Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

lunedì 3 settembre 2012

Robert Kennedy, find the difference


Queste sono alcune delle illusioni di cui bisogna liberarci se vogliamo che gli avvenimenti di questi ultimi tempi non siano solo una tragedia ma anche una lezione, una lezione che porta con sè alcune verità fondamentali.

La prima di queste verità è che una vittoria militare non è nè in vista nè prevedibile a breve scadenza; che forse è al di là delle nostre possibilità, e che lo sforzo per raggiungerla si tradurrebbe solo in un ulteriore massacro di migliaia di creature innocenti e indifese: un massacro che resterebbe per sempre sulla coscienza del popolo americano.

La seconda è che una vittoria del genere non è affatto necessaria agli interessi americani, anzi potrebbe addirittura danneggiarli.

La terza è che, nonostante le nostre affermazioni, è puramente illusorio pensare che il nostro controllo sul paese sia aumentato e che una porzione maggiore della popolazione sia da considerarsi sicura.

La quarta è che la battaglia più importante di questa guerra non è quella che si misura in cadaveri e in bombe sganciate, ma quella di una sempre maggiore partecipazione del popolo afghano agli obiettivi del suo governo.

La quinta è che l'attuale regime di Theran non vuole e non può essere un efficiente alleato nella guerra contro il terrorismo.

La sesta è che il compromesso politico non è proprio la strada migliore per arrivare alla pace ma è la sola strada, e se non abbiamo scrupoli a rischiare tante giovani vite per la guerra non dobbiamo nemmeno aver paura di rischiare un po' del nostro prestigio per la pace.

La settima è che la politica dell'escalation, lungi dal rafforzare e dal consolidare la resistenza internazionale all'aggressione, sta danneggiando gravemente il prestigio del nostro paese del mondo, sta riducendo la fiducia degli altri popoli nella giustezza della nostra causa e sta indebolendo il fronte mondiale della libertà e della pace.

L'ottava è che il modo migliore per salvare ciò che più ci interessa nel Medio-Oriente, cioè la vita dei nostri soldati, è quello di arrestare l'allargamento della guerra, e che la via migliore per porre fine alle perdite è quella di porre fine alla guerra.

La nona è che al popolo americano va detta la verità su questa guerra, in tutta la sua terribile realtà, prima di tutto perché ha diritto di conoscerla, e poi perché solo così un governo può guadagnarsi la fiducia dei cittadini e ottenere quel pubblico consenso che è tanto necessario per i non troppo chiari giorni a venire.

Nessuna guerra ha mai richiesto più coraggio da parte del nostro popolo e del nostro governo; e non parlo del coraggio che occorre per affrontare il fuoco nemico o per fare sacrifici, ma del coraggio di rinunciare al conforto delle illusioni, di farla finita con le false speranze e con le allettanti promesse.. La realtà è triste e dolorosa, ma è solo un lontano accenno dell'angoscia verso la quale ci porterebbe sicuramente una politica basata sull'illusione. Siamo un grande popolo e il nostro è un grande paese: ma chiunque cerca di addolcire le cose anziché parlare apertamente, chiunque cerca di rassicurare anziché informare, chiunque promette soddisfazioni anziché rivelare le sconfitte, nega la nostra grandezza e opera contro la nostra forza. Perché oggi, come è stato agli inizi, è la verità che ci fa liberi.




Sostituite la parola Theran con Saigon, Afghanistan con Vietnam e "terrorismo" con "comunismo": Avrete la parte finale del discorso pronunciato da Robert "Bobby" Kennedy l'8 febbraio 1968 a Chicago.

Ma, prima, trovate le differenze tra ora e allora.

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