Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

martedì 24 giugno 2014

Poesie sparse... 44 - Il matrimonio


Specchio del mondo il cielo ha i suoi colori
e li riflette in certe circostanze:
nella bellezza semplice del sole
con il pensiero ai campi già ramati
oppure con un refolo d'estate
che dà sollievo ai corpi nei vestiti
Ma il cielo più profondo lo si scopre
dentro a due occhi quando brilla al dito
la tua promessa e dici che è per sempre...


a Rodo & Vale

giovedì 19 giugno 2014

Poesie sparse... 43



Queste ombre che depositano gli occhi
si sono assecondate a malincuore
e dentro al cono lasciano un odore
di pioggia e marcio come una poltiglia
Adesso che è in ritardo primavera
si sveste a mitigare i mal di gola
e sembra quasi voglia far vedere
che niente è capitato per davvero.


lunedì 2 giugno 2014

Monografie dallo schermo #16 - Ivan Benassi from Radiofreccia

Il nome ha poca importanza dal momento che, dalle mie parti, tutti mi chiamano Freccia. Devo questo soprannome a una curiosa e appariscente voglia che mi campeggia sulla testa, spostata a destra, proprio dove inizia la stempiatura. 
Nonostante sia più vicino ai 30 che ai 20, il mio mondo è rimasto quello di una provincia italiana come tante, da vivere con una spensieratezza prossima alla delinquenza e al vandalismo. 
Sono gli anni '70: l'eroina sta arrivando persino qui a mietere stronzi a fiaschi e, finalmente, esistono le FM. In realtà io faccio l'operaio: quello che si è innamorato davvero di queste onde invisibili, in grado di attraversare il vuoto come il cemento, è Bruno. E però questo della radio è, non dico un mondo, ma un sistema che mi affascina subdolamente l'inconscio. Cioè, di notte, se proprio non riesco a dormire e il lambro è finito, non è che mi piaccia, però mi riesce naturale infilarmi una sigaretta tra le labbra e le orecchie tra i cuffioni e starmene lì a parlare, come in una confessione, dell'unica grande Inter, dell'inflazionata voglia di fuggire, della merda che ti fa mangiare la vita... e di quell'altra grande merda; l'ero, ancora lei: di come sappia portare un uomo a farsi fuori da solo, lentamente, nel giro di una notte, facendosi una paglia mentre si gusta i falò di due macchine rubate. 

Stefano Accorsi performing Ivan Benassi
Radiofreccia (1998)