Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

sabato 27 aprile 2013

Monografie dallo schermo #4 - Tom Booker



Ho studiato ingegneria e vissuto a Chicago, da giovane. E mi ci sono pure sposato, a Chicago, con una musicista di lì che suonava Bach in modo tale da farmi credere che non si potesse ascoltare nulla di così meraviglioso... Ma il mio matrimonio ha fatto in fretta a naufragare; così sono tornato all'ovile, nel senso più letterale del termine, mettendo definitivamente le radici presso la fattoria della mia famiglia, nel Montana. Banalmente possiamo dire che è stata la vita a mostrarmi, con le cattive, quale fosse davvero il mio luogo e se mi incontraste, per caso, su una piccola dimenticata strada di provincia mi prendereste per il classico rude cowboy che sono: ma questa, in fondo, è una maschera, seppure molto ben portata.

Hanno pure scritto degli articoli su di me, per alcune riviste specializzate. Dicono che io sia un "horse whisperer", uno che sussurra ai cavalli cancellandogli i traumi e le cicatrici dell'anima. Niente di più falso. Sono semplicemente uno cui la vita ha insegnato che non si può avere tutto e che, comunque, niente si può avere subito. Invece, è lecito affermare che abbia una gran pazienza, questo sì, e che tratti i cavalli come fossero persone. Per questo, quando Annie mi ha fatto conoscere Grace e Pilgrim, mi sono detto che, sì, un cavallo dal muso tumefatto e una ragazzina quattordicenne rimasta senza una gamba avevano i loro sacrosanti motivi di essere spaventati e arrabbiati con il mondo e che, perciò, anche loro meritavano una chance. 
Annie però è una donna sposata e suo marito è un uomo buono: le ho concesso solo l'emozione di un tramonto e del vento tra i capelli durante la nostra unica cavalcata insieme.

Tom Booker; L'uomo che sussurrava ai cavalli (1998)

domenica 21 aprile 2013

Monografie dallo schermo #3 - Jack Sparrow


Le mie mani sono piene di tatuaggi, porto una barba che da qui a breve farà tendenza e ho gli occhi profondi e smaliziati di chi ha visto abbastanza da capire che ogni patto ha la sua scappatoia e che, perciò, ogni legge, per quanto sacra essa sia, può essere elusa. 
Sono il Capitano della Perla Nera, la nave più veloce dell'oceano caraibico: tengo a essa decisamente più che a una donna. 

Il mio modo di essere pirata è alla vecchia maniera: sono spaventosamente attaccato al Codice; ma, anche qui, dovete saper leggere sulle mie melliflue labbra la parola "attaccamento" più che altro come "traccia da seguire" e non come rigida e tacita osservanza di un precetto.
Certo, il mondo sta diventando lentamente un posto troppo piccolo; ma dalla mia ho il vantaggio di non essere veramente ancorato a nulla che non sia me stesso. E non ho paura del domani, perchè ho con me una bussola dei desideri che mi farà veleggiare ancora e ancora oltre i confini del mondo e oltre i confini del mare.

Jack Sparrow; Pirates of the Carribean (2003 - 2011)

mercoledì 10 aprile 2013

Monografie dallo schermo #2 - Neo


Ho vissuto in un mondo artefatto di cui riuscivo appena a percepire le brutture e gli inganni. Ho scoperto quanto la realtà fosse una finzione abilmente rappresentata allo scopo di ingannare le menti di un'umanità lobotomizzata solo dopo aver seguito un coniglio bianco fino ai locali notturni dei bassifondi. Così, proprio come Alice, mi sono catapultato in un'esplosione di sconcertanti "meraviglie" che, con il tempo, ho imparato a ricreare o a plasmare da zero secondo i miei desideri.
Sono sfuggito ai terribili agenti guardiani del sistema che per più di venti anni mi ha tenuto prigioniero e alle più grottesche proiezioni del vizio per scoprire, quasi alla conclusione del mio percorso, che ogni inizio ha una fine e che ogni singola scelta, anche la più "insignificante", può alterare radicalmente il risultato dell'equazione del destino.

Neo, the Matrix (1999)