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lunedì 8 ottobre 2018

Frost October 2018

Ore 17, meno qualchecosa. La giornata è conclusa, le famiglie dei ragazzi sono già tutte via, sulla strada del ritorno a casa. Con gli amici di una vita siamo tra gli ultimi ad andarcene: prima di salutare questo luogo ci siamo inoltrati nella radura, a cavare dai pali i chiodini a U che vi sono stati appiccati il giorno prima. Le cose degli altri vanno restituite in perfetto ordine. 
Apro lo sportello della macchina, e per alcuni istanti ho bisogno di restare così, seduto e immobile in questo spazio chiuso. Unica concessione a questo temporaneo isolamento: il finestrino abbassato. Entra prepotente il silenzio del bosco, e lo posso sentire distintamente, toccare con mano mentre si riempie sul mio palmo spalancato, indeciso sulla leva del cambio. 
Com'è che diceva quel poeta americano che amo tanto? Aveva scritto dei versi che suonavano così: 

Lá fuori il bosco è bello e buio e fitto. 

Mi guardo intorno, ma come proseguisse quella poesia lo ricordo solo in lingua originale. 

But i have promises to keep 
and miles to go before i sleep, 
and miles to go before i sleep.

Non è per questo che sono tornato?, mi chiedo. 
Le promesse vanno mantenute e, prima di dormire, le miglia battute. Altre miglia van battute. 
Una leggera malinconia mi ha colto durante la messa. E come da peggior luogo comune su Roma e i romani, il mio cervello mi ha riproposto le immagini dell'addio al calcio di Totti. Il capitano è al centro dello stadio, ricorda il momento più bello della sua carriera, il 17 giugno 2001. "Maledetto tempo!" esclama a un tratto, con quella voce che esce strozzata, che non riesce a trattenersi. 
Meno male che quest'oggi, per me, dovrebbe essere un nuovo inizio! Non riesco nemmeno a tenere lontana la nostalgia... 
... la nostalgia: che è preziosa come il vino. E gratis come la tristezza. Fatta a forma di nuvola, di nuvola di dubbi e di bellezza. Per una volta, però, nemmeno De Andrè e le sue perle riescono a farmi vedere le cose da una diversa prospettiva. 
Guardo cosa ho sul petto, vicino al cuore. Mi focalizzo sulla spilletta commemorativa che ho ricevuto in mattinata. Ci sono due date impresse, piccole, su un lato del disegno. Non posso fare a meno di pensare che l'intervallo tra queste due date, due anni tondi, corrisponde esattamente al periodo in cui sono stato lontano. E capisco a cosa era dovuto il pensiero di prima. 
Quanto tempo è passato. Maledetto tempo. 
Adesso capisco. 
Davanti agli occhi passano veloci frammenti di scene vissute, e sono tante che non riesco nemmeno a coglierle tutte. Sono sul tetto (sul tetto!) di un vecchio fuoristrada Land-Rover stipato di cianfrusaglie che corre sulla Tiburtina. Poi su una catasta di legna alta due metri e larga almeno sei. Sono bambino davanti al mio Akela, che mi mette al collo il mio primo fazzolettone: torno da Tagliacozzo e la radio passa il successo di quell'estate, 50 special dei Lunapop. Al buio di una tenda, una sera di un maggio lontano, la radio gracchia che la Roma ha appena vinto la Coppa Italia. Un coccodrillo di cartapesta spalanca le sue fauci su un palcoscenico. Sul mare del nord, in Scozia, fa capolino una rarissima aurora boreale mentre finiamo di montare le tendine igloo. Dalla terrazza di Morino sto lanciando una secchiata d'acqua diretta a un prete che parla come Oliver Hardy di Stanlio e Ollio, del quale dice di essere il nipote. Sulla croda del becco il lago di Braies sembra un francobollo, e siamo tanto a precipizio che per scattare una foto dobbiamo sdraiarci. Sto tornando al Sirente dopo tredici anni dal mio primo campo scout da esploratore, e quando la montagna si staglia all'improvviso nel buio più assoluto delle nove di sera senza luna sento il bisogno di fermare l'auto, di respirare la notte e di strillare "sono tornato a casa!", da solo come un imbecille, o come un esaltato. 
"Io ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi" è l'unica frase che riesca a rendere, e a congiungere, ciò che ricordo e che provo, perché di vita si tratta, e ricordando solo determinati fatti, ne sto lasciando fuori tantissima. 
"Ho visto cose che non potreste immaginarvi... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia." 
I volti intorno a me non sono gli stessi che ho lasciato. Ho registrato molti assenti.
Penso a perché sono stato lontano tanto a lungo, e ne conosco le ragioni. 
SO anche quale obiettivo mi sono dovuto dare. 
Mi trovo nella scena di un altro film, molto più recente ma non meno famoso. C'è un dialogo struggente, di appena quattro battute, che sento mi riguardi parecchio. 

  • Ci sei riuscito? 
  • Sì. 
  • Quanto ti è costato? 
  • Troppo. 

La strada è di nuovo qui, e non so se sia dischiusa come un'amica. 
Il prete, appena un'ora fa, ha sottolineato l'importanza nella vita di ognuno di seguire la propria strada. 
Facile a dirsi, ho pensato, ma come lo sai quando una strada è la tua? Come fai quando la strada non c'è? Non ho fatto in tempo a chiedermelo, che già stavo sogghignando. 
"Quando la strada non c'è, fattela". 
Ho ricevuto un'accetta per questo, alcuni anni fa. 
Arrivano gli ultimi due ricordi. Ma in realtà sono qualcosa di meno, forse solo due riflessioni. 
La prima è che diciamo Riparto, e non Reparto. 
Riparto significa "ri-parto". 
Poi ricordo che sono sempre stato restio a lavare il mio maglione, quando tornando da un'uscita con pernottamento si trovava appiccicato quell'odore deciso di legna bruciata. 
Nulla vale l'odore di quel fuoco. 

Ho paura, eccome. Vuol dire che in corpo avrò una consistente dose di coraggio. 
Due strade divergevano nel bosco... se ho sempre scelto quella meno battuta ci sarà una ragione. Da questo, comunque, è venuta tutta la differenza. 
Non prenderò subito la Cassia, allora. Farò un giro diverso da quello dell'andata; passerò per alcuni paesi. 
Il bosco attorno è bello e buio e fitto. 
E una storia d'amore assurda come quella per un giglio non meritava certo un finale insulso. 
Il motore è acceso. 

photo_2018-10-08_14-43-52.jpg
'Cause i've promises to keep 
and miles to go before i sleep. 

And miles to go before i sleep.

sabato 15 aprile 2017

Poesie sparse... 53 - Camelotian


Ci sono a volte dei fraintendimenti
dei passi fatti sciaguratamente
che il cuore affretta, ma nel camminarli
stupiscono gli odori e le paure
e la facilità che li ha percorsi.
Pertanto non ti puoi rimproverare
alcuna colpa, 'fragile Ginevra:
hai visto Lancillotto. Lo hai baciato.

Donato Giancola

lunedì 13 marzo 2017

Poesie sparse... 52 - Salgariana #1


Salgariana #1 

I tropici in trionfo, gli uragani 
hanno sfondato ormai tutti gli scafi 
così non resta loro che danzare 
violentemente idioti e tristi e soli 
sopra lo specchio infranto del mio mare. 
Cosa è rimasto, cosa sopravvive? 
La tigre forse - ciò che non si doma,
che pure alla pietà ruggisce uccisa. 
La tigre - e rossa o bianca non importa:
uno è il suo sguardo, identica la caccia. 
... e la sua caccia in fondo è lo svenire 
ogni avversario - pecora o fucile,
è un dimostrare intatto che ferita 
vale cento carogne, che sfinita 
può far tremare ancora la paura. 


mercoledì 1 marzo 2017

Poesie sparse... 51 - Salgariana #2


Salgariana #2

Al sud del tuo arcipelago scomposto
dove veleggia e impazza un'altra estate
resisto ancora, Mompracem perduta
invasa da quei venti rumorosi
del nord che alle passioni non riservano
più fughe o traiettorie d'abbordaggio.
Le scimitarre esauste altri rubini
non bramano, ma perle sovrapposte
semmai - dove è impossibile specchiare
quella che l'orizzonte mi impedisce.
La sola che l'oltraggio intenerisce.
Tu: il mio dolore vivo, tumefatto.
Tu: il terremoto che non ha epicentro.


mercoledì 21 settembre 2016

Ulysses by Alfred Tennyson - Traduzione

Ulysses; Alfred Tennyson 

A poco giova un re senza pensieri 
presso le braci del suo focolare - tra aridi dirupi 
accompagnato da un'anziana sposa. Misuro ed elargisco (nulla più) 
inadeguate leggi a genti isteriche 
che accumulano beni e sonno e cibo - e che non mi conoscono. 
Non posso che rimettermi nel viaggio: voglio bere 
la vita con finanche i sedimenti: tutto il tempo goduto 
è stato immenso, e immensa ogni sofferta: e sia con chi mi ha amato, 
sia da solo; sia sulla riva, sia precipitando 
alla deriva di piovose ninfe* 
che sanno indispettire il fosco mare. E oggi sono un nome 
disperso eternamente in desideri che sanno solo i cuori nella fame. 
È tanto ciò che ho visto e conosciuto: città, uomini, usanze 
 climi, consigli e modi di regnare, 
... E in ultimo, me stesso, e ovunque ho dato prova di valore. 
Ed ho bevuto gioia a ogni battaglia, insieme ad i miei pari, 
lontano sulle piane tintillanti, della ventosa Ilio. 
... Sono una parte di ciò che ho incontrato. 
Eppure ogni esperienza è appena un arco 
nel quale brilla il mondo non viaggiato 
i cui confini fanno per sbiadirsi
... O per schiarirsi se ci andrò vicino. 
È tetro il riposarsi, l'esser giunti 
se poi si arrugginisce, se lo scopo non è splendere ancora, pronto all'uso! 
Che, respirare è forse essere vivi? Godessi di più vite, ad ogni modo 
poco, ben troppo poco mi parrebbe: e di una sola vita so disporre. 
E di una vita a me poco rimane: ma ogni ora 
sottratta ancora a quel silenzio eterno 
è già qualcosa, può recar sorprese: 
Quanto sarebbe vile accumularsi 
e conservarsi - vuoto - in cambio di tre giorni 
se ancora questo spirito ingrigito 
anela le sorprese, e di inseguirle - come stelle cadenti sovrapposte 
oltre il limite estremo del pensiero. 
Questi è mio figlio, il mio stesso Telemaco 
al quale lascio l'Isola e lo scettro 
da me davvero amati - ... Saprà bene 
adempiere i suoi incarichi - prudente e mite, per popoli rudi: 
Saprà addomesticarli al giusto e al buono. 
Conosce il suo sentiero, è irreprensibile 
nei quotidiani impegni, può riuscire 
con guanto di velluto ai suoi uffici, 
ad esser degno di me e dei suoi avi 
quando non ci sarò. Lui ha la sua strada adesso, e io la mia. 
La nave al porto gonfia la sua vela: 
Oscuri e malinconici e ampi mari stanno più in là. I miei marinai 
come anime forgiate nel mio vento, nei fatti e nei pensieri, 
sempre con un cordiale Benvenuto 
hanno accettato il tuono e il caldo sole - e vi hanno opposto 
le menti e i cuori di uomini liberi. Amici, oggi noi tutti siamo vecchi. 
C'è ancora dell'onore tuttavia da soddisfare. 
La morte chiuderà anche il nostro cerchio, 
ma alla chiusura manca qualche cosa, 
Qualcosa che può ancora essere fatto. 
La forza scemerà ma si può ancora 
per noi fare la guerra anche agli Dei. 
La luce un po' più intensa viene sempre 
da sopra i monti, ed essi sono antichi. 
Il giorno è stato lungo e affievolisce: la lenta luna è alta, questo mare 
profondo si lamenta, la sua voce 
emerge ovunque. Avanti amici non è ancora tardi 
per ricercare un mondo un po' più nuovo. 
Voghiamo ben piantati per centrare i solchi rimbombanti delle onde. 
Ad oggi il mio proposito consiste nel navigare oltre il tramonto - dove 
le stelle occidentali fanno il bagno, fin quando morirò. 
Forse gli abissi ci ripuliranno. Può darsi. 
Forse faremo terra alle Isole Felici 
e allora rivedremmo il grande Achille, come lo conoscemmo. 
Sebbene molto è perso, molto rimane. E è vero 
Non siamo più oggi quella forza
che una volta muoveva il cielo e la terra; 
Noi siamo ciò che siamo, 
Quella stessa tempra di cuori eroici 
dal tempo indeboliti e dal destino, 
ma saldi ancora nella volontà 
di lottare e cercare e trovare... E di non cedere. 




*letterale: le Iadi. Si potrebbe leggere anche "Stelle", inteso come "Destino". Qui l'interprete ha preferito intendere le Iadi quali entità personificate onde riflettere il ruolo di Disturbatrci che le creature perlopiù magiche, comunque femminili hanno assunto nelle vicende dell'Ulisse epico. 


Traduzione resa artisticamente secondo il gusto del titolare del blog.

mercoledì 6 maggio 2015

Poesie sparse... 50 - ti cherzo leare


Gli zigomi spocchiosi, è una minaccia 
quel suo musetto buffo, è uno sberleffo. 
È un'altalena insolita, il ricordo 
di un tempo spiegazzato in mezzo ai prati. 
E riesce a emozionarmi, sbarazzina, 
quando le sopracciglia misteriose 
sollevano un commento per svanire 
ad esitare un "ciao" dietro ai capelli. 

Lei, con quegli occhi, chiede solo il mare. 



lunedì 27 aprile 2015

Progetto poetico Whydah Gally

Il 26 aprile, in realtà, è una data importante anche per un altro motivo (un altro? Diciamo pure un altro paio, ma vabbé).

Nella notte tra il 26 e il 27 del 1717, infatti, affondavano nei pressi di Wellfleet (Cape Cod, Massachusetts) la Sultana e la Wydah Gally, ovverosia le navi del pirata Samuel Bellamy.

Ventottenne, dopo appena un anno di carriera bucaniera che lo aveva visto abbordare una cinquantina di velieri, il Principe dei pirati veniva tragicamente risucchiato dal fondale marino.

Per Black Sam, la Wydah Gally era stata molto più di una conquista: era un punto di arrivo definitivo, una nuova possibilità di vita. Il nostro, secondo le cronache, si diede alla filibusta essenzialmente per amore: aveva una ragazza da sposare e necessitava di denaro. Semplice semplice.

La Wydah era un galeone spagnolo che seguiva la rotta degli schiavi e che aveva giusto caricato un ingentissimo quantitativo di oro e preziosi. Bellamy, insieme alla sua ciurma (composta perlopiù di schiavi liberati) otteneva così, inaspettatamente, l'occasione di smettere anzitempo con la pirateria e di ritirarsi a vita privata.

Il destino non gli fu amico, come ben sappiamo.
Ma l'immaginario comune ha scolpito, dentro di sé, un bel ritratto del Pirata gentile, anche a causa della sua disgrazia. Pare infatti che Bellamy non facesse mai più male del necessario alle sue vittime e che, anzi, talvolta gli equipaggi abbordati fossero felici di unirsi a lui.
Aveva l'abitudine di fare un "giro di prova" sulle imbarcazioni catturate e, qualora non le ritenesse migliori della sua, consentiva ai proprietari (depredati sì, ma incolumi) di proseguire lungo la propria rotta. In caso contrario effettuava uno scambio, tra la nave conquistata e la sua.

La cosa, a livello ideale, mi fa impazzire: la Wydah era una nave di schiavisti. Gli schiavi l'hanno catturata, vedendo in essa il miraggio di una vita che gli era stata negata. Di un nuovo inizio.

Con questa prospettiva dunque, di nuovi inizi e sogni finora negati, si è aperto da ieri il nuovo progetto poetico Wydah Gally. Significa, banalmente, che abbiamo il titolo per il prossimo libricino di poesie che regalerò in giro. Che abbiamo un contenitore per tutto ciò che ha seguito le ultime Roses in the rain, da settembre 2013 a oggi... e seguire.

Amici grafici avvisati, mezzi salvati.

mercoledì 22 aprile 2015

Poesie sparse... 49 - Le palpebre che calano sul mondo

Questa purtroppo ha un anno. Dolorosamente.

Mamma richiude gli occhi - è un po' più stanca 
e nulla la farà più stare bene. 
I giorni si assomigliano - sfumati
tutti i contorni non c'è un dopo o un prima 
ma soprattutto adesso non c'è un dopo. 
Mamma ha richiuso gli occhi e io ho paura 
che questa volta possa non riaprirli. 
Si perderà i nipoti la mia laurea 
l'esito dei concorsi la pensione 
il mutuo meritato infine estinto. 
Non li aprirà mai più sul Nicaragua 
o sulle chiavi che papà si scorda. 
Non rivedrà le luci di Natale 
o il sole che si suda a ferragosto. 
Non piangerà alla prossima parata 
né per il primo fiore a primavera. 
Mamma riapre gli occhi e un lumicino 
già punta sfilacciato al suo domani. 
Mamma sospiro affranto mi perdona 
e mi ringrazia e mi si raccomanda 
di non tornare tardi. Mamma lotta 
sconfitta il tempo a battiti roventi 
sotto una pelle gialla che era sua. 
Per ora è solo sonno - ora mi volto 
verso l'abisso e sono pure mie 
mentre mi aggrappo matto a ogni momento 
le palpebre che calano sul mondo. 


giovedì 9 aprile 2015

Poesie sparse... 48 - L'ultimo Boy Scout


Resta la dignità, pronta all'esilio: 
Il mondo è un po' più giungla e chi comanda 
sono serpenti iene e alligatori. 
Leoni sonnacchiosi, tutto intorno 
ci si è fatto il deserto e nella sabbia 
stiamo col muso all'ombra di chi fummo. 

Non corrono gli gnu né le gazzelle 
Non è rimasto un osso od un miraggio 
a stimolare imprese. C'è la fame: 
il solo bieco istinto deteriore. 
La mia savana brucia, in ogni sterpo 
la verità è sottesa solo al fuoco. 

Tra le macerie sono un re di braci. 
Nella sconfitta resto un re che tace.
















Roba vecchia, in realtà.
Il titolo (e solo il titolo) è un omaggio al mitologico Bruce Willis e al ruolo che ha interpretato nel 1991.
Da quella pellicola si può, semplicemente, trattenere il facile concetto di:
Boy Scout = Persona Onesta.
Ogni altro riferimento, al Movimento Scout, o alla figura del Boy Scout, o a scouts realmente esistenti, è molto al di là di quelle che sono le reali intenzioni dell'autore.

[Precisazione necessaria per contingenze biografiche]

sabato 21 marzo 2015

Poesie sparse... 47 - Drowning

Un pensierino proveniente dal tardo autunno e poi sviluppato in pieno inverno per il primo giorno di primavera. Aspettando l'estate che ci ritroverà.



Tra i faggi e le fagacee nel tuo verde 
si è definito un alito, vagito 
d'amore appena giunto, all'improvviso. 
Lo scopro solo e tu mi scheggi il cielo 
di luce e d'altre nuvole a infusione. 
E questo giovedì si fa ragazza 
ragazza e nuvoloso - a suggerire 
il vento da non farti più dormire.




Vale come mio contributo alla Giornata Mondiale della Poesia, visto che il pay-with-poem al bar non ha funzionato.

giovedì 22 gennaio 2015

Quattro chiacchiere con Hemingway - racconto breve

Ok, so già perfettamente che saranno al massimo due i coraggiosi che arriveranno fino in fondo a questa lettura... Credo ne valga la pena, a ogni modo. Sicuramente a me è servito tantissimo averla scritta, questa roba. E, per quanto sia ovviamente un po' un centone, avendo io acquisito da un poco di tempo la desolante abitudine di domandarmi "come l'avrebbe scritto Hemingway" quando ho dei dubbi grossi, mi sembra pure comprensibile che mi sia arrogato il diritto di chiacchierarci qualche ora, con il vecchio Papa Ernest. Subendo i suoi improperi di rito...


- QUATTRO CHIACCHIERE CON HEMINGWAY -

"... Perché un uomo può essere distrutto, ma non sconfitto" 


sabato 20 dicembre 2014

Poesie sparse... 46 - Si Annega #2.26


Dal fondo ambrato scuro dei tuoi occhi 
si è rivelato un dubbio che inatteso 
ha accelerato i battiti e il silenzio 
di due che hanno scoperto lo stupore: 
Le indecisioni a un tratto fatte intense 
si scoprono propense ad un incontro 
di sguardi inconsci, di attimi imprecisi. 

Così ti angosci e c'è un aggrottamento 
muto fatto corteccia alla mia pioggia - 
Ma è un attimo e il sorriso dei tuoi anni 
fiorisce le pupille di chi è solo. 

E naufraga ogni isola e il ristoro, 
se nega di conoscere la terra, 
somiglia all'improvviso in cui l'amore 
è ancora inconsapevole e scompiglia 
i sensi come il vento coi capelli. 


venerdì 12 dicembre 2014

Poesie sparse... 45 - Si Annega #1


E' un attimo e i capelli marezzati
sviolinano una spiccia indecisione
mentre c'è un niente intatto e mattutino
che dà colore ai soffi del tuo vento
E poi si sceglie a caso un fotogramma,
un petalo da cui si può partire
sfiorando gli anni come sopra un prato
E c'è una tenerezza a tratti muta
che in qualche modo più non fa dormire
e scioglie le speranze e incanta un nome
e a pronunciarlo sembra che sia eterno







martedì 24 giugno 2014

Poesie sparse... 44 - Il matrimonio


Specchio del mondo il cielo ha i suoi colori
e li riflette in certe circostanze:
nella bellezza semplice del sole
con il pensiero ai campi già ramati
oppure con un refolo d'estate
che dà sollievo ai corpi nei vestiti
Ma il cielo più profondo lo si scopre
dentro a due occhi quando brilla al dito
la tua promessa e dici che è per sempre...


a Rodo & Vale

giovedì 19 giugno 2014

Poesie sparse... 43



Queste ombre che depositano gli occhi
si sono assecondate a malincuore
e dentro al cono lasciano un odore
di pioggia e marcio come una poltiglia
Adesso che è in ritardo primavera
si sveste a mitigare i mal di gola
e sembra quasi voglia far vedere
che niente è capitato per davvero.


sabato 26 aprile 2014

Mamma, yashal e I Giganti


La mia mamma ci ha lasciati.
26 aprile 2014, h 23.30.

Piango tutte le lacrime che fino a pochi giorni fa restavano invisibili, nel cuore, ma che non si esprimevano... Ci saranno angeli che le porteranno via, direbbe qualcuno.

Già; perché oltre a piangere a scatti, intermittente come il lumicino di una ambulanza, c'è una altra cosa che riesco a fare. Ascolto "Yashal" e "Una poesia anche per te" di Elisa. Non riesco a farne a meno.

Yashal, una parola Navajo che, se ho ben capito, dovrebbe significare più o meno "viva la vita"...

Perché la mia mamma, banalità delle banalità, ma non per questo meno vero, amava la vita, la amava disperatamente e l'ha amata fino a quando le è stato concesso. Lei aveva tanti progetti e tante cose da fare. Lei sì. Lei voleva tanto accompagnarmi a un concerto dei Rolling Stones; credevamo che quella del Circo Massimo sarebbe stata una splendida occasione per goderceli insieme. Io avrei voluto portarmela dietro ad ascoltare dal vivo Elisa; ma era già troppo, troppo debole...

C'è una poesia che scrissi al termine della scorsa estate; quando le venne diagnosticato il tumore. Si chiama "I giganti". Ne trascrivo la prima stesura... :

Qui attorno già lo spazio si è ristretto
non stanno i libri più sul tavolino 
e lavorare stanca e si fa duro. 
Di là si mostrano una buona volta i clivi
e quell'arsura che ci ha intossicati 
svanisce e porta via l'indefinito: 
noi ci scopriamo più tristi e più soli. 
Come giganti stiamo per un mondo 
sottodimensionato, preparati 
a sopportarne il grave sulle spalle 
Ché dove siamo non si torna indietro. 
Questo alla lunga è il peso dei ricordi: 
un trauma che si forma mentre vivi.



Una poesia anche per te. Questa è la mia poesia per mia madre.
Questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve.

Questa invece è Yashal. Di seguito il testo.




I've tried and I've tried to forget about you 
Just little lies for myself 
And you.. you were innocent and true as can be, 
And now you are not here with me 

I've tried and I've tried to forget about you 
Just little lies for myself 
You were innocent and true as can be, 
And now you are not here with me 

I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
I need to know that you'll come back to me... back to me.. 
And you'll come back to me 
In my arms 

Your name is Yashal 
Strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 
Your're strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 

Yashal… 
Yashal… 
Yashal… 

I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
I can't go on and keep on keep on 
Crying inside and blame destiny... 
But I need to know 
That you'll come back to me... 
In my arms 
Oh, you'll come back to me (back to me) 

You're name is Yashal 
Strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 
Strong like the mountain, Yashal 
You're soft like snow, Yashal… 

Yashal… 
Yashal… 
Yashal…

domenica 30 marzo 2014

Poesie sparse... 42 - con tante scuse Post Factum


I: [...] sul tavolo ho lasciato una poesia: 
se vuoi te la regalo... tanto non saprei cosa cazzo farci.

L: non è proprio una cosa bella da dire. 


No, in effetti non lo è. C'è che quando bevo divento un po' stronzo, più che altro acido: tiro fuori una cattiveria che si esprime sempre e solo verbalmente, a parole e basta, perlopiù in piccole parentesi o note di colore che di solito rivolgo a me stesso... In realtà non volevo dire ciò che ho detto (ero parecchio alticcio, sì). Probabilmente intendevo sminuire il gesto di una poesia fresca fresca lasciata su un tavolo. Ecco, potessi scusarmi e rigirare quella scena, sotto di qualche giro, immagino direi così: ...

I: una serata splendida. Sul tavolo ho lasciato una poesia: 
ci lavoravo da settimane e sono appena riuscito a darle un senso. 
Se ti può fare piacere te la regalo; 
in fondo è figlia anche di questa notte: te la devo 
e spero che ti piaccia.

 - ... Peraltro l'ho già copiata sul taccuino (proprio a voler parafrasare) -

... e grazie ancora!

facendo mio un concetto letto in questi giorni tra le pagine di Come un respiro interrotto, ultimo libro del buon vecchio Fabio Stassi, potrei aggiungere a questo bel teatrino che, in fondo
Noi siamo ciò che non diciamo. 



Abbandonata, quasi in disincanto 
il marciapiede e l'etere invocavi 
intrisa a una preghiera a un'ansia al nome 
di lui che non risponde e non arriva. 
La strada mostrerà le sue intenzioni 
... ma intanto quella ciocca silenziosa 
la soffi via perché ti annoia il naso. 
Nel gesto c'è qualcosa che sorride 
- quasi un momento, che ha come stupito 
chi ti ha guardata, chi ci ha fatto caso: 
Data la geometria di certi istanti 
sa che lo hai visto sai che ha visto te. 

Un dubbio ormai ti ha messa in discussione 
per un secondo forse o forse meno 
e aveva quel sapore di sirene 
che insinuano un attracco come un porto. 
Si abbassa la marea e spuntano fuori 
i sogni e i desideri - erano foto 
sepolte nei cassetti tra i monili. 
Mentre ci pensi il ciglio della strada 
ti tiene in una scelta e pare un limbo. 
Sul ciglio della strada ha vacillato 
questo tuo vivere ore e chiaroscuri 
con le carezze, ma senza i colori... 

domenica 16 marzo 2014

Elisa al Palalottomatica - Impressioni foto e Fiori


Ieri sera, durante la magica tappa a Roma del tour L'anima vola di Elisa, mi trovavo appunto al Palalottomatica e, dentro allo zaino, avevo una copia delle mie poesie, Roses in the rain, inserite in una busta di carta bianca.
Quando è arrivato il momento dei brani su richiesta, in assenza di meglio ho tirato fuori la mia ampia busta, con tanto di poesie dentro, e ci ho scritto su un lato, calcato il più possibile "UNA POESIA ANCHE PER TE". Elisa aveva terminato il primo dei brani su richiesta, Swan mi pare, e riceveva gli applausi proprio da quella sezione del palco che avevo più vicina. Ho esposto il mio rudimentale cartellone più in vista possibile mentre lei si girava nella mia direzione.
Mi ha visto e, indicando verso di me, ha annuito. Sorrideva e, per ringraziarla, le ho mandato un bacio, cui ha avuto il garbo di rispondere a sua volta.
Quindi le ho lanciato la busta.
Lei l'ha presa e l'ha poggiata sul piano. La busta con il mio libricino è rimasta lì per un po'. Poi chissà. Chissà.
Magari adesso si trova nella spazzatura.
Magari adesso Elisa mi sta leggendo...


Foto Concerto Elisa Palalottomatica - Roma 15 marzo 2014 - L'anima vola Tour



























Adesso, però, ho voglia di condividere l'introduzione a Flowers, una delle ultime sezioni di Roses in the rain, sviluppata circa un anno fa. Si tratta di 9 distici, 9 coppie di versi. Ogni coppia può essere letta individualmente, oppure possono essere considerati, tutti e 18 i versi insieme, come un piccolo quadretto di primavera.



... Poche cose a questo mondo sono belle come i fiori. Forse, solo i fiori mentre nascono, in primavera. 
realizzare, con l'avvento di marzo, che sui rami ancora spogli lungo i viali stanno preparandosi a nascere delle piccolissime gemme, ancora tutte chiuse, è un'emozione difficilmente esplicabile. 
Se si è fortunati, poi, è possibile scorgerne, di tanto in tanto, qualcuna di prematura che, insolente e bizzosa, osa far mostra di un paio - quasi mai di più - di foglioline verdi verdi, grandi sì e no l'unghia di un dito mignolo. E si sa, inevitabilmente, che non c'è più alcun inverno. 


le gemme sopra i rami in tutta fretta/
sbocciano audaci e il cuore si ammanetta//

tra certe prime foglie il sole mesto/
bacia la vita e nulla fa più testo//

pure a suo tempo germogliò il roseto:/
ogni petalo schiuso ha il suo segreto//

fioriscono gardenie ed oleandri/
il paradiso pure ha i suoi meandri//

fu il turno di begonie e di gardenie/
ed era primavera senza nenie!//

i primi fiori a terra, gialli e vivi/
specchi d'amore ridono giulivi//

bocci indifesi si offrono alla brezza/
decisa che solletica e accarezza//

i petali si seminano intorno/
la vera primavera dura un giorno//

un albero solingo ancora bianco/
si scusa con l'inverno andato stanco//

domenica 9 marzo 2014

Poesie sparse... 41



Nell'ansia di una notte c'è del verde 
e le intenzioni di chi ci si affida 
con le impressioni ingenue di una luce 
vanno a finire, come spesso accade, 
nell'anima innocente di una sedia. 
Perché una sedia gambe accavallate 
promette e pure spinge a immaginare 
esiti incerti tinti a lieto fine. 
Perché con i lampioni sotto ai piedi 
è lecito sognare - dalla strada 
lontani - in mezzo al vino quando i treni 
rallentano a sperar buona fortuna.


domenica 26 gennaio 2014

Poesie sparse... 40


Si sfiorano le nubi a inamidare
riverberi di cielo rosa e azzurro
confusi come certe ore d'autunno

Giorni passati a domandare strade
che scorgano la propria fine altrove -
 nel mito di una donna, di un portone -

sono ormai schiusi e immaginano viaggi
senza un rumore che non sia di vento
perché è così che fanno i vivi e i matti...

Austera come un'ombra di betulle
e sola in mezzo ai battiti avventati
di case in dormiveglia ti ho alle spalle:

appena so chi sei ma riconosco
la figurina tua, la camminata
il dubbio sciolto grazie alla sciarada.

Sfioriscono i lampioni concentrati
a indovinare sagome nel buio:
fuori dal mondo cadono i divieti.

Calcato nella pagina il silenzio,
c'è chi non crede, c'è chi sopravvive
di desideri e di già perse sfide.

Negli occhi tuoi bivacchi beduini
Negli occhi miei un deserto senza fini.





Ricordo come fosse ieri quando e dove è nata la lirica che ha inaugurata le PoesieSparse, poi etichettata come Città di notte #1: ero al quarto anno di liceo, costretto a frequentare un corso di recupero in matematica. Chiesi di andare in bagno e, passando lungo il corridoio, ebbi l'occasione di vedere tutte quelle aule vuote e buie, illuminate appena dai lampioni esterni, per la strada: ... uno spettacolo così inusuale, e irreale, per uno studente...!
Da allora è passato un po' di tempo, già cinque anni.
Certe PoesieSparse le ho postate veramente per gioco e di qualcuna oggi mi vergognerei profondamente. Ma non ne cancellerò nessuna (per ora); innanzitutto per non sballare troppo la successione numerica e poi perché ognuna ha a suo modo contribuito a migliorarmi, è parte di un itinerario che ho percorso... Quello dell'esercizio poetico, dello sforzo alla scrittura, anche quando non se ne avrebbe voglia, anche su temi che di poetico avrebbero di per sé poco o niente...

Dalla n.26 in poi, specialmente, qualcuna l'ho amata davvero. E, nonostante poi gli abbia attribuito un nome, per me continuano a chiamarsi, appunto, ps#26, #32, #39... con oggi si arriva alla quarantesima. La figlia di una evoluzione difficile e affatto scontata,  un prodotto che mi ha fatto molto penare per ventiquattro ore buone, di una musicalità studiata - tutta assonanze e consonanze, carica di suggestioni e presentata in una forma per me insolita.

Le voglio bene e, a ragione, credo di poterla definire come il miglior "buon 2014" che mi potessi augurare.