sabato 28 marzo 2020

Qualcuno era Europeista

L'attuale pandemia del coronavirus sta distruggendo, tra le altre cose, anche quel poco che c'era dell'Unione Europea. La Comunità, al momento della prova più dura, si sta dimostrando disunita come non mai.
Le dichiarazioni del premier olandese risuonano ancora nella mia testa: davvero non posso credere che abbia espresso un concetto tanto sconcertante.
Ho già avuto in passato motivo di temere che tutto fosse ormai lì lì per finire: l'ho temuto ai tempi del tracollo finanziario greco; l'ho temuto quando la Germania espelleva i profughi siriani; l'ho temuto durante la Brexit, evento questo che mi ha reso triste da piangere, quasi.

Victor Hugo una volta disse: "Non siamo più inglesi né francesi né tedeschi. Siamo europei. Non siamo più europei, siamo uomini. Siamo l’umanità. Non ci resta che abdicare dal più grande degli egoismi: la nostra patria".
Fa rabbia - fa tanta, tanta rabbia - rendersi conto che oggi, nell'ora più buia, al più grande degli egoismi noi continuiamo ad aggrapparci, come dei bambini timorosi, certi dei loro diritti e delle loro ragioni perché incapaci di osservare le cose con una prospettiva più lunga.

Malgrado tutto, però, io mi sento europeo. Voglio sentirmi europeo. Io sono europeo.
E questo canto del cigno per un' Europa Unita, che ho vomitato fuori in una notte, indegnamente, prendendo a prestito la base di un grandissimo brano di Giorgio Gaber, non avrei mai desiderato scriverlo.


Qualcuno era europeista perché era nato a Berlino.
Qualcuno era europeista perché l'Austria, l’Italia, la Francia, la Germania... la Svizzera no.
Qualcuno era europeista perché vedeva l'euro come una promessa, Bruxelles come una poesia, l’Europea unita come il paradiso dei popoli.
Qualcuno era europeista perché si sentiva solo.
Qualcuno era europeista perché aveva avuto un’educazione troppo francofona. Ahi ahi ahi ahi
Qualcuno era europeista perché i bandi della regione lo erano, quelli della provincia pure, il progetto Erasmus non ne parliamo: lo erano tutti.
Qualcuno era europeista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era europeista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era europeista perché prima, prima prima, era liberal-socialista.
Qualcuno era europeista perché aveva capito che la Commissione andava piano, ma lontano.
Qualcuno era europeista perché De Gasperi era una brava persona.
Qualcuno era europeista perché LePen non era una brava persona.
Qualcuno era europeista perché era ricco ma per il sociale.
Qualcuno era europeista perché ascoltava Barenboim e si commuoveva alla nona di Beethoven.
Qualcuno era europeista perché era così affascinato dalle stelle che aveva bisogno di riconoscersi in dodici di esse.
Qualcuno era europeista perché amava tanto gli spagnoli che voleva mollare tutto e aprire un locale da loro.
Qualcuno era europeista perché non ne poteva più di vivere in Italia.
Qualcuno era europeista perché trasferendosi dal Belgio in sù otteneva l'aumento di stipendio.
Qualcuno era europeista perché gli Stati Uniti d'Europa oggi no, domani è ancora presto, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era europeista perché, la CECA, Schenghen il trattato di Maastricht cazzo.
Qualcuno era europeista per fare rabbia a chi parlava ancora della lira.
Qualcuno era europeista perché guardava solo La7.
Qualcuno era europeista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era europeista perché voleva far circolare tutto. Minchia.
Qualcuno era europeista perché non conosceva le guardie doganali, i frontalieri e affini.
Qualcuno era europeista perché aveva scambiato il manifesto di Ventotene per il vangelo secondo Spinelli.
Qualcuno era europeista perché era convinto di avere dietro di sé l'intera NATO. Oh cazzo.
Qualcuno era europeista perché si sentiva più europeo degli altri.
Qualcuno era europeista perché credeva in una Banca Centrale Europea.
Qualcuno era europeista malgrado ci fosse la Banca Centrale Europea.
Qualcuno era europeista perché non c'era niente di meglio.
Qualcuno era europeista perché abbiamo avuto il peggior parlamento nazionale d'Europa.
Qualcuno era europeista perché il debito peggio che da noi, solo la Grecia.
Qualcuno era europeista perché non ne poteva più di vent'anni di governi berlusconiani, incapaci e mafiosi.
Qualcuno era europeista perché Platone, Federico di Svevia, Cristoforo Colombo, Shakespeare, Victor Hugo, Gaudì eccetera eccetera eccetera
Qualcuno era europeista perché chi era per la storia era europeista.
Qualcuno era europeista perché non sopportava più quella piccola cosa gretta che ci ostiniamo a chiamare nazionalismo.
Qualcuno credeva di essere europeista, e forse era qualcos'altro.
Qualcuno era europeista perché sognava una libertà diversa da quella dei due blocchi.
Qualcuno era europeista perché credeva di poter essere libero e felice, solo se avevano il diritto di esserlo anche gli altri.
Qualcuno era europeista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una diversità comune.
Forse era solo un ideale, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare radicalmente il modo di pensare, la convinzione che insieme si sarebbe cambiato per sempre un modo di vivere.
Sì: qualcuno era europeista perché con accanto queste diversità si poteva essere molto più di sé stessi. Si diventava tante storie in una.
Da una parte la personale radice di ciascuno, fatta di panorami, di ricordi, di odori... e dall'altra, il senso di appartenenza a un unico seme, pronto finalmente a scostare le ultime zolle di terra, per presentare il suo germoglio alla luce...
Sì, sono molti i rimpianti. Forse molti di noi hanno semplicemente preso i frutti della vigna... senza avere mai avuto alcuna intenzione di coltivarla.
E ora? Ora ci sente soli come non mai. Da una parte ciascuno, rinchiuso in sé stesso, che attraversa rigidamente la limitatezza del proprio recinto quotidiano; e dall'altra, quel germoglio: che non ha più nemmeno l'intenzione di fiorire, perché ormai il seme si è rinsecchito.
Ventisette miserie per un solo guscio vuoto.

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