, ma non per questo meno vero, amava la vita, la amava disperatamente e l'ha amata fino a quando le è stato concesso. Lei aveva tanti progetti e tante cose da fare. Lei sì. Lei voleva tanto accompagnarmi a un concerto dei Rolling Stones; credevamo che quella del Circo Massimo sarebbe stata una splendida occasione per goderceli insieme. Io avrei voluto portarmela dietro ad ascoltare dal vivo Elisa; ma era già troppo, troppo debole...

C'è una poesia che scrissi al termine della scorsa estate; quando le venne diagnosticato il tumore. Si chiama "I giganti". Ne trascrivo la prima stesura... :

Qui attorno già lo spazio si è ristretto
non stanno i libri più sul tavolino 
e lavorare stanca e si fa duro. 
Di là si mostrano una buona volta i clivi
e quell'arsura che ci ha intossicati 
svanisce e porta via l'indefinito: 
noi ci scopriamo più tristi e più soli. 
Come giganti stiamo per un mondo 
sottodimensionato, preparati 
a sopportarne il grave sulle spalle 
Ché dove siamo non si torna indietro. 
Questo alla lunga è il peso dei ricordi: 
un trauma che si forma mentre vivi.



Una poesia anche per te. Questa è la mia poesia per mia madre.
Questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve.

Questa invece è Yashal. Di seguito il testo.




I've tried and I've tried to forget about you 
Just little lies for myself 
And you.. you were innocent and true as can be, 
And now you are not here with me 

I've tried and I've tried to forget about you 
Just little lies for myself 
You were innocent and true as can be, 
And now you are not here with me 

I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
I need to know that you'll come back to me... back to me.. 
And you'll come back to me 
In my arms 

Your name is Yashal 
Strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 
Your're strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 

Yashal… 
Yashal… 
Yashal… 

I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
But I need to know 
That you'll come back to me... 
In my arms 
Oh, you'll come back to me (back to me) 

You're name is Yashal 
Strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 
Strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 

Yashal… 
Yashal… 
Yashal…

sabato 19 aprile 2014

Niente di nuovo sul fronte orientale - da Hitler a Putin


1933: Adolf Hitler fa votare al Reichstag il decreto dei Pieni poteri. L'esperienza democratica nella repubblica di Weimar, in Germania, si conclude ufficialmente con questa data.

Nello stesso anno, in Austria, il primo ministro Dollfus passa alla prassi di "governo per decreto": con questa mossa mette sì fine al parlamentarismo; ma, pure, limita le pretese degli austriaci nazisti.

Il 25 luglio del 1934 Dollfus viene assassinato.

Nel marzo del 1938, e per esattezza il giorno 12, avviene l'Anschluss, l'annessione dell'Austria alla Germania. Le popolazioni tedesche convergono in un unico stato, nonostante l'articolo 80 del Trattato di Versailles (1919) vietasse esplicitamente una tale inclusione.

Per il 10 aprile viene indetto un plebiscito atto a ratificare l'avvenuta annessione. L'8% circa degli aventi diritto al voto viene escluso dal plebiscito per motivi politici o di razza.
La consultazione si svolge in un clima incredibilmente teso: è completamente assente qualsiasi forma di campagna elettorale avversa all'annessione. Ci sono casi di cittadini che, per paura, votano pubblicamente per il "sì", rinunciando al segreto dell'urna pur di evitare ritorsioni.

Pochi mesi dopo, Adolf Hitler comincia la sua campagna propagandistica contro la Cecoslovacchia. Il fine, certo non sottinteso, è la appropriazione dei Sudeti: una regione ricca di risorse ma etnograficamente eterogenea; comunque perlopiù di lingua tedesca.

In seguito alle manovre della Wehrmacht seguenti l'Anschluss e alle pretese inaccettabili dei rappresentanti politici nei Sudeti, il governo Cecoslovacco decreta la mobilitazione generale. La situazione rischia di precipitare.

Perciò, il 30 settembre del 1938, si consuma nel giro di una notte la Conferenza di Monaco tra Italia, Germania, Francia e Regno Unito. Con questo evento le potenze europee consentono l'annessione dei Sudeti al Reich tedesco e sacrificano la Cecoslovacchia nel nome della pace in Europa.

Celebre resterà la dichiarazione di Winston Churchill al termine della Conferenza:

Potevamo scegliere tra il disonore e la guerra. 
Abbiamo scelto il disonore; avremo la guerra. 

Da notare che già dopo l'annessione della Saar, nel 1935, Adolf Hitler aveva dichiarato di non avere altre richieste territoriali da avanzare.


Ora, ATTENZIONE:

Antefatto

Impossibilitato dalla Costituzione a ricoprire la carica di Presidente della Federazione Russa per un terzo mandato, Vladimir Putin favorisce l'elezione del suo "delfino" Dmitrji Medvedev che, nel giorno del suo insediamento (7 maggio 2008) nomina Putin suo Primo Ministro.

Il 27 maggio del 2008 la Repubblica Bielorussa, nella persona del presidente Lucascenko, nomina Putin Primo Ministro dell'Unione Russia - Bielorussia.

Parallelo (ciò che ci interessa) 

Modificata la Costituzione, il 4 marzo del 2012 Putin viene eletto per la terza volta Presidente della federazione Russa.

Viktor Juscenko, da banchiere, crea la "grivnia" (la valuta nazionale ucraina) e abbassa l'iperinflazione dal 10'000% a poco meno del 10%, riuscendo nel contempo a difendere la sua valuta dalla crisi finanziaria russa del 1998. L'Ucraina, così, diventa davvero un paese indipendente, anche economicamente. Nel 1999 Juscenko viene nominato, a sorpresa, Primo Ministro.

Nel 2004 Juscenko accusa un avvelenamento da diossina che finisce per sfigurarlo. Le circostanze che portano all'avvelenamento restano misteriose.

Yulia Timoscenko, prima alleata di Juscenko e successivamente a sua volta Primo Ministro, viene coinvolta in un incidente stradale etichettato subito come circostanza dal sapore politico (2002).
Coinvolta in un processo di malversazione di fondi pubblici a causa di un accordo con la compagnia russa Gazprom, viene condannata a 7 anni di carcere (2011).

Nel 2014, in seguito agli episodi di rivoluzione in Ucraina, il filorusso Presidente Janukovich ripara in Russia e Yulia Timoscenko viene liberata.

La Crimea viene annessa alla Federazione Russa. Con 20'000 soldati russi presenti sul territorio più altri 40'000 in attesa al fronte si svolge un referendum circa l'avvenuta annessione. Non abbiamo dati attendibili circa l'affluenza della componente tatara (storicamente anti-russa) alla consultazione.

La regione di Donetsk si autoproclama repubblica indipendente e dichiara, immediatamente dopo, di volere essere annessa alla Federazione Russa. Ufficialmente tutto si svolge per volontà popolare e non sono presenti sul territorio forze armate russe.

Aprile 2014: il governo di Kiev dichiara di avere arrestato 23 soldati russi in territorio ucraino.


80 anni fa come oggi: c'è un precedente cui fare riferimento, ed è il precedente più pericoloso della storia. In entrambi i casi le regioni interessate sono state in un primo momento occupate militarmente (in maniera più o meno ufficiale). Così come, in maniera più o meno ufficiale, sono state operate precise e mirate esclusioni dal diritto di voto. In entrambi i casi si è realizzato, o si è provata a realizzare, la messa al bando/eliminazione fisica dei leader locali "dissidenti".

L'Ucraina, come la Cecoslovacchia nel secolo scorso, potrebbe essere "sacrificata" nel nome della pace?


domenica 30 marzo 2014

Poesie sparse... 42 - con tante scuse Post Factum


I: [...] sul tavolo ho lasciato una poesia: 
se vuoi te la regalo... tanto non saprei cosa cazzo farci.

L: non è proprio una cosa bella da dire. 


No, in effetti non lo è. C'è che quando bevo divento un po' stronzo, più che altro acido: tiro fuori una cattiveria che si esprime sempre e solo verbalmente, a parole e basta, perlopiù in piccole parentesi o note di colore che di solito rivolgo a me stesso... In realtà non volevo dire ciò che ho detto (ero parecchio alticcio, sì). Probabilmente intendevo sminuire il gesto di una poesia fresca fresca lasciata su un tavolo. Ecco, potessi scusarmi e rigirare quella scena, sotto di qualche giro, immagino direi così: ...

I: una serata splendida. Sul tavolo ho lasciato una poesia: 
ci lavoravo da settimane e sono appena riuscito a darle un senso. 
Se ti può fare piacere te la regalo; 
in fondo è figlia anche di questa notte: te la devo 
e spero che ti piaccia.

 - ... Peraltro l'ho già copiata sul taccuino (proprio a voler parafrasare) -

... e grazie ancora!

facendo mio un concetto letto in questi giorni tra le pagine di Come un respiro interrotto, ultimo libro del buon vecchio Fabio Stassi, potrei aggiungere a questo bel teatrino che, in fondo
Noi siamo ciò che non diciamo



Abbandonata, quasi in disincanto 
il marciapiede e l'etere invocavi 
intrisa a una preghiera a un'ansia al nome 
di lui che non risponde e non arriva. 
La strada mostrerà le sue intenzioni 
... ma intanto quella ciocca silenziosa 
la soffi via perché ti annoia il naso. 
Nel gesto c'è qualcosa che sorride 
- quasi un momento, che ha come stupito 
chi ti ha guardata, chi ci ha fatto caso: 
Data la geometria di certi istanti 
sa che lo hai visto sai che ha visto te. 

Un dubbio ormai ti ha messa in discussione 
per un secondo forse o forse meno 
e aveva quel sapore di sirene 
che insinuano un attracco come un porto. 
Si abbassa la marea e spuntano fuori 
i sogni e i desideri - erano foto 
sepolte nei cassetti tra i monili. 
Mentre ci pensi il ciglio della strada 
ti tiene in una scelta e pare un limbo. 
Sul ciglio della strada ha vacillato 
questo tuo vivere ore e chiaroscuri 
con le carezze, ma senza i colori... 

domenica 16 marzo 2014

Elisa al Palalottomatica - Impressioni foto e Fiori


Ieri sera, durante la magica tappa a Roma del tour L'anima vola di Elisa, mi trovavo appunto al Palalottomatica e, dentro allo zaino, avevo una copia delle mie poesie, Roses in the rain, inserite in una busta di carta bianca.
Quando è arrivato il momento dei brani su richiesta, in assenza di meglio ho tirato fuori la mia ampia busta, con tanto di poesie dentro, e ci ho scritto su un lato, calcato il più possibile "UNA POESIA ANCHE PER TE". Elisa aveva terminato il primo dei brani su richiesta, Swan mi pare, e riceveva gli applausi proprio da quella sezione del palco che avevo più vicina. Ho esposto il mio rudimentale cartellone più in vista possibile mentre lei si girava nella mia direzione.
Mi ha visto e, indicando verso di me, ha annuito. Sorrideva e, per ringraziarla, le ho mandato un bacio, cui ha avuto il garbo di rispondere a sua volta.
Quindi le ho lanciato la busta.
Lei l'ha presa e l'ha poggiata sul piano. La busta con il mio libricino è rimasta lì per un po'. Poi chissà. Chissà.
Magari adesso si trova nella spazzatura.
Magari adesso Elisa mi sta leggendo...


Foto Concerto Elisa Palalottomatica - Roma 15 marzo 2014 - L'anima vola Tour



























Adesso, però, ho voglia di condividere l'introduzione a Flowers, una delle ultime sezioni di Roses in the rain, sviluppata circa un anno fa. Si tratta di 9 distici, 9 coppie di versi. Ogni coppia può essere letta individualmente, oppure possono essere considerati, tutti e 18 i versi insieme, come un piccolo quadretto di primavera.



... Poche cose a questo mondo sono belle come i fiori. Forse, solo i fiori mentre nascono, in primavera. 
realizzare, con l'avvento di marzo, che sui rami ancora spogli lungo i viali stanno preparandosi a nascere delle piccolissime gemme, ancora tutte chiuse, è un'emozione difficilmente esplicabile. 
Se si è fortunati, poi, è possibile scorgerne, di tanto in tanto, qualcuna di prematura che, insolente e bizzosa, osa far mostra di un paio - quasi mai di più - di foglioline verdi verdi, grandi sì e no l'unghia di un dito mignolo. E si sa, inevitabilmente, che non c'è più alcun inverno. 


le gemme sopra i rami in tutta fretta/
sbocciano audaci e il cuore si ammanetta//

tra certe prime foglie il sole mesto/
bacia la vita e nulla fa più testo//

pure a suo tempo germogliò il roseto:/
ogni petalo schiuso ha il suo segreto//

fioriscono gardenie ed oleandri/
il paradiso pure ha i suoi meandri//

fu il turno di begonie e di gardenie/
ed era primavera senza nenie!//

i primi fiori a terra, gialli e vivi/
specchi d'amore ridono giulivi//

bocci indifesi si offrono alla brezza/
decisa che solletica e accarezza//

i petali si seminano intorno/
la vera primavera dura un giorno//

un albero solingo ancora bianco/
si scusa con l'inverno andato stanco//

domenica 9 marzo 2014

Poesie sparse... 41



Nell'ansia di una notte c'è del verde 
e le intenzioni di chi ci si affida 
con le impressioni ingenue di una luce 
vanno a finire, come spesso accade, 
nell'anima innocente di una sedia. 
Perché una sedia gambe accavallate 
promette e pure spinge a immaginare 
esiti incerti tinti a lieto fine. 
Perché con i lampioni sotto ai piedi 
è lecito sognare - dalla strada 
lontani - in mezzo al vino quando i treni 
rallentano a sperar buona fortuna.


venerdì 14 febbraio 2014

Monografie dallo schermo #15 - Anna Scott from Notting Hill


Quello che nessuno si degna mai di pensare è che, nonostante tutto, anche una grande attrice di Hollywood resta, comunque, solo una ragazza. Una ragazza come tante, una persona semplice cui può piacere persino mangiare in un fast food, o scavalcare con la complicità della notte la recinzione di un giardino solo per sedersi su una panchina in pietra e baciare un ragazzo appena conosciuto. 
Sono Anna Scott, la donna del momento, la stella più pagata del cinema: è innegabile. 
Ma pure sono, e resto, quella bambina innamorata dei cartoni animati al punto di registrarsi negli alberghi come la "signora Flinstone". 
Sono una ragazzina con il sogno di una vacanza in giro per il mondo che mi è rimasto strozzato qui, in gola, dalle necessità impellenti della mia fulminante carriera. Probabilmente è stato per questo motivo, per ingollare ancora una volta la pillola delle mie dorate restrizioni, che mi sono intrufolata di soppianto in un affollato quartiere londinese per mettere piede in un negozio di libri sui viaggi. 

Tuttavia nessuno sceneggiatore, neppure il più audace tra i registi che ho conosciuto, avrebbe mai osato propormi un copione secondo cui, varcata quella soglia, la ventenne di successo più desiderata al mondo avrebbe finito con l'innamorarsi del classico commesso, sfigatello e spiantato, dal capello "floscio" eppure così sensuale... 


Julia Roberts performing Anna Scott
Notting Hill (1999)