Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

venerdì 15 luglio 2011

just a brilliant disguise... analisi di Tunnel of Love, di Bruce Springsteen



Oggi proponiamo un commento con annessa analisi dell'elegia del dubbio targata Springsteen. Nella fattispecie, per i non addetti ai lavori, parliamo della triade presente in Tunnel of Love (1987) e composta da (in ordine) Two Faces, Brilliant Disguise e One Step Up.
Viste la foga e la voglia che mi hanno portato a scrivere, questo post sarà visibile anche sotto la voce IO & Bruce (a lato, sx) pur non essendo un racconto né un trito psicologismo.
C'è dell'altro?...
Ce n'è. Il sottostante è dedicato a tutti coloro che hanno dimenticato di venire dalla strada. Modo di dire che sa di frase fatta, ma con cui voglio intendere, per "venire dalla strada", "non avere avuto niente". Perchè le nostre esperienze le portiamo addosso, e pian piano fanno massa, anche se non ce ne accorgiamo subito: prima che ci temprassero, che ci forgiassero, che ci plasmassero, che ci modificassero, non avevamo nulla. Come coloro che vengono dalla strada. Il resto è storia.

Questa è la storia di Tunnel of Love, 8° album in studio di Bruce Springsteen. Un disco che, per la verità, non ebbe su scala mondiale lo stesso successo dei precedenti (citiamo per comodità gli stra-noti Born to run, Darkness on the edge of town e Born in the USA), forse a causa della sonorità più tendente all'elettronica e meno al rock, sull'onda degli anni '80.
Ma sarei ridicolo se attaccassi un pippone tecnico-musicale; e so che risulterei poco credibile.
Voglio parlare della poesia di Tunnel of Love e, soprattutto, della triade del dubbio di cui prima.

Il tema ricorrente, se non unificante, di ToL è infatti la crisi della coppia, il fallimento del vivere insieme nella quotidianità, il dubitare l'uno dell'altro.
Non è un caso che Two Faces, Brilliant Disguise e One Step Up occupino rispettivamente l'ottava, la nona e la decima traccia; dopo Tougher than the rest e Walk like a man, ma soprattutto prima di When you're alone e Valentine's Day. Perchè è dopo il momento del mettersi in gioco, della decisione, che seguono la vita vissuta e il dubbio. Ed è dopo, solo dopo, che arriva la solitudine, accompagnata come da manuale dall'ironia dei ricordi.
Non è un caso. E, probabilmente, i testi sono ispirati dal divorzio che Springsteen ebbe in quel periodo con la prima moglie, Julianne Philips.

In Two Faces la storia viene raccontata nella sue essenzialità, spoglia di preziosismi, con una semplicità che per forza di cose lascia inquieti.

I met a girl and we ran away

Ma capiamo presto il perchè: un inizio così roseo non può narrarci una storia a lieto fine. E infatti

I swore I'd make her happy every day
And how I made her cry
Two faces have I

L'uomo, stavolta il colpevole è lui. Già all'inizio della relazione sembra avvertire un presentimento, un peso, l'ombra di un presagio. Ma non è lui, o meglio: è lui, ma è una voce di dentro a parlare. La voce dell'esperienza, forse, o dell'abitudine che sa come vanno le cose. Resta il fatto che chi parla sente il dibattito, la contraddizione, e quindi (per forza di cose) ci crede e finisce per realizzarla. Anche se non è ciò che vorrebbe.




Sometimes mister I feel sunny and wild
Lord I love to see my baby smile
Then dark clouds come rolling by
Two faces have I

One that laughs one that cries
One says hello one says goodbye
One does things I don't understand
Makes me feel like half a man

At night I get down on my knees and pray
Our love will make that other man go away
But he'll never say goodbye
Two faces have I


I colori assumono tinte più fosche con il brano successivo. Ciò che in Two Faces era appena accennato come un presagio ancora lontano diventa, in Brilliant Disguise, una realtà che va attuandosi fino al suo drammatico epilogo. Il video ufficiale della canzone, in proposito, ci spiegherebbe da solo tutto nel suo insieme.





Il Boss è ritratto, in bianco e nero, in un interno domestico, una cucina. Ma l'ambiente non ci tranquillizza affatto, e per diversi motivi:
1) prima di tutto l'artista è solo, con la sua chitarra. Il ritmo che dà subito l'avvio alla frase musicale ci catapulta all'interno del momento della creazione. Bruce sembra inventare la canzone lì, in quel preciso istante. I "colpi" che sfodera sulle corde sembrano violenti, dettati più dalla rabbia che dal piacere della composizione. E poi c'è la voce: sembra sgraziata, quasi stonata, come di qualcuno che ha appena finito di piangere.
2) La scelta della ripresa in bianco e nero conferma le ipotesi. Il video, pure se lo volesse, non potrebbe essere a colori, perchè il mondo dell'artista non è più a colori. Ma questo lo capiremo meglio strada facendo...
3) La telecamera, quasi impercettibilmente, zooma sempre di più, come a restringere il campo d'azione in cui il protagonista può muoversi. L'arredamento, il tavolo, la stessa chitarra svaniscono lentamente e finisce che sullo schermo resta solo lo sguardo evidentemente addolorato di chi canta.

Qui il dubbio la fa da padrone. Se i primi due versi potevano ingannarci

I hold you in my arms
As the band plays

Ecco sbucare, immediatamente dopo, le ombre raddoppiate, elevate alla potenza, della canzone precedente.

What are those words whispered baby
Just as you turn away

Lui non si fida più. Per questo la segue, le gira intorno, ma vede ovunque uno spettro che non sa spiegarsi, e non riesce più a collocare nemmeno sè stesso all'interno di un "qualcosa" di definito. Per questo le sue parole, mentre canta, suonano strozzate...

I saw you last night
Out on the edge of town
I wanna read your mind
To know just what I've got in
This new thing I've found
So tell me what I see
When I look in your eyes
Is that you baby
Or just a brilliant disguise

Cosa vedo quando guardo dentro ai tuoi occhi? Sei veramente tu o è solo un travestimento ben riuscito? Con questa immagine delicatissima il sentimento di sfiducia si innalza indiscutibilmente a poesia. Ma siamo solo all'inizio: tutto questo si trasforma in ansia, e allora sono dolori. Qualsiasi cosa, vista o immaginata che sia, diventa motivo di cruccio. Il tutto, però, è ancora visto dall'interno della coppia (ne è prova, in questo senso, il salice presente anche prima, in Two Faces: Last night as I kissed you 'neath the willow tree/He swore he'd take your love away from me): stiamo assistendo al suo inesorabile sgretolarsi, siamo nel bel mezzo della tragedia.

I heard somebody call your name
From underneath our willow
I saw something tucked in shame
Underneath your pillow

Ma, ecco il colpo di scena: Bruce è disposto a prendersi le sue colpe. Non capisce come una donna così possa desiderare il tipo d'uomo che è lui. Tuttavia, l'idea dell'esame di coscienza funziona solo in parte: l'artista non riesce, infatti, a progredire in positivo, non cerca in sè il modo per andare avanti, per rimettere insieme le cose: si ferma alla radice del problema, e continuare ad anatomizzarlo non giova più di tanto. Difatti...

Now look at me baby
Struggling to do everything right
And then it all falls apart
When out go the lights
I'm just a lonely pilgrim
I walk this world in wealth
I want to know if it's you I don't trust
'Cause I damn sure don't trust myself

Il problema è chiaro, ma le cose non prendono la piega che dovrebbero. Springsteen sposta l'asse dell'attenzione da lei a lui, ma così facendo non trova certo una medicina ai suoi mali: lei potrà sempre recitare la parte della donna innamorata e lui quella dell'uomo fedele; ma se per caso qualcuno dovesse provare a leggergli la mano, allora sarebbero guai. Qui l'artista si abbandona al ricordo più intimo che ha: il giorno del suo matrimonio. Ricorda che, con la neo-moglie, andò proprio a farsi leggere le mani da una zingara, la quale preannunciò un futuro roseo per i due. Ma il ricordo, così dolce, si sovrappone al presente, ricordando che ogni rosa ha le sue spine: dopo quella bellissima giornata, infatti, sono arrivati anche i momenti difficili. Forse, allora, la zingara aveva mentito...

So when you look at me
You better look hard and look twice
Is that me baby
Or just a brilliant disguise

Il finale non può che lasciarci sconvolti. Tristissimo e meraviglioso al tempo stesso. L'apoteosi della tragedia del quotidiano. Il quadro è chiaramente cambiato. L'altro uomo ha vinto.

Tonight our bed is cold
I'm lost in the darkness of our love
God have mercy on the man
Who doubts what he's sure of

Per quanto brutta sia questa resa in italiano, vi invito a riflettere su queste specifiche parole; nonostante avremmo potuto facilmente tradurre in maniera decisamente migliore.

Dio abbia pietà dell'uomo che dubita di ciò di cui dovrebbe essere sicuro

Questo quadro finale, quello dell'uomo rimasto solo e pieno di incertezze, ci catapulta involontariamente dentro il brano successivo.

Anche per One step up il video diventa qualcosa di imprescindibile dalla musica e dal testo, se vogliamo arrivare alla totale comprensione dell'opera. L'aggancio con Brilliant Disguise è evidente

Woke up this morning my house was cold

La casa è sempre quella, il narratore pure. Se ci fosse, però, qualche dubbio in proposito, questo viene sfatato immediatamente: il protagonista entra in macchina, nella sua vecchia Ford. Perchè lo fa? Dove dovrà andare?

We've given each other some hard lessons lately
But we ain't learnin'

Il viaggio ha dunque una connotazione insieme fisica e psicologica. Il viaggio assume valenza di "viaggio alla ricerca/riscoperta di sè". Il viaggio è, d'altronde, sì un mito antico, ma sopratutto un mito tipicamente insito nell'essenza americana "born in the USA". E, tuttavia, proprio il viaggio sembra immediatamente essere sconsolato, come svuotato dei suoi significati.

We're the same sad story that's a fact
One step up and two steps back

Anche questa volta il video risulta essenziale.


L'entrata in città è ripresa dall'interno di una macchina (la stessa su cui l'autore sta viaggiando) e assume quasi la connotazione di un porto di mare. Dovremmo trovarci, quindi, in un momento di forte speranza, di aspettative; ma veniamo subito disillusi: l'automobile viene inquadrata dall'esterno mentre è costretta a fermarsi di fronte a un passaggio a livello. Le possibilità di redenzione e rinascita vengono irrimediabilmente negate.
A questo punto la scena cambia e veniamo catapultati nella location che occuperà tutta (o quasi) la parte finale del clip. L'autore/attore entra in un locale. Probabilmente è ormai notte e il posto puzza lontano un miglio di night pieno zeppo di signorine compiacenti, spogliarelli, alcolici e via dicendo. Nonostante ci sia anche una donna apparentemente più "seria" che lo guarda, lui si siede appartato. Da questo momento parte il primo di una serie di clip in bianco e nero fortemente simbolici: due mani che si avvicinano fino a intrecciarsi. Nel momento del contatto osserviamo spruzzi d'acqua e cariche elettriche che dilagano per lo schermo. Inoltre (aspetto da non sottovalutare) agli anulari spiccano con decisione le fedi, gli anelli nuziali.
Il senso di disagio è chiaramente comunicato dalle parole

Bird on a wire outside my motel room
But he ain't singin'
Girl in white outside a church in June
But the church bells they ain't ringing

Il video, in questo senso, segue il testo. L'artista ci fa partecipi del suo stato d'animo.

I'm sittin' here in this bar tonight
But all I'm thinkin' is
I'm the same old story same old act
One step up and two steps back

La voce narrante ha raggiunto la consapevolezza della sua posizione. Guarda le ragazze che ballano in bikini, ma con fare annoiato. Probabilmente sarebbe facile per lui allungare una banconota verso quelle forme curvilinee e passare, così, una serata d'oblio. Ma questa fase, ormai, è stata superata. I flashes si fanno più insistenti e sempre meno chiari: rotaie ferroviarie, piedi che scivolano, mani (sempre munite d'anello) che vanno a sfiorare altri corpi.
L'esperienza amorosa c'è stata, ed è di quelle che non può essere dimenticate. Di più: non è nemmeno di quelle in cui si può semplicemente dire "basta" per porre fine alla storia. Lei non se ne andrà mai dal cuore dell'artista, a meno che non sia quello stesso cuore a cancellarla d'improvviso.
Lui si guarda allo specchio. Si vede, e non si piace. Tira le somme, mette su un bilancino la sua esistenza, la sua personale esperienza.

It's the same thing night on night
Who's wrong baby who's right
Another fight and I slam the door on
Another battle in our dirty little war
When I look at myself I don't see
The man I wanted to be
Somewhere along the line I slipped off track

e capisce che, più si è mosso, più è rimasto fermo. Anzi, peggio...

I'm caught movin' one step up and two steps back

A questo punto, cambia la prospettiva: il narratore vede una donna; un'altra.

There's a girl across the bar
I get the message she's sendin'
Mmm she ain't lookin' to married
And me well honey I'm pretending

Deduce che, come lui, anche lei finge di non essere sposata. potrebbe mettere una pietra sopra il suo passato, abbandonarsi al piacere della ri-scoperta... ma poi si rende conto che ciò non è veramente più possibile. Perchè lei, l'altra donna, è sempre lì.

Last night I dreamed I held you in my arms
The music was never-ending
We danced as the evening sky faded to black
One step up and two steps back

E lui non ha più certezze, se non quelle che riguardano il suo stesso modo di vivere. Per un passo in avanti, ce ne sono sempre stati due indietro. Guardare avanti non è più possibile, perchè lei è ancora lì, nel profondo del cuore, e non sembra volersene andare (per quanto, nella realtà, abbia già levato le tende, e da parecchio).
Le mani che nel primo clip si intrecciavano ora si staccano di colpo. Tutte quelle micro-scene si ripropongono con un rewind a rallentatore. Ultima tinta del quadro, la faccia dell'artista, ripresa in primo piano, che va progressivamente invecchiando per tornare poi, all'ultimo, normale ed estraniata al massimo. Quasi stupita, forse. Come se avesse avuto una rivelazione.

lunedì 4 luglio 2011

Final Countdown



Martedì 5 luglio 2011.
Ancora sedici ore circa
alle 11:30,
mezzogiorno al più tardi.
Vado e torno.





Poi, Dio volente,
sarò un uomo libero.