Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

lunedì 2 giugno 2014

Monografie dallo schermo #16 - Ivan Benassi from Radiofreccia

Il nome ha poca importanza dal momento che, dalle mie parti, tutti mi chiamano Freccia. Devo questo soprannome a una curiosa e appariscente voglia che mi campeggia sulla testa, spostata a destra, proprio dove inizia la stempiatura. 
Nonostante sia più vicino ai 30 che ai 20, il mio mondo è rimasto quello di una provincia italiana come tante, da vivere con una spensieratezza prossima alla delinquenza e al vandalismo. 
Sono gli anni '70: l'eroina sta arrivando persino qui a mietere stronzi a fiaschi e, finalmente, esistono le FM. In realtà io faccio l'operaio: quello che si è innamorato davvero di queste onde invisibili, in grado di attraversare il vuoto come il cemento, è Bruno. E però questo della radio è, non dico un mondo, ma un sistema che mi affascina subdolamente l'inconscio. Cioè, di notte, se proprio non riesco a dormire e il lambro è finito, non è che mi piaccia, però mi riesce naturale infilarmi una sigaretta tra le labbra e le orecchie tra i cuffioni e starmene lì a parlare, come in una confessione, dell'unica grande Inter, dell'inflazionata voglia di fuggire, della merda che ti fa mangiare la vita... e di quell'altra grande merda; l'ero, ancora lei: di come sappia portare un uomo a farsi fuori da solo, lentamente, nel giro di una notte, facendosi una paglia mentre si gusta i falò di due macchine rubate. 

Stefano Accorsi performing Ivan Benassi
Radiofreccia (1998)

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