Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

mercoledì 29 maggio 2013

Monografie dallo schermo #6 - Jack Harper



Il mio nome è Jack Harper, ma i droni preposti alla difesa dei convertitori dell'energia terrestre mi identificano come Tech 49. L'anno in cui vivo è il 2077: come tutti gli altri addetti al trasferimento della razza umana su Titano ho subìto un'iniezione che mi ha fatto dimenticare ogni cosa che abbia visto prima di questo lavoro. Del mondo dovrei sapere solo ciò che mi hanno detto: che c'è stata una guerra con un invasore alieno, gli Scavengers, all'incirca nel 2017; che abbiamo risposto all'attacco facendo l'unica cosa che dovevamo fare, ossia usando il nucleare; che abbiamo vinto, seppure al prezzo dell'inabitabilità su questo pianeta; che il mio incarico qui si esaurirà tra poche settimane.
Eppure ho usato il condizionale. Una scelta linguistica ben precisa, non rispondente solo al fatto che, nelle mie missioni, tenti di trafugare quanti più libri possa al fine di non dimenticare la storia della mia specie. No: ho detto volutamente "dovrei sapere solamente" invece di "so solamente" perché, seppure a sprazzi, conservo dei ricordi della mia vita prima dell'iniezione, prima addirittura della guerra. Sono ricordi che non dovrei avere e sono solo miei. Perché Vicky, la mia operatrice, non si pone le mie stesse domande. Non ha la mia curiosità, le mie premure fuori dagli schemi, le mie angosce. Perché, sopra ogni altra cosa, ce ne è una che davvero non capisco; c'è un'angoscia particolare, suggeritami da un fiore cresciuto su un pianeta che dovrebbe essere lercio di radioattività: se davvero abbiamo vinto, perché siamo noi a dovercene andare?


Jack Harper; Oblivion (2013)

mercoledì 8 maggio 2013

Monografie dallo schermo #5 - Michael Corleone


In fondo, gli affari non sono che un'asta: si tratta solo di fare offerte che non si possano rifiutare. E' semplice. Definire cosa sia lecito e cosa no, d'altro canto, è una banale questione di punti di vista.
Un capitano di polizia corrotto non è forse un nemico della Legge più pericoloso di me che lo compro?
Perché è di questo che si tratta: salvaguardare i propri interessi e mantenere la pace. Se necessario, fare la pace. Possibilmente, alla maniera dei Romani. Creando il deserto dove erano i nemici.
Ma non preoccuparti: se il tuo business non ha niente a che vedere con il mio non potrà esserci inimicizia tra noi. L'importante è, sempre, che mi si porti rispetto. A me e alla mia famiglia: la mia seconda parola d'ordine, l'altro grande motivo della mia esistenza.
Quindi pondera bene le parole e fai attenzione a cosa guardi e come: perché noi siamo siciliani e la nostra è una razza astiosa che si porta odii e rancori appresso da più di duemila anni.
Ma, nonostante la nostra terribile potenza, quando non veniamo ammazzati, di solito moriamo soli e inermi, abbandonati in un cortile di aranci.

Michael Corleone; Il Padrino (1972, 1974, 1990)