martedì 24 novembre 2009

... Questo modo di amare

Senti com’è particolare questo modo d’amare
Al sapore sensuale un po’ dolce volgare

Voglia di un gioco senza morale..


In fondo tutto fa un po’ male…

Il mitico 4tu mi delizia ancora una volta!
Diciamo che mi piace aggrapparmi a una frase singola (Senti come è particolare questo modo di amare, in questo caso) e costruirci attorno tutte le pippe mentali in cui mi crogiolo continuamente...

l'altro exempla massimo lo avevo trovato con questo pezzo dei Nomadi



...per questo problema non ho soluzione
io mi sento vittima e carceriere
so che ad ingannarmi non è l'amore
perchè voglio amare...
Io voglio vivere, ma sulla pelle mia!
Io voglio amare, farmi male,
voglio morire di te...!


Tutte le cazzate che scrivo (definirle poesie spetta agli altri, non a me) il più delle volte partono da una singola frase, da una parola, da una situazione spaiata... tutto ciò che la accompagna in seguito lo costruisco dopo.
In questo senso credo molto all'ispirazione.
Al diritto inconscio di sognare...

giovedì 19 novembre 2009

Recital ai Sordomuti

Questa volta il sommo magister Ligotti ha superato se stesso.
E' assolutamente vero, nessun altro poteva avere un'idea simile.
Quando me ne ha parlato devo ammettere che sono rimasto scosso quel tanto che basta per farmi rimanere indeciso sul dubbio metodico che si pone dinnanzi a idee di calibro simile: se trattenere le risate o spanciarsi per terra.

Michele, tu e gli altri mi servite per un reading giovedì prossimo alle 16:30...
Ci sarà anche una televisione a riprendere il tutto in diretta...
Leggerete i vostri versi....
Il tutto sarà fatto all'Istituto Nazionale per i Sordo-Muti...
!
....!
Geniale!
Così i primi capiscono e i secondi ci fanno i complimenti...
E la televisione interessata a un evento simile?
Telepozzzzuuuuoli 123?!

E' un mito, senza ombra di dubbio.
... Solo lui...

Quindi gente, visto che personalmente mi farebbe piacere che almeno qualcuno tra il pubblico sia "senziente", siete tutti calorosamente invitati: 26 novembre ore 16.30 - 17:00; via Nomentana 56.

Per chi ha voglia invece di eserienze letterarie più adrenaliniche, mercoledì mio cugino Filippo scende a Roma per presentare in una libreria il SUO libro di poesie, Cervellonero (aò, semo letterati seri noantri!). Se siete interessati fatemelo sapere,vi comunicherò i dettagli con maggior precisione (anche perchè, ora come ora, non li so)

... Che dire, almeno questa volta accogliete numerosi!
Goodbye folks

domenica 15 novembre 2009

Voglia di dire "Che stronzate!"

Che cazzo avranno mai da parlare? Anzi, magari questo si potesse definire parlare... Ciarlare, ecco cosa fanno: ciarlano, come le comari di paese.
La domenica a pranzo, sempre così. Da troppi anni ormai, sempre così.
Grazie a Dio io ho gli scout, che due volte al mese mi tirano fuori da questo annichilimento psico-fisico che è la domenica in famiglia. Con mio zio. E mia cugina. E mia nonna. Dopo 18 anni ancora non ho mai capito perchè le domeniche a pranzo riescano a creare questo clima di costanti diatribe verbali. Mi sento Primo Escremento in una gabbia di stronzi.
... Le cazzate che possono dire quando sono assieme mio zio e mia nonna!
Riuscirebbero a parlare per ore e ore senza dire niente, in sostanza.
O niente di REALE, comunque.
Le ultime cazzate di oggi: il dibattito sopra i massimi sistemi riguardo la provenienza dei Santaniello, se da Avellino o da Benevento... E l'altra grande sentenza gnomica, naturalmente, che se Husein Bolt sentisse scoppierebbe a ridere: "Corro al massimo a 12 Km/h, sono veloce".
Ma perchè poi mi metto a scrivere 'ste cazzate?!

La prossima volta che un pranzo di famiglia domenicale del cazzo prende una piega come quella di oggi giuro che mi alzo, prendo la giacca, le chiavi, il portafogli, le sigarette, dico "Che stronzate!" e me ne vado sbattendo la porta. Me rivedono dopo due ore. Forse.

P.S: Filippo, resta a Milano! Sei ancora in tempo per sfuggire allo scempio!

venerdì 6 novembre 2009

Il caffè, la sigaretta,
l'attesa,
l'attesa, la sigaretta
i miei occhi sono più azzurri
-Ghiannis Ritsos-













venerdì 30 ottobre 2009

L'importanza di chiamarsi Bagheera


“Tutti la conoscevano e nessuno osava tagliarle la strada perché era astuta come Tabaqui, coraggiosa come il bufalo selvaggio e temeraria come l’elefante ferito. Ma aveva una voce dolce e una pelle più morbida della piuma”



Bagheera: il primo vecchio lupo (e conseguentemente il primo capo-scout) che ho conosciuto, dieci anni fà ormai, in una fredda sera tra gennaio e febbraio 2000, poco dopo avere compiuto 8 anni, nella vecchia tana del branco.
Il Bagheera della situazione, all'epoca, era quel pirla del mio attuale capo-clan: un figuro ambiguo tutto particolare, conosciuto ai più con l'appellativo di "Barzo"...!
Barzo-Bagheera è quindi il ragazzo che mi "inizia" allo scoutismo.
Dopo dieci anni comincio il mio primo servizio nelle branche come Vecchio Lupo al mitologico "Dhak", assumendo proprio il nome di Bagheera.

Se va avanti così otterrò il record come Bagheera più assenteista della storia del Gruppo. Questo mi dispiacerebbe. Sopratutto perchè, nonostante gli scazzi, il fatto che i lupetti sò bambini e gli devi stare sempre appresso, che te devi inventà una cazzata ogni due minuti per farli felici, che te fai un mazzo tanto per fà le cose fatte bene sennò li rincoglionisci e non hai risolto niente, nonostante tutto questo e tante altre cose, io quei bambini già li adoro.
Il servizio in branca (forse proprio il servizio con i bambini, chissà...) era il senso che mancava alla mia vita.
Il senso che serviva per farmi più responsabile, per farmi comprendere davvero il significato che ha "DEL NOSTRO MEGLIO", una parola maestra imparata troppi anni fà e mai capita davvero fino a ora; il senso che mi mancava per farmi studiare di più (perchè se non studio non posso andare a fare Bagheera...); il senso che mi impedisce di pensare alle tante pippe mentali inutili dentro cui sguazzerei solitamente, se non avessi avuto la possibilità di conoscere i lupetti, di diventare il loro fratellone maggiore, il loro educatore, il loro Bagheera.

Grazie Bagheera, per il senso che stai dando alla mia esistenza...

« Zampe che non fanno rumore, occhi che vedono nell'oscurità, orecchie che odono il vento delle tane, denti bianchi e taglienti »

sabato 24 ottobre 2009

Mentre al bar si chiedono dove sei finita

Un po' di pubblicità per mio cugino Filippo e per Cervellonero, il suo mitologico blog... Mi aspetto che nelle prossime settimane la sua pagina si riempia di vostri commenti entusiasti, schifati, inorriditi, esaltati, strafatti... pieno di sregolatezze di ogni genere, senza un'effettiva direzione, cinico senza dubbio nè paura, autoironico, entusiasmante, terribile.
Questo è Cervellonero.

Sei come una bella storia.
(...)
di chi scrive di te perché non ti avrà mai.
E di chi di notte t’ascolta…
con la testa sul cuscino e gli occhi chiusi,
raccontata piano piano nell’orecchio…
perché a me non piace che le belle storie siano di tutti.
Piano piano nell’orecchio…
senza che nessuno ti senta,
mentre al bar si chiedono dove sei finita.

Peccato che
come spuma sulla cresta dell’onda
non riusciamo a non vivere sulla superficie di noi stessi,
soffocati dai battiti del nero cuore dell’accadere.

Non sei una terapia
sei solo un’utopia.
Non sei una terapia
sei solo una miopia.

In mancanza d’altro
sono quello che vedo.
Un pezzo di pane
in bilico sul lavandino
di una cucina.

Io e te,
come gatti,
ci graffiamo
attratti
a tratti.

Che pena.
E’ la più bella,
ma si vergogna a uscire di casa.
Dopo che gliel'ho fracassata contro il muro,
non riesce più a montarsi la testa.

Dicembre.
Giorno qualunque
col cuore che piange
col domani che spinge
Ti penso alle cinque.

Guidava la sua macchina nera nella notte della città.
Era cattivo.
Non c’erano particolari motivi perché lo fosse.
La famiglia l’amava, gli amici lo rispettavano, la donna lo credeva il miglior compagno che avesse mai avuto.
Ma era cattivo. Crudele. Spietato.
Era nato così.
80. 90. 100 all’ora. Non andava da nessuna parte. Non pensava.
Stringeva i denti e accelerava.

Continuo a ripetermi
che non tutte le donne sono puttane.
Lo sono solo le mie.

-Charles Bukowski-

Saludos hermano querido!

mercoledì 14 ottobre 2009

Poesie sparse...10 - Il first man è solo il cantante -

Al basso sono bravo, è risaputo
(probabilmente per affinità di toni)
come chitarra no, non vado male
alle tastiere faccio divertire
e se do il ritmo so tenerlo bene
ma nonostante questo non mi vedi.
Il first man della band, si sa, è il cantante.