Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

sabato 20 dicembre 2014

Poesie sparse... 46 - Si Annega #2.26


Dal fondo ambrato scuro dei tuoi occhi 
si è rivelato un dubbio che inatteso 
ha accelerato i battiti e il silenzio 
di due che hanno scoperto lo stupore: 
Le indecisioni a un tratto fatte intense 
si scoprono propense ad un incontro 
di sguardi inconsci, di attimi imprecisi. 

Così ti angosci e c'è un aggrottamento 
muto fatto corteccia alla mia pioggia - 
Ma è un attimo e il sorriso dei tuoi anni 
fiorisce le pupille di chi è solo. 

E naufraga ogni isola e il ristoro, 
se nega di conoscere la terra, 
somiglia all'improvviso in cui l'amore 
è ancora inconsapevole e scompiglia 
i sensi come il vento coi capelli. 


venerdì 12 dicembre 2014

Poesie sparse... 45 - Si Annega #1


E' un attimo e i capelli marezzati
sviolinano una spiccia indecisione
mentre c'è un niente intatto e mattutino
che dà colore ai soffi del tuo vento
E poi si sceglie a caso un fotogramma,
un petalo da cui si può partire
sfiorando gli anni come sopra un prato
E c'è una tenerezza a tratti muta
che in qualche modo più non fa dormire
e scioglie le speranze e incanta un nome
e a pronunciarlo sembra che sia eterno







martedì 2 dicembre 2014

Wasted Poems...1 - Marilyn #4


... and so, finally, we translated Marilyn # 4. First of all to enter the contest "Catello di Duino", and then to give Saintlamb its first page in English.



Often the sound of smiles can be matched
with blinking eyelids ready for every whisper.
Disburied eyes are seen going around:
Found out I shadowed them and then I saw
them playing hide-and-seek with the full moon,
eluding all those non-requested gazes,
casually finding others fellow glances
and standing as the nails upon the Cross.
In a flash of eyelashes something's born
- inside each other now we' re gonna fly
We do - but never whispering our own names.
When it's the moment, then we scream in silence.











mercoledì 26 novembre 2014

Monografie dallo schermo #20 - James Barrie from Neverland


Fa presto mia moglie a rimproverarmi di non averla mai messa a parte del mondo che abito. 
Perché, forte della paziente scorza che mi permea, sono sempre, comunque, stato in grado di perdonarla. 
Perché nessuno si può cambiare o rendere diverso da ciò che è; e io mi rendo perfettamente conto che non è colpa sua se non è capace di volare. 
Come dite? 
Gli essere umani non sono in grado di volare?
... Invece lo sono, eccome! 
Certo, devi voler volare... Devi vestirti della fantasia più sfrenata, devi poter vedere in un cagnone triste un grosso orso trapezista in tutù, devi saper scorgere biechi pirati armati di uncino tra i pizzi e le rughe delle governanti imbellettate che si aggirano per la mia Inghilterra vittoriana. 
Devi avere, insomma, il cuore di un bambino, essere parte dei suoi pensieri felici... che, poi, sarebbero quell'ingrediente segreto, insieme alla polvere di fata, che ti fa sentire leggero fino al punto di sollevarti. 
Cos'altro aggiungere; mi sembra di avervi resi edotti circa le istruzioni per raggiungere la terra del mio cuore... 
Beh, vi fornirò gli ultimi tre indizi:
Primo; nonostante il mio nome di battesimo, James, evochi suggestioni corsare, sento da sempre di chiamarmi Peter. 
Secondo e terzo; la mia è un'Isola che non c'è: se prendete la destra alla seconda stella e poi vi tenete dritti fino al mattino, mi troverete lì ad attendervi... 


Johnny Depp performing
James M. Barrie; 
Finding Neverland (2004)

venerdì 24 ottobre 2014

Monografie dallo schermo 19 - Ponchia Paolino Marco e Cedro from Marrakech Express


Passo incalzante, quasi napoletano; mascella volitiva e sguardo da bullo colto a sognare nell'orizzonte: Ponchia. 

Un accenno di stempiatura, un naso appariscente da insicuro e un figurino esile: è Paolino. 

Capelli ricci e occhiali rotondi, con montatura tardi anni '80 a nascondere occhi da buono: Marco. 

Canottiera di lana da sotto una camicia a scacchi, scarpe da lavoro, barba e capelli in disordine, ma dal taglio giusto: l'uomo che viene dalla montagna è Cedro. 

Prima che la vita ci separasse abbiamo trascorso insieme la giovinezza e le prime occupazioni di un matto '68. Oggi, a testimoniare tutto quel periodo è rimasta solo una fotografia, la stessa di centinaia altre comitive, che ognuno di noi ha custodito gelosamente: dentro a quel riquadro le nostre fronti non si sono ancora imperlate di rughe, né di sudore, e stiamo per giocare a calcetto. 

... è rimasta solo quell'immagine. 
Unita alla certezza che tutti i cammelli del deserto non bastano a comprare un amico e che, a dispetto delle cicatrici, il tempo è in grado di riunire i suoi lembi lacerati persino in mezzo al deserto di Marrakech, davanti a una trivella per pozzi di modeste dimensioni. 




Diego Abatantuono, Giuseppe Cederna,Fabrizio Bentivoglio, Gigio Alberti
 performing

Ponchia, Paolino, Marco, Cedro;

 Marrakech Express (1989)

giovedì 21 agosto 2014

Monografie dallo schermo #18 - Gust Avrakotos from Charlie Wilson's War

Nota informativa: questo post non ha niente a che vedere con l'attuale dibattito parlamentare circa la possibilità di inviare armi ai curdi in Iraq contro l'Isis.



Come dire; c'è questa storiella del bambino e del maestro zen che, mi pare, parli da sola... 
Insomma, c'è un bambino cui, nel giorno del suo compleanno, i genitori regalano un cavallo. "Che bello" esclama lui; il maestro zen dice "vedremo"... Poi il bambino cade da cavallo e si rompe una gamba: mentre tutto il villaggio piange la disgrazia, il maestro zen sussurra "vedremo". Anni dopo, tutti i giovani vengono chiamati in guerra; ma non quel bambino, a causa della storpiatura: "si è salvato" pensa qualcuno; ma il maestro zen dice... Beh, avete capito. Ora prendete me: ufficialmente lavoro per il governo al ministero dell'agricoltura, nel dipartimento importazione mele; ufficiosamente sono un agente della CIA che, a differenza di tutti i suoi colleghi coetanei, è rimasto indietro con le promozioni. Ho studiato finlandese per tre anni mirando, come punto di arrivo, al comando del nostro distaccamento a Helsinki; ma un nuovo vice direttore figlio di puttana ha deciso di bloccarmi qui, al D. C., in uno squallido ufficio dedito a un proposito oscuro e ipocrita, inafferrabile come tutta questa Guerra Fredda. 
C'è da dire che mio padre gasava bevande in Grecia, mentre io me ne sto qui a ingrassare in tutta tranquillità... cominciate ad afferrare il senso di quella storiella insulsa, eh?... 
Mettiamola in questi termini: con, a disposizione, qualche centinaio dei milioni di dollari del Congresso, io e i miei ragazzi possiamo pure infliggere, per la prima volta, un colpo mortale all'Armata Rossa servendoci degli Afghani; ma non so dire se tutto ciò potrà essere considerato un successo, nel lungo periodo. 
L'America mi piace perché non combatte guerre sante: badate, non lo dico perché non creda in Dio. E sì che sono greco, di religione cristiano - ortodosso... ma, almeno in questo gioco, non credo in Dio; anche se, onestamente, ammetto che magari un bel paio di gambe potrebbe farmi cambiare idea...




Philip Seymour Hoffman 
performing 
Gust Avrakotos
Charlie Wilson's War - La Guerra di Charlie Wilson (2007)

domenica 6 luglio 2014

Monografie dallo schermo #17 - Alex Wyler & Kate Foster from the Lake House



Una radiosa promessa dell'architettura e un coraggioso medico in formazione. Abitiamo nella stessa incredibile casa sul lago e siamo pazzi l'una dell'altro. Eppure non ci siamo mai incontrati, fatta eccezione per un paio di frettolose parentesi che ci hanno visti vicini; talvolta vicinissimi, senza però che ci riconoscessimo davvero. 
Due anni ci separano, nel senso più assurdo e inaccettabile. Io sono Alex, e vivo nel 2004. Mi chiamo Kate; a quanto ne so siamo nel 2006 da parecchi mesi.
Il progetto lontano dal tempo e dallo spazio di un architetto trombato negli affetti si mostra, con questo inconcepibile edificio, in tutta la sua affascinante incompletezza; ed è probabilmente per questo che ci piace tanto. Questa casa simboleggia la proprietà, il contenimento e il controllo; ma non il contatto. Complici una cassetta della posta sicuramente un po' magica che ci permette di comunicare e una cagnetta di nome Jack che dorme come un umano, abbiamo costruito un rapporto solo all'apparenza costituito dal semplice scambio epistolare, ma in realtà riempito da lunghe passeggiate per la città, da scritte sui muri che abbattono le stagioni, da soste sotto la pioggia all'ombra di aceri spuntati rigogliosi nell'improvviso di due anni... e da Jane Austen, dalla persuasione che lentamente erode persino le certezze più orgogliose e che fa vincere, a dispetto del tempo e della logica, l'ineluttabilità di certi sentimenti, di certi destini. 



Keanu Reeves & Sandra Bullock 
performing
Alex Wyler & Kate Foster 
the Lake House -  La casa sul lago del tempo (2006)




Nota alla lettura: ovviamente il colore blu è per il personaggio di Keanu Reeves, mentre il rosso va attribuito a Sandra Bullock. 
Si è trattato di un esperimento, quello di far parlare due personaggi nella stessa pagina, nello stesso discorso, senza interromperne la continuità. Il risultato a me è piaciuto.

martedì 24 giugno 2014

Poesie sparse... 44 - Il matrimonio


Specchio del mondo il cielo ha i suoi colori
e li riflette in certe circostanze:
nella bellezza semplice del sole
con il pensiero ai campi già ramati
oppure con un refolo d'estate
che dà sollievo ai corpi nei vestiti
Ma il cielo più profondo lo si scopre
dentro a due occhi quando brilla al dito
la tua promessa e dici che è per sempre...


a Rodo & Vale

giovedì 19 giugno 2014

Poesie sparse... 43



Queste ombre che depositano gli occhi
si sono assecondate a malincuore
e dentro al cono lasciano un odore
di pioggia e marcio come una poltiglia
Adesso che è in ritardo primavera
si sveste a mitigare i mal di gola
e sembra quasi voglia far vedere
che niente è capitato per davvero.


lunedì 2 giugno 2014

Monografie dallo schermo #16 - Ivan Benassi from Radiofreccia

Il nome ha poca importanza dal momento che, dalle mie parti, tutti mi chiamano Freccia. Devo questo soprannome a una curiosa e appariscente voglia che mi campeggia sulla testa, spostata a destra, proprio dove inizia la stempiatura. 
Nonostante sia più vicino ai 30 che ai 20, il mio mondo è rimasto quello di una provincia italiana come tante, da vivere con una spensieratezza prossima alla delinquenza e al vandalismo. 
Sono gli anni '70: l'eroina sta arrivando persino qui a mietere stronzi a fiaschi e, finalmente, esistono le FM. In realtà io faccio l'operaio: quello che si è innamorato davvero di queste onde invisibili, in grado di attraversare il vuoto come il cemento, è Bruno. E però questo della radio è, non dico un mondo, ma un sistema che mi affascina subdolamente l'inconscio. Cioè, di notte, se proprio non riesco a dormire e il lambro è finito, non è che mi piaccia, però mi riesce naturale infilarmi una sigaretta tra le labbra e le orecchie tra i cuffioni e starmene lì a parlare, come in una confessione, dell'unica grande Inter, dell'inflazionata voglia di fuggire, della merda che ti fa mangiare la vita... e di quell'altra grande merda; l'ero, ancora lei: di come sappia portare un uomo a farsi fuori da solo, lentamente, nel giro di una notte, facendosi una paglia mentre si gusta i falò di due macchine rubate. 

Stefano Accorsi performing Ivan Benassi
Radiofreccia (1998)

sabato 26 aprile 2014

Mamma, yashal e I Giganti


La mia mamma ci ha lasciati.
26 aprile 2014, h 23.30.

Piango tutte le lacrime che fino a pochi giorni fa restavano invisibili, nel cuore, ma che non si esprimevano... Ci saranno angeli che le porteranno via, direbbe qualcuno.

Già; perché oltre a piangere a scatti, intermittente come il lumicino di una ambulanza, c'è una altra cosa che riesco a fare. Ascolto "Yashal" e "Una poesia anche per te" di Elisa. Non riesco a farne a meno.

Yashal, una parola Navajo che, se ho ben capito, dovrebbe significare più o meno "viva la vita"...

Perché la mia mamma, banalità delle banalità, ma non per questo meno vero, amava la vita, la amava disperatamente e l'ha amata fino a quando le è stato concesso. Lei aveva tanti progetti e tante cose da fare. Lei sì. Lei voleva tanto accompagnarmi a un concerto dei Rolling Stones; credevamo che quella del Circo Massimo sarebbe stata una splendida occasione per goderceli insieme. Io avrei voluto portarmela dietro ad ascoltare dal vivo Elisa; ma era già troppo, troppo debole...

C'è una poesia che scrissi al termine della scorsa estate; quando le venne diagnosticato il tumore. Si chiama "I giganti". Ne trascrivo la prima stesura... :

Qui attorno già lo spazio si è ristretto
non stanno i libri più sul tavolino 
e lavorare stanca e si fa duro. 
Di là si mostrano una buona volta i clivi
e quell'arsura che ci ha intossicati 
svanisce e porta via l'indefinito: 
noi ci scopriamo più tristi e più soli. 
Come giganti stiamo per un mondo 
sottodimensionato, preparati 
a sopportarne il grave sulle spalle 
Ché dove siamo non si torna indietro. 
Questo alla lunga è il peso dei ricordi: 
un trauma che si forma mentre vivi.



Una poesia anche per te. Questa è la mia poesia per mia madre.
Questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve.

Questa invece è Yashal. Di seguito il testo.




I've tried and I've tried to forget about you 
Just little lies for myself 
And you.. you were innocent and true as can be, 
And now you are not here with me 

I've tried and I've tried to forget about you 
Just little lies for myself 
You were innocent and true as can be, 
And now you are not here with me 

I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
I need to know that you'll come back to me... back to me.. 
And you'll come back to me 
In my arms 

Your name is Yashal 
Strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 
Your're strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 

Yashal… 
Yashal… 
Yashal… 

I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
But I need to know 
That you'll come back to me... 
In my arms 
Oh, you'll come back to me (back to me) 

You're name is Yashal 
Strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 
Strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 

Yashal… 
Yashal… 
Yashal…

sabato 19 aprile 2014

Niente di nuovo sul fronte orientale - da Hitler a Putin


1933: Adolf Hitler fa votare al Reichstag il decreto dei Pieni poteri. L'esperienza democratica nella repubblica di Weimar, in Germania, si conclude ufficialmente con questa data.

Nello stesso anno, in Austria, il primo ministro Dollfus passa alla prassi di "governo per decreto": con questa mossa mette sì fine al parlamentarismo; ma, pure, limita le pretese degli austriaci nazisti.

Il 25 luglio del 1934 Dollfus viene assassinato.

Nel marzo del 1938, e per esattezza il giorno 12, avviene l'Anschluss, l'annessione dell'Austria alla Germania. Le popolazioni tedesche convergono in un unico stato, nonostante l'articolo 80 del Trattato di Versailles (1919) vietasse esplicitamente una tale inclusione.

Per il 10 aprile viene indetto un plebiscito atto a ratificare l'avvenuta annessione. L'8% circa degli aventi diritto al voto viene escluso dal plebiscito per motivi politici o di razza.
La consultazione si svolge in un clima incredibilmente teso: è completamente assente qualsiasi forma di campagna elettorale avversa all'annessione. Ci sono casi di cittadini che, per paura, votano pubblicamente per il "sì", rinunciando al segreto dell'urna pur di evitare ritorsioni.

Pochi mesi dopo, Adolf Hitler comincia la sua campagna propagandistica contro la Cecoslovacchia. Il fine, certo non sottinteso, è la appropriazione dei Sudeti: una regione ricca di risorse ma etnograficamente eterogenea; comunque perlopiù di lingua tedesca.

In seguito alle manovre della Wehrmacht seguenti l'Anschluss e alle pretese inaccettabili dei rappresentanti politici nei Sudeti, il governo Cecoslovacco decreta la mobilitazione generale. La situazione rischia di precipitare.

Perciò, il 30 settembre del 1938, si consuma nel giro di una notte la Conferenza di Monaco tra Italia, Germania, Francia e Regno Unito. Con questo evento le potenze europee consentono l'annessione dei Sudeti al Reich tedesco e sacrificano la Cecoslovacchia nel nome della pace in Europa.

Celebre resterà la dichiarazione di Winston Churchill al termine della Conferenza:

Potevamo scegliere tra il disonore e la guerra. 
Abbiamo scelto il disonore; avremo la guerra. 

Da notare che già dopo l'annessione della Saar, nel 1935, Adolf Hitler aveva dichiarato di non avere altre richieste territoriali da avanzare.


Ora, ATTENZIONE:

Antefatto

Impossibilitato dalla Costituzione a ricoprire la carica di Presidente della Federazione Russa per un terzo mandato, Vladimir Putin favorisce l'elezione del suo "delfino" Dmitrji Medvedev che, nel giorno del suo insediamento (7 maggio 2008) nomina Putin suo Primo Ministro.

Il 27 maggio del 2008 la Repubblica Bielorussa, nella persona del presidente Lucascenko, nomina Putin Primo Ministro dell'Unione Russia - Bielorussia.

Parallelo (ciò che ci interessa) 

Modificata la Costituzione, il 4 marzo del 2012 Putin viene eletto per la terza volta Presidente della federazione Russa.

Viktor Juscenko, da banchiere, crea la "grivnia" (la valuta nazionale ucraina) e abbassa l'iperinflazione dal 10'000% a poco meno del 10%, riuscendo nel contempo a difendere la sua valuta dalla crisi finanziaria russa del 1998. L'Ucraina, così, diventa davvero un paese indipendente, anche economicamente. Nel 1999 Juscenko viene nominato, a sorpresa, Primo Ministro.

Nel 2004 Juscenko accusa un avvelenamento da diossina che finisce per sfigurarlo. Le circostanze che portano all'avvelenamento restano misteriose.

Yulia Timoscenko, prima alleata di Juscenko e successivamente a sua volta Primo Ministro, viene coinvolta in un incidente stradale etichettato subito come circostanza dal sapore politico (2002).
Coinvolta in un processo di malversazione di fondi pubblici a causa di un accordo con la compagnia russa Gazprom, viene condannata a 7 anni di carcere (2011).

Nel 2014, in seguito agli episodi di rivoluzione in Ucraina, il filorusso Presidente Janukovich ripara in Russia e Yulia Timoscenko viene liberata.

La Crimea viene annessa alla Federazione Russa. Con 20'000 soldati russi presenti sul territorio più altri 40'000 in attesa al fronte si svolge un referendum circa l'avvenuta annessione. Non abbiamo dati attendibili circa l'affluenza della componente tatara (storicamente anti-russa) alla consultazione.

La regione di Donetsk si autoproclama repubblica indipendente e dichiara, immediatamente dopo, di volere essere annessa alla Federazione Russa. Ufficialmente tutto si svolge per volontà popolare e non sono presenti sul territorio forze armate russe.

Aprile 2014: il governo di Kiev dichiara di avere arrestato 23 soldati russi in territorio ucraino.


80 anni fa come oggi: c'è un precedente cui fare riferimento, ed è il precedente più pericoloso della storia. In entrambi i casi le regioni interessate sono state in un primo momento occupate militarmente (in maniera più o meno ufficiale). Così come, in maniera più o meno ufficiale, sono state operate precise e mirate esclusioni dal diritto di voto. In entrambi i casi si è realizzato, o si è provata a realizzare, la messa al bando/eliminazione fisica dei leader locali "dissidenti".

L'Ucraina, come la Cecoslovacchia nel secolo scorso, potrebbe essere "sacrificata" nel nome della pace?


domenica 30 marzo 2014

Poesie sparse... 42 - con tante scuse Post Factum


I: [...] sul tavolo ho lasciato una poesia: 
se vuoi te la regalo... tanto non saprei cosa cazzo farci.

L: non è proprio una cosa bella da dire. 


No, in effetti non lo è. C'è che quando bevo divento un po' stronzo, più che altro acido: tiro fuori una cattiveria che si esprime sempre e solo verbalmente, a parole e basta, perlopiù in piccole parentesi o note di colore che di solito rivolgo a me stesso... In realtà non volevo dire ciò che ho detto (ero parecchio alticcio, sì). Probabilmente intendevo sminuire il gesto di una poesia fresca fresca lasciata su un tavolo. Ecco, potessi scusarmi e rigirare quella scena, sotto di qualche giro, immagino direi così: ...

I: una serata splendida. Sul tavolo ho lasciato una poesia: 
ci lavoravo da settimane e sono appena riuscito a darle un senso. 
Se ti può fare piacere te la regalo; 
in fondo è figlia anche di questa notte: te la devo 
e spero che ti piaccia.

 - ... Peraltro l'ho già copiata sul taccuino (proprio a voler parafrasare) -

... e grazie ancora!

facendo mio un concetto letto in questi giorni tra le pagine di Come un respiro interrotto, ultimo libro del buon vecchio Fabio Stassi, potrei aggiungere a questo bel teatrino che, in fondo
Noi siamo ciò che non diciamo



Abbandonata, quasi in disincanto 
il marciapiede e l'etere invocavi 
intrisa a una preghiera a un'ansia al nome 
di lui che non risponde e non arriva. 
La strada mostrerà le sue intenzioni 
... ma intanto quella ciocca silenziosa 
la soffi via perché ti annoia il naso. 
Nel gesto c'è qualcosa che sorride 
- quasi un momento, che ha come stupito 
chi ti ha guardata, chi ci ha fatto caso: 
Data la geometria di certi istanti 
sa che lo hai visto sai che ha visto te. 

Un dubbio ormai ti ha messa in discussione 
per un secondo forse o forse meno 
e aveva quel sapore di sirene 
che insinuano un attracco come un porto. 
Si abbassa la marea e spuntano fuori 
i sogni e i desideri - erano foto 
sepolte nei cassetti tra i monili. 
Mentre ci pensi il ciglio della strada 
ti tiene in una scelta e pare un limbo. 
Sul ciglio della strada ha vacillato 
questo tuo vivere ore e chiaroscuri 
con le carezze, ma senza i colori... 

domenica 16 marzo 2014

Elisa al Palalottomatica - Impressioni foto e Fiori


Ieri sera, durante la magica tappa a Roma del tour L'anima vola di Elisa, mi trovavo appunto al Palalottomatica e, dentro allo zaino, avevo una copia delle mie poesie, Roses in the rain, inserite in una busta di carta bianca.
Quando è arrivato il momento dei brani su richiesta, in assenza di meglio ho tirato fuori la mia ampia busta, con tanto di poesie dentro, e ci ho scritto su un lato, calcato il più possibile "UNA POESIA ANCHE PER TE". Elisa aveva terminato il primo dei brani su richiesta, Swan mi pare, e riceveva gli applausi proprio da quella sezione del palco che avevo più vicina. Ho esposto il mio rudimentale cartellone più in vista possibile mentre lei si girava nella mia direzione.
Mi ha visto e, indicando verso di me, ha annuito. Sorrideva e, per ringraziarla, le ho mandato un bacio, cui ha avuto il garbo di rispondere a sua volta.
Quindi le ho lanciato la busta.
Lei l'ha presa e l'ha poggiata sul piano. La busta con il mio libricino è rimasta lì per un po'. Poi chissà. Chissà.
Magari adesso si trova nella spazzatura.
Magari adesso Elisa mi sta leggendo...


Foto Concerto Elisa Palalottomatica - Roma 15 marzo 2014 - L'anima vola Tour



























Adesso, però, ho voglia di condividere l'introduzione a Flowers, una delle ultime sezioni di Roses in the rain, sviluppata circa un anno fa. Si tratta di 9 distici, 9 coppie di versi. Ogni coppia può essere letta individualmente, oppure possono essere considerati, tutti e 18 i versi insieme, come un piccolo quadretto di primavera.



... Poche cose a questo mondo sono belle come i fiori. Forse, solo i fiori mentre nascono, in primavera. 
realizzare, con l'avvento di marzo, che sui rami ancora spogli lungo i viali stanno preparandosi a nascere delle piccolissime gemme, ancora tutte chiuse, è un'emozione difficilmente esplicabile. 
Se si è fortunati, poi, è possibile scorgerne, di tanto in tanto, qualcuna di prematura che, insolente e bizzosa, osa far mostra di un paio - quasi mai di più - di foglioline verdi verdi, grandi sì e no l'unghia di un dito mignolo. E si sa, inevitabilmente, che non c'è più alcun inverno. 


le gemme sopra i rami in tutta fretta/
sbocciano audaci e il cuore si ammanetta//

tra certe prime foglie il sole mesto/
bacia la vita e nulla fa più testo//

pure a suo tempo germogliò il roseto:/
ogni petalo schiuso ha il suo segreto//

fioriscono gardenie ed oleandri/
il paradiso pure ha i suoi meandri//

fu il turno di begonie e di gardenie/
ed era primavera senza nenie!//

i primi fiori a terra, gialli e vivi/
specchi d'amore ridono giulivi//

bocci indifesi si offrono alla brezza/
decisa che solletica e accarezza//

i petali si seminano intorno/
la vera primavera dura un giorno//

un albero solingo ancora bianco/
si scusa con l'inverno andato stanco//

domenica 9 marzo 2014

Poesie sparse... 41



Nell'ansia di una notte c'è del verde 
e le intenzioni di chi ci si affida 
con le impressioni ingenue di una luce 
vanno a finire, come spesso accade, 
nell'anima innocente di una sedia. 
Perché una sedia gambe accavallate 
promette e pure spinge a immaginare 
esiti incerti tinti a lieto fine. 
Perché con i lampioni sotto ai piedi 
è lecito sognare - dalla strada 
lontani - in mezzo al vino quando i treni 
rallentano a sperar buona fortuna.


venerdì 14 febbraio 2014

Monografie dallo schermo #15 - Anna Scott from Notting Hill


Quello che nessuno si degna mai di pensare è che, nonostante tutto, anche una grande attrice di Hollywood resta, comunque, solo una ragazza. Una ragazza come tante, una persona semplice cui può piacere persino mangiare in un fast food, o scavalcare con la complicità della notte la recinzione di un giardino solo per sedersi su una panchina in pietra e baciare un ragazzo appena conosciuto. 
Sono Anna Scott, la donna del momento, la stella più pagata del cinema: è innegabile. 
Ma pure sono, e resto, quella bambina innamorata dei cartoni animati al punto di registrarsi negli alberghi come la "signora Flinstone". 
Sono una ragazzina con il sogno di una vacanza in giro per il mondo che mi è rimasto strozzato qui, in gola, dalle necessità impellenti della mia fulminante carriera. Probabilmente è stato per questo motivo, per ingollare ancora una volta la pillola delle mie dorate restrizioni, che mi sono intrufolata di soppianto in un affollato quartiere londinese per mettere piede in un negozio di libri sui viaggi. 

Tuttavia nessuno sceneggiatore, neppure il più audace tra i registi che ho conosciuto, avrebbe mai osato propormi un copione secondo cui, varcata quella soglia, la ventenne di successo più desiderata al mondo avrebbe finito con l'innamorarsi del classico commesso, sfigatello e spiantato, dal capello "floscio" eppure così sensuale... 


Julia Roberts performing Anna Scott
Notting Hill (1999)

domenica 26 gennaio 2014

Poesie sparse... 40


Si sfiorano le nubi a inamidare
riverberi di cielo rosa e azzurro
confusi come certe ore d'autunno

Giorni passati a domandare strade
che scorgano la propria fine altrove -
 nel mito di una donna, di un portone -

sono ormai schiusi e immaginano viaggi
senza un rumore che non sia di vento
perché è così che fanno i vivi e i matti...

Austera come un'ombra di betulle
e sola in mezzo ai battiti avventati
di case in dormiveglia ti ho alle spalle:

appena so chi sei ma riconosco
la figurina tua, la camminata
il dubbio sciolto grazie alla sciarada.

Sfioriscono i lampioni concentrati
a indovinare sagome nel buio:
fuori dal mondo cadono i divieti.

Calcato nella pagina il silenzio,
c'è chi non crede, c'è chi sopravvive
di desideri e di già perse sfide.

Negli occhi tuoi bivacchi beduini
Negli occhi miei un deserto senza fini.





Ricordo come fosse ieri quando e dove è nata la lirica che ha inaugurata le PoesieSparse, poi etichettata come Città di notte #1: ero al quarto anno di liceo, costretto a frequentare un corso di recupero in matematica. Chiesi di andare in bagno e, passando lungo il corridoio, ebbi l'occasione di vedere tutte quelle aule vuote e buie, illuminate appena dai lampioni esterni, per la strada: ... uno spettacolo così inusuale, e irreale, per uno studente...!
Da allora è passato un po' di tempo, già cinque anni.
Certe PoesieSparse le ho postate veramente per gioco e di qualcuna oggi mi vergognerei profondamente. Ma non ne cancellerò nessuna (per ora); innanzitutto per non sballare troppo la successione numerica e poi perché ognuna ha a suo modo contribuito a migliorarmi, è parte di un itinerario che ho percorso... Quello dell'esercizio poetico, dello sforzo alla scrittura, anche quando non se ne avrebbe voglia, anche su temi che di poetico avrebbero di per sé poco o niente...

Dalla n.26 in poi, specialmente, qualcuna l'ho amata davvero. E, nonostante poi gli abbia attribuito un nome, per me continuano a chiamarsi, appunto, ps#26, #32, #39... con oggi si arriva alla quarantesima. La figlia di una evoluzione difficile e affatto scontata,  un prodotto che mi ha fatto molto penare per ventiquattro ore buone, di una musicalità studiata - tutta assonanze e consonanze, carica di suggestioni e presentata in una forma per me insolita.

Le voglio bene e, a ragione, credo di poterla definire come il miglior "buon 2014" che mi potessi augurare.

domenica 12 gennaio 2014

Poesie sparse...38


E' assurdo in una notte partorire
senza disegno, senza poi motivo
la voglia più improvvisa del suo viso. 

Tra i passi dell'istinto ciò che appare 
spesso è un dettaglio, un'impressione, un mondo 
che sgorga da un'occhiata trasparente 
oppure dalle labbra ancora aperte 
e c'è un sospiro o forse uno stupore 
ma non si sa smorzare né finire 
e non si può fissare o trattenere. 

Se ne esce appena un alito, una nebbia 
avvolge tutto e allora anche i sorrisi 
si schiudono a imitare i girasoli...




Visto che oggi è oggi, approfitto per farmi un paio regali: il primo è questo video; il secondo è il senso che finalmente ottiene nei confronti della poesia che si sforza di presentare...


... e, se c'è, il segreto è fare tutto come se vedessi solo il sole 
e non qualcosa che non c'è.






giovedì 2 gennaio 2014

Poesie sparse... 39


Due regali per cominciare al meglio questo 2014: il primo è mio mio; il secondo viene dagli studios della Disney...

Nel buio dei ricordi la calura
torna di quella notte - dal vestito
rispuntano le gambe e tra le pieghe
profonde e sottilissime un contorno
c'è indefinito come in un presagio.
Svanisce ogni misura, le parole
perduto il tempo sono ormai smarrite:
C'era la luna, già si denudava?
O casta sotto il mondo era nascosta?
Tu c'eri, ma al riparo dalle stelle
tra cenni non distinti e foglie d'olmo.
Io c'ero, capitato in un silenzio
che senza una ragione il tuo mistero
muto un momento ha fatto palpitare.




C'è, naturalmente, una Poesie Sparse #38... ma ci tenevo particolarmente a iniziare l'anno con questa e nessuna altra poesia... e ciò che è giusto è giusto. A presto, prestissimo, la numero 38!