Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

lunedì 27 aprile 2015

Progetto poetico Whydah Gally

Il 26 aprile, in realtà, è una data importante anche per un altro motivo (un altro? Diciamo pure un altro paio, ma vabbé).

Nella notte tra il 26 e il 27 del 1717, infatti, affondavano nei pressi di Wellfleet (Cape Cod, Massachusetts) la Sultana e la Wydah Gally, ovverosia le navi del pirata Samuel Bellamy.

Ventottenne, dopo appena un anno di carriera bucaniera che lo aveva visto abbordare una cinquantina di velieri, il Principe dei pirati veniva tragicamente risucchiato dal fondale marino.

Per Black Sam, la Wydah Gally era stata molto più di una conquista: era un punto di arrivo definitivo, una nuova possibilità di vita. Il nostro, secondo le cronache, si diede alla filibusta essenzialmente per amore: aveva una ragazza da sposare e necessitava di denaro. Semplice semplice.

La Wydah era un galeone spagnolo che seguiva la rotta degli schiavi e che aveva giusto caricato un ingentissimo quantitativo di oro e preziosi. Bellamy, insieme alla sua ciurma (composta perlopiù di schiavi liberati) otteneva così, inaspettatamente, l'occasione di smettere anzitempo con la pirateria e di ritirarsi a vita privata.

Il destino non gli fu amico, come ben sappiamo.
Ma l'immaginario comune ha scolpito, dentro di sé, un bel ritratto del Pirata gentile, anche a causa della sua disgrazia. Pare infatti che Bellamy non facesse mai più male del necessario alle sue vittime e che, anzi, talvolta gli equipaggi abbordati fossero felici di unirsi a lui.
Aveva l'abitudine di fare un "giro di prova" sulle imbarcazioni catturate e, qualora non le ritenesse migliori della sua, consentiva ai proprietari (depredati sì, ma incolumi) di proseguire lungo la propria rotta. In caso contrario effettuava uno scambio, tra la nave conquistata e la sua.

La cosa, a livello ideale, mi fa impazzire: la Wydah era una nave di schiavisti. Gli schiavi l'hanno catturata, vedendo in essa il miraggio di una vita che gli era stata negata. Di un nuovo inizio.

Con questa prospettiva dunque, di nuovi inizi e sogni finora negati, si è aperto da ieri il nuovo progetto poetico Wydah Gally. Significa, banalmente, che abbiamo il titolo per il prossimo libricino di poesie che regalerò in giro. Che abbiamo un contenitore per tutto ciò che ha seguito le ultime Roses in the rain, da settembre 2013 a oggi... e seguire.

Amici grafici avvisati, mezzi salvati.

mercoledì 22 aprile 2015

Poesie sparse... 49 - Le palpebre che calano sul mondo

Questa purtroppo ha un anno. Dolorosamente.

Mamma richiude gli occhi - è un po' più stanca 
e nulla la farà più stare bene. 
I giorni si assomigliano - sfumati
tutti i contorni non c'è un dopo o un prima 
ma soprattutto adesso non c'è un dopo. 
Mamma ha richiuso gli occhi e io ho paura 
che questa volta possa non riaprirli. 
Si perderà i nipoti la mia laurea 
l'esito dei concorsi la pensione 
il mutuo meritato infine estinto. 
Non li aprirà mai più sul Nicaragua 
o sulle chiavi che papà si scorda. 
Non rivedrà le luci di Natale 
o il sole che si suda a ferragosto. 
Non piangerà alla prossima parata 
né per il primo fiore a primavera. 
Mamma riapre gli occhi e un lumicino 
già punta sfilacciato al suo domani. 
Mamma sospiro affranto mi perdona 
e mi ringrazia e mi si raccomanda 
di non tornare tardi. Mamma lotta 
sconfitta il tempo a battiti roventi 
sotto una pelle gialla che era sua. 
Per ora è solo sonno - ora mi volto 
verso l'abisso e sono pure mie 
mentre mi aggrappo matto a ogni momento 
le palpebre che calano sul mondo. 


giovedì 16 aprile 2015

Mandorlato alla Garcia Marquez - racconto dialogato

A un anno dalla scomparsa di Gabo, il caso ha voluto che mi trovassi a scribacchiare questo raccontino. Centonistico ovviamente, come gli altri della serie cui appartiene.
Non ho la pretesa di credere, né di far credere ad alcuno, che abbia saputo rendere un po' di onore all'anima o all'intelligenza di Garcia Marquez, uomo o scrittore che si voglia.
In realtà non c'è nemmeno bisogno di tutto ciò. Perché questo qui, quello che appare, il vecchio che è passato da queste parti, è il mio Garcia Marquez. Gabriel Garcia Marquez come io, personalmente, l'ho conosciuto e reinventato dalle pagine di lui che ho avuto modo di leggere. Quindi parla a me. E di me, in una certa misura. E se qualcuno non è d'accordo, può benissimo starsene in silenzio e cambiare pagina.
Perché, a voler vedere, nemmeno si chiama Garcia Marquez, questo personaggio qua...

17.IV.2015 
h 01.21 a.m. 


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Un bravo scrittore si riconosce da quanto butta nel cestino della carta. 


giovedì 9 aprile 2015

Poesie sparse... 48 - L'ultimo Boy Scout


Resta la dignità, pronta all'esilio: 
Il mondo è un po' più giungla e chi comanda 
sono serpenti iene e alligatori. 
Leoni sonnacchiosi, tutto intorno 
ci si è fatto il deserto e nella sabbia 
stiamo col muso all'ombra di chi fummo. 

Non corrono gli gnu né le gazzelle 
Non è rimasto un osso od un miraggio 
a stimolare imprese. C'è la fame: 
il solo bieco istinto deteriore. 
La mia savana brucia, in ogni sterpo 
la verità è sottesa solo al fuoco. 

Tra le macerie sono un re di braci. 
Nella sconfitta resto un re che tace.
















Roba vecchia, in realtà.
Il titolo (e solo il titolo) è un omaggio al mitologico Bruce Willis e al ruolo che ha interpretato nel 1991.
Da quella pellicola si può, semplicemente, trattenere il facile concetto di:
Boy Scout = Persona Onesta.
Ogni altro riferimento, al Movimento Scout, o alla figura del Boy Scout, o a scouts realmente esistenti, è molto al di là di quelle che sono le reali intenzioni dell'autore.

[Precisazione necessaria per contingenze biografiche]