Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

sabato 29 maggio 2010

Benedition is Over



Questo è (forse) il post più inutile che abbia mai pubblicato.
Forse (al contrario) il più sensato... chissà.
Giovedì 26 maggio 2010: il braccialetto bianco si è finalmente spezzato.
Era un banalissimo filo di cotone arrotolato tre volte intorno al polso: il nodo (che non ho mai capito con quale fottuta logica fosse stato realizzato) era opera di un monaco tibetano che aveva provveduto, tra le altre cose, a incensare tutto il braccio recitando benedizioni su benedizioni in non so quale dialetto indocineseafghanoshaolin. Ero convinto che il filo avrebbe retto cinque mesi scarsi; è durato due anni.
Mi ero quasi assuefatto all'idea che quell'affare inutile potesse contenere davvero una sorta di benedizione, di portafortuna. Anche per questo non lo avevo mai tagliato, nonostante (d'estate sopratutto) a volte stringesse.
Sarò più di un ingenuo, più di un illuso, più di un pazzo, più di-tutto-quello-che-caspita-vi-pare, ma sopratutto ultimamente, dopo gli ultimi irreali avvenimenti, mi stavo convincendo che quel cazzettino bianco fottutamente sporcato dal sudore e dal tempo potesse veramente essere diventato un salvavita, un qualcosa che mi proteggesse veramente.

Ma ora... si è rotto. Il 26 maggio 2010. Esattamente un mese dopo quell'altro avvenimento, quello che forse è stato il più importante della mia vita, il 26 aprile 2010.
Sono un simbolista, probabilmente. Eppure sta maturando una certezza in me: sciocca, bambinesca, ridicola; ma sta maturando.
Probabilmente ciò che è accaduto non è benevolo come potevo pensare inizialmente, e il braccialetto non ha retto di fronte a tanto male.

Bando ai convenevoli dunque; il requiem per il braccialetto è ufficialmente finito.
La benedizione pure.

Benvenuti nel mondo reale.

giovedì 20 maggio 2010

Era destino... Una Coppola calata sull'innocenza

Si dice "i casi della vita"...


Erano giorni di ottobre 2008: le radio non facevano che passare da mesi i singoli di lancio del nuovo album di Cesare Cremonini. Io avevo visto il video di Dicono di me sul tubo, e mi aveva fatto ridere. Nei bar, a scuola, alla radio accesa mentre ero a cagare o negli intermezzi tra le partite (in testa, insomma) non facevano che passare Le sei e ventisei.
Decisi di scaricare il brano da emule, come se il semplice download di un pezzo possa bastare a fartelo sparire dalla memoria. La cosa bella è che quando andai a cliccare sulla canzone la musica che ne uscì fuori non era quella che pensavo: come molti altri fortunati della rete ero incappato per caso in una composizione di 4tu, artista di cui mi innamorai immediatamente. La canzone in questione si chiama "E' l'una e fuori piove", ma all'epoca non potevo saperlo. Andai quindi a spulciare tra siti e blog cercando di sapere perlomeno chi fosse l'autore di quella meravigliosa armonia di note e versi: come parole chiavi inserii "tutto resta uguale" che era un po' il ritornello del pezzo. Il primo risultato utile che google mi sponsorizzò fu (appunto) "Tutto resta Uguale" di tale Fabrizio Coppola. Fiondato su youtube, dunque, ho cercato altri brani di quello che, ne ero certo, sarebbe diventata a breve la mia nuova fissa. Il primo link che trovo mi da una canzone dal titolo intrigante: "Cerco ancora Te". Me ne sono innamorato immediatamente, come mi ero innamorato di "E' l'una fuori piove", senonchè... la voce non era la stessa, e di conseguenza io stavo ascoltando un altro ancora. Troppo mi ero allontanato ormai da quelle tristine Sei e ventisei di partenza.
Coppola ha impresso da subito un nuovo ritmo nella mia percezione delle cose, della musica, e delle problematiche sociali: visto che emule offriva poco suo, comprai su Itunes tutto il suo disco Una vita nuova, rinunciando temporaneamente al primo lavoro, La superficie delle cose.
E poi... beh, i casi sono veramente tanti: in quei giorni l'Italia assisteva a episodi di razzismo veramente fuori dall'immaginazione: a Milano veniva ucciso Abdul Salam Guibre, detto Abba. Un cittadino italiano di origine straniera. Ucciso a bastonate. Colpevole di aver rubato un pacco di biscotti.
E qui, tra Roma e Guidonia non ce la passavamo meglio... Le violenze e i soprusi contro i romeni sopratutti, un clima di crescente xenofobia e paura, i soliti avvoltoi che speculavano in tv sulle nostre piccolezze... Era nei dì di Natale: uscì l'EP "La stupidità". In freedownload, per l'importanza della causa.

"Ho scritto “La stupidità” di getto, una domenica pomeriggio poco prima di Natale. Nel giro di mezz’ora era tutta lì, con il testo e la musica come potete sentirli. Era già da un po’ che volevo scrivere un brano del genere, una specie di blues urbano contemporaneo ma non trovavo le parole giuste.
Poi le parole sono arrivate, tutte insieme, come accade solo raramente. E sono il frutto dell’amarezza, del dolore e della rabbia per quello che sta succedendo nel nostro paese da un anno a questa parte.
Due episodi su tutti mi hanno particolarmente colpito: l’omicidio di Abba e il pestaggio di Emmanuel Bonsu. Il primo ad opera di due privati cittadini, il secondo perpetrato da agenti della Polizia Municipale di Parma. E, oltre a questi episodi specifici, il generale clima di intolleranza, di paura e di razzismo generato da una larga parte dei media." (http://fabriziocoppola.wordpress.com/2009/04/18/due-parole-sul-nuovo-singolo/)


Coppola mi ha cambiato. Anche perchè, leggendo tra siti e blog si musica alternativa, spesso parlando di lui aleggiava anche il nome del Boss... e se senti parlare di Bruce Springsteen, prima o poi lo senti anche suonare, e allora... il danno è fatto! Hai creato un Boss-dipendente.

... E siamo partiti da qualche amico di troppo che ti rincoglioniva con Cremonini...


Curiosità finali: Coppola mi ha condizionato moltissimo anche dal punto di vista poetico. Più volte mi sono capitati dei "blocchi" dello scrittore, risolti grazie a una sua canzone ascoltata al momento giusto. La prima parte della mia ultima raccoltina (Come il cielo quando curva) è intitolata "La città che muore" proprio in onore di uno dei suoi brani più noti. E se vi volete divertire a spulciare tra le cazzate che scrivo io (dopo essere diventati, naturalmente, fan accaniti di questo alternativo milanese) troverete senza dubbio qualche cosa in cui si respira anche la sua musica e la sua poetica...

martedì 11 maggio 2010

Se chiudi gli occhi poi.... Nuvole di Cenere

Allora...

Tante sarebbero le cose da dire, forse troppe; Più ancora sarebbero state le cose da scrivere in questi giorni, certamente in sovrannumero.

Avrei voluto scrivere qualcosa sugli ultimi scandalosi arbitraggi o sulla morte del calcio italiano targata lazio - inter e datata 2 maggio 2010.
Avrei voluto scrivere qualcosa sulla medianità e su certi curiosi episodi capitati molto recentemente... Ma non l'ho fatto.

E poi capita. Capita che una mattina che puoi svegliarti tranquillamente senza dover pensare a un cazzo a parte le due interrogazioni del giorno successivo e al nuovo cd del Liga, ti metti al pc e youtube ti ricorda che un tuo "amico" cantautore ha caricato una nuova canzone. E allore ci clicchi sopra, la stai a sentire e hai una strana sensazione: vorresti spaccare tutto, metterti a gridare... poi arrivano 4 sigarette e una mezza birra (dopo il caffèlatte) a far tornare la situazione in pace con se stessa. Ma qualcosa di diverso resta, è passato, e sai che c'è un'emozione vissuta su cui, comunque, non puoi più scrivere sopra.



La sera è il momento bastardo della giornata perché, complici i rumori del paese che si attenuano e una luce tenua filtrata dal tramonto, incominci a pensare. E pensi a quello che non hai più, quello che non è più tuo e non importa se era poco o tanto... Sai solo che ti manca e istintivamente alzi gli occhi al cielo perché sai che è il suo stesso cielo. Quello non cambia e mai lo farà. E le domande crescono, ma le risposte le puoi solo immaginare...
La puoi chiamare nostalgia o malinconia ma per me è solamente un po di vita che ogni sera un sole stanco ti fa rivivere per dopo portarsela via silenziosamente.
- 4tu -