Ragazzi, io sono convinto che bisogna crederci, bisogna correre il rischio di essere illusi, bisogna correre il rischio di passare per ingenui, ma bisogna crederci... E allora io continuo a credere a quella storia del mio amico che mi ha detto che in casa sua, di fronte al suo cane, gli è successa una magia così splendida, che per una cosa così è valsa la pena vivere...
-Luciano Ligabue-

domenica 13 giugno 2010

Poesie sparse...14


questo è stato un caso rarissimo, quasi unico, per quanti di noi non credono all'ispirazione. Io, da parte mia, ci credo, ma non per questo lo stupore, l'incredulità e l'ansia per qualcosa che è "salito sù" violento come il vomito non mi hanno colpito sia sul piano fisico che su quello psicologico. Su quest'ultimo sopratutto, poche altre volte nella mia vita sono stato così debole (ripeto: mentalmente parlando) come subito dopo avere scritto questi pochi versi. Ho detto che sono saliti sù come il vomito, e non a caso, perché il processo che mi ha portato a scrivere questa volta ha funzionato al contrario: dall'ultimo verso!
L'ultimo verso immaginato durante un raptus alle terme... dopo due ore è seguito il penultimo e solo poi, in ordine sparso e durante una mezz'ora abbondante tutti gli altri.
Mentre la buttavo giù sapevo solo che stavo scrivendo, o almeno volevo che ciò che scrivevo fosse allo stesso tempo qualcosa di bello da leggere e triste... triste come non avevo mai fatto: scrivevo con un senso di vuoto, di fame, e volevo trasmettere questa sensazione a tutti i miei potenziali lettori: vuoto, tristezza, fame. Fame d'amore sopratutto. Il verso che mi è costato più fatica è il 7°: esprimere in un endecasillabo il miracolo di una nascita, qualcosa che non ho mai visto accadere, è stata una sfida del momento, un modo per staccare la spina dal mio personale "io poetico" e creare qualcosa "di più" rispetto ai soliti abusati versi adolescenziali.


Le cose che rallegrano alle volte
hanno la forma di un bocciolo in fiore
di un riso contagioso di un'occhiata
complice l'esca di ogni nuovo amore
nonni che ammiccano ai nipoti svegli
le lettere che più non aspettavi
un bimbo nato una magia un miracolo
la donna che sorride, sai è felice.
Nient'altro voglio è tutto quel che sogno:
Ciò che ho perduto, ciò che non ho avuto.

6 commenti:

Filippo Santaniello ha detto...

versi amari come poche volte hai scritto,
si sente che una poesia uscita dai pori della pelle
che immagino siano meno ostruiti adesso.

PiX ha detto...

è stata, credo, la prima volta che scrivere una poesia mi abbia fatto del male... ti è mai capitato?

Filippo Santaniello ha detto...

sì mi capita, soprattutto con le poesie a cui tengo di più, ma quelle che senti che ti fanno soffrire sono di sicuro tra le più belle.

peace and love ha detto...

LE POESIE DEVO ESPRIMERE QLL CHE TU SENTI DENTRO!!RICORDATELO SEMPRE!!!

PiX ha detto...

...la mia psicologa preferita!!
e allora dimmi: con questo pezzo da solo, tu cosa vedi? Cosa vedi di me, intendo...

cocuma ha detto...

...c'hai talento...