Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

venerdì 30 ottobre 2009

L'importanza di chiamarsi Bagheera


“Tutti la conoscevano e nessuno osava tagliarle la strada perché era astuta come Tabaqui, coraggiosa come il bufalo selvaggio e temeraria come l’elefante ferito. Ma aveva una voce dolce e una pelle più morbida della piuma”



Bagheera: il primo vecchio lupo (e conseguentemente il primo capo-scout) che ho conosciuto, dieci anni fà ormai, in una fredda sera tra gennaio e febbraio 2000, poco dopo avere compiuto 8 anni, nella vecchia tana del branco.
Il Bagheera della situazione, all'epoca, era quel pirla del mio attuale capo-clan: un figuro ambiguo tutto particolare, conosciuto ai più con l'appellativo di "Barzo"...!
Barzo-Bagheera è quindi il ragazzo che mi "inizia" allo scoutismo.
Dopo dieci anni comincio il mio primo servizio nelle branche come Vecchio Lupo al mitologico "Dhak", assumendo proprio il nome di Bagheera.

Se va avanti così otterrò il record come Bagheera più assenteista della storia del Gruppo. Questo mi dispiacerebbe. Sopratutto perchè, nonostante gli scazzi, il fatto che i lupetti sò bambini e gli devi stare sempre appresso, che te devi inventà una cazzata ogni due minuti per farli felici, che te fai un mazzo tanto per fà le cose fatte bene sennò li rincoglionisci e non hai risolto niente, nonostante tutto questo e tante altre cose, io quei bambini già li adoro.
Il servizio in branca (forse proprio il servizio con i bambini, chissà...) era il senso che mancava alla mia vita.
Il senso che serviva per farmi più responsabile, per farmi comprendere davvero il significato che ha "DEL NOSTRO MEGLIO", una parola maestra imparata troppi anni fà e mai capita davvero fino a ora; il senso che mi mancava per farmi studiare di più (perchè se non studio non posso andare a fare Bagheera...); il senso che mi impedisce di pensare alle tante pippe mentali inutili dentro cui sguazzerei solitamente, se non avessi avuto la possibilità di conoscere i lupetti, di diventare il loro fratellone maggiore, il loro educatore, il loro Bagheera.

Grazie Bagheera, per il senso che stai dando alla mia esistenza...

« Zampe che non fanno rumore, occhi che vedono nell'oscurità, orecchie che odono il vento delle tane, denti bianchi e taglienti »

sabato 24 ottobre 2009

Mentre al bar si chiedono dove sei finita

Un po' di pubblicità per mio cugino Filippo e per Cervellonero, il suo mitologico blog... Mi aspetto che nelle prossime settimane la sua pagina si riempia di vostri commenti entusiasti, schifati, inorriditi, esaltati, strafatti... pieno di sregolatezze di ogni genere, senza un'effettiva direzione, cinico senza dubbio nè paura, autoironico, entusiasmante, terribile.
Questo è Cervellonero.

Sei come una bella storia.
(...)
di chi scrive di te perché non ti avrà mai.
E di chi di notte t’ascolta…
con la testa sul cuscino e gli occhi chiusi,
raccontata piano piano nell’orecchio…
perché a me non piace che le belle storie siano di tutti.
Piano piano nell’orecchio…
senza che nessuno ti senta,
mentre al bar si chiedono dove sei finita.

Peccato che
come spuma sulla cresta dell’onda
non riusciamo a non vivere sulla superficie di noi stessi,
soffocati dai battiti del nero cuore dell’accadere.

Non sei una terapia
sei solo un’utopia.
Non sei una terapia
sei solo una miopia.

In mancanza d’altro
sono quello che vedo.
Un pezzo di pane
in bilico sul lavandino
di una cucina.

Io e te,
come gatti,
ci graffiamo
attratti
a tratti.

Che pena.
E’ la più bella,
ma si vergogna a uscire di casa.
Dopo che gliel'ho fracassata contro il muro,
non riesce più a montarsi la testa.

Dicembre.
Giorno qualunque
col cuore che piange
col domani che spinge
Ti penso alle cinque.

Guidava la sua macchina nera nella notte della città.
Era cattivo.
Non c’erano particolari motivi perché lo fosse.
La famiglia l’amava, gli amici lo rispettavano, la donna lo credeva il miglior compagno che avesse mai avuto.
Ma era cattivo. Crudele. Spietato.
Era nato così.
80. 90. 100 all’ora. Non andava da nessuna parte. Non pensava.
Stringeva i denti e accelerava.

Continuo a ripetermi
che non tutte le donne sono puttane.
Lo sono solo le mie.

-Charles Bukowski-

Saludos hermano querido!

mercoledì 14 ottobre 2009

Poesie sparse...10 - Il first man è solo il cantante -

Al basso sono bravo, è risaputo
(probabilmente per affinità di toni)
come chitarra no, non vado male
alle tastiere faccio divertire
e se do il ritmo so tenerlo bene
ma nonostante questo non mi vedi.
Il first man della band, si sa, è il cantante.