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domenica 12 dicembre 2010

Voglia di una donna e di una birra (Canzoni che mi uccidono - Walter il mago -)



L'umidità è pazzesca, la strada tappezzata di foglie che la pioggia ha appiccicato all'asfalto, il sole è sorto da mezz'ora scarsa. Sono le 7 e 35 e ho voglia di una birra. Prendo l'autobus che, da sei anni a questa parte, mi fa arrivare a scuola con quel minimo di anticipo tale che riesco a fumarmi una sigaretta prima di entrare, la terza del giorno.
La Nomentana, per essere un giorno in mezzo alla settimana, è inspiegabilmente deserta: il mio viaggio dura appena dieci minuti (forse meno).
Ottimo, mi ritrovo con un quarto d'ora da occupare. scelgo di passare per il parco, di gustarmi fino in fondo la rugiada sulle foglie, i raggi di luce mattutina che filtrano tra i rami e gli effetti che ne derivano assieme, naturalmente, a un bel sorso di Bell, wiskey scozzese a buon mercato e, in fondo, pure apprezzabile. Metto la mano destra nella tasca interna della giacca per tirarne fuori la fiaschetta contenente il prezioso drink, ma il mio arto trova un niente terrificante: tiro fuori il "contenuto" (un fazzoletto usato e un biglietto del cinema di un anno fa), ne valuto l'utilità e lo ripongo al suo posto. Porcaputtana, no. Questo significa rovinarsi quei pochi, fugacissimi, piaceri della vita. Cazzo. Tiro fuori il portafogli e lo ispeziono per benino: purtroppo ho solo un euro (anzi, in verità sono appena 97 centesimi): troppo poco per comperarmi una birra. Considero che quei 97 centesimi rappresentano i miei averi da almeno dieci giorni, e che dovrebbe essere ammirevole come un adolescente possa andare av
anti con così poco per così tanto tempo.
La stecca di contrabbando, mi dico, è stata una svolta: se avessi dovuto spendere pure per fumare, allora sarebbero stati veramente cazzi amari. Molto, troppo amari. Lo so, è un quadretto di vita che, per come lo descrivo, meriterebbe seriamente l'attenzione della previdenza sociale. In verità i fatti sono molto meno drammatici di quanto possano sembrare: fumo, e fumo pure parecchio, è vero. Ma in fondo è il mio unico vizio. bere non è un vizio, è un piacere: non bevo mica per ubriacarmi. Solo un sorso ogni tanto, come per star certi di rovinarmi il fegato quanto basta per tirare le cuoia in tempo utile: 37 anni. Nè più nè meno. Per il resto... beh, avevo solo voglia di una birra. Non è mica un crimine, no? Se ne bevo due a settimana è tanto. La giornata scorre lenta; la mia voglia, il mio desiderio, aumenta.
Dico io, ma se pensano di installare distributori di profilattici, perchè all'interno delle scuole non mettono anche distributori di birra in lattina? Che bellezza sarebbe seguire una lezione di
filosofia sbronzo! O anche appena appena su di giri...
La voglia insoddisfatta mi rende particolarmente nervoso, eppure riesco a trattenermi, a non fumare. Quando il tempo della mia permanenza obbligata in quella casa circondariale che chiamano liceo finisce, ormai il bisogno fisico di luppolo si è esaurito da un po'. Torno a casa, pranzo, navigo in rete, fingo di studiare e di scrivere. Poi, per soddisfare certi bisogni "fisiologici", vado al gabinetto. Dove trovo la migliore delle sorprese, delle mani dal cielo, degli aiuti insperati: un biglietto da 10 euro nascosto nel cartoncino rigido del rotolo di carta igienica. L'inconfondibile prova che Dio esiste, e ci ama! In quel momento mi telefona Tonio.
"Ehi bello!"
"Tonio!"
"Ho appena dato un esame all'università"
"Come è andata?"
"23. Bucio de culo! Come non accettarlo?"
"Ahahah! Grande!"
"Senti, che fai stasera?"
"Niente, perchè?"
"Vieni a cena da me. I miei sono fuori"
"Da paura. Come siamo messi ad alcol?"
"Mi è rimasto un vinaccio e un po' di fuoco dell'Etna"
"Okay. Allora alla birra ci penso io. E tiro fuori il narghilè delle grandi occasioni"
"Daje! Passa appena puoi"
E' una cosa che non mi faccio certo ripetere due volte. Pre
paro il narghilè e me lo infilo nello zaino. Esco di casa e vado dall'egiziano. Trattando un po', e aggiungendo qualche euro alla mia lista di buffi, riesco a portarmi via una confezione di carboncini e una cassa di birra.
"Grazie Alì, come sempre. Allah Arbar!"
"Allah Akbar, no al bar! Tu prendi me per sedere. Però simpatico. Bravo ragazzo. Ciao Vinni! Saluta nonna!"
Mia nonna, dall'egiziano, riesce sempre e solo a farsi inculare sonoramente. Va da Alì per comprare due arance e torna a casa con il carrello pieno. La verità è che compra ciò che Alì vuole che compri (sfruttando la sua età avanzata e la vista molto diminuita). Quindi, scroccando da Alì, non faccio che aggiungere qualche contrappeso al bilancino del guadagno che, casualmente, pende sempre un po' troppo dalla parte del figlio di Maometto. Inserisco la mercanzia nello zaino, esco dal negozio e vado da Tonio.
Il mio amico mi apre la porta in pantaloni da tuta e canottiera. A fianco a lui (cosa assai sconcertante) c'è un alano nero in piedi (in piedi!) che scodinzola e balla. Balla. Qualcosa di molto simile a una samba...
"E quello cosa cazzo è?" gli chiedo sconcertato
"E' un cane"
"Lo vedo che è un cane. Ma per quale cazzo di motivo hai un cane?"
Antonio non ha mai amato le bestie. "E, sopratutto, perchè balla e muove il culo come una brasiliana al carnevale di Rio?!"
"Il vicino ha dovuto raggiungere un parente che è ricoverato grave a Firenze. Non poteva portare il cane con sè, così mi ha chiesto se potevo tenerlo io un paio di giorni. Mi ha dato i soldi per comprargli il cibo dei cani e quaranta euro per il disturbo"
Guardo prima Tonio e poi il bastardo, quindi chiedo al mio amico: "E da quando ce l'hai è così?"
"Così come, scusa?"
"Così rincoglionito!"
"Ahahahahah!" Attacca a ridere. Sembra non volersi fermare.
"Beh" riesce a dirmi con fatica "Intanto che ti aspettavo ho pensato di iniziare a festeggiare.
E, visto che si beve in compagnia, ne ho dato un po' pure a lui..."
Guardo, incredulo, Tonio "Scusa... cosa gli hai dato, di preciso?"
"Un po' di fuoco dell'Etna"
"Cosa cazzo gli hai dato?!"
Non ci credo. Tonio ha fatto bere a un cane uno dei superalcolici più potenti della Sicilia.
"Beh, direi che gli piace, no?" mi fa, come per giustificarsi.
Guardo ancora il cane. Considero che nemmeno una lavanda gastrica lo salverebbe, se continua di questo passo: ora la povera bestia ha preso a strusciarsi il culo con qualcosa di non identificato (forse un pacchetto di mentos). Chissà, magari un esorcista sarebbe utile...
Decido infine di sbattermene (se il cane va in come etilico sono cazzi di Tonio, e comunque ora non è in grado di capire totalmente cosa accade) e scelgo di raggiungere il mio ospite nel paese di Bacco. Preparo il narghilè e cominciamo a fumare. Chiudiamo
tutte le porta della piccola sala da pranzo per non diffondere l'odore in giro per tutta casa e spegniamo la luce, cosicchè quando decidiamo di cucinare e premiamo l'interruttore notiamo che nella stanza si è formato un cappone degno di un sobborgo londinese. Metà della cassa di birra intanto è andata. preparo un sugo di fagioli e butto nell'acqua mezzo chilo di pasta: se ne avanzerà un po' (cosa di cui dubito) lo daremo al cane. Chissà se i cani scoreggiano...
Io e Tonio parliamo. E, dopo due ore passate a dire cazzate, il discorso cade (finalmente) ulla sana, vecchia, gnocca. Se non fosse successo mi sarei stupito, forse addirittura preoccupato.
"Te, insomma?" gli faccio io. Lui sembra morire dal ridere.
"Te la ricordi Giorgia?"
"La biondina che hai conosciuto in facoltà, no? L'amore tuo..."
"Quella troia scopa con il frocio"
"Cosa?"
Lui diventa improvvisamente serio
"Ha scopato con il bisessuale. Solo che a lui non si è alzato"
Io detono i una fragorosa risata.
"Scusami, amico... Ma allora quello è proprio finocchio! Altro che bisessuale..."
"Già..." dice lui "Però, intanto, lei gliel'ha data..."
Anch'io mi faccio cupo: "Scusami Tonio, hai ragione. Stavo facendo lo stronzo"
"Non è mica colpa tua se mi sono innamorato di una zoccola" mi tranquillizza allungandomi una birra.
"Ma come? Ieri non era una di mentalità molto aperta?"
"Ieri. Oggi, invece, è una zoccola e basta"
Silenzio. Suono di gole che buttano giù nettari alcolici.
"E te, Vinni? Cosa hai di nuovo da raccontarmi?"
Ancora il rumore di una gola che deglutisce luppolo. Una sola, stavolta: la mia.
"Provo a guardarmi in giro, come mi hai consigliato tu. Provo a convincermi che alla mia età dovrei puntare a scoparle tutte, e basta. Ci provo, davvero, ma non ci riesco." Tiro giù io, tutto in un sospiro.
"C'è di più: vedi, tutte le donne che vorrei farmi finisco, più o meno inconsciamente, per idealizzarle. E come fiuto questo pericolo, che è poi il pericolo di innamorarmene, me ne allontano"
Un momento di pausa.
"Vedi, Tonio, se voglio una donna le devo voler bene. Il problema è che amo ancora lei. Sì, hai ragione, lo so: dovrei dimenticarla. Se necessario amarne un'altra. Ma non s
ono pronto per una cosa così. Non ancora. La verità è che preferisco vivere di fantasmi piuttosto che ricadere negli stessi, soliti, errori. Che poi, te lo dico chiaramente, tutte quelle che ho adocchiato sono tipe strane... Non che la cosa mi spiaccia; anzi... ma volevo aggiungere che sono bersagli strani, peraltro molto difficili da agganciare... Insomma 'zi: meno ci penso e meglio sto".
Tonio fa segno di sì con la testa e si porta una sigaretta alla bocca; poi prende il telecomando e accende la TV. Fabio Fazio sta intervistando un cantautore. Guardo il cane, steso a terra, ubriaco almeno quanto noi. E penso al tizio che cantava di una situazione simile a questa e di una magia per cui vale la pena vivere.
Ma ora ho voglia di una birra. E di una donna.

venerdì 26 novembre 2010

Canzoni che mi uccidono - 6 - Angel's Wings

D'improvviso attacca a piovere. Tutto insieme, tutto d'un colpo, tutto subito. Tutto forte. tutto così forte, e tutto nero.
Sto scendendo dall'autobus e so che niente potrà mai tornare come prima.
Una fitta scarica d'acqua mi investe appena supero lo spazio protetto dal tettuccio della fermata del bus. I capelli sono, coerentemente con la mia anima, zuppi. scompigliati. Ribaltati.
Certe cose non se ne vanno mai. Certe cose non se ne andranno mai. E' così, per tutte le maledizioni. Perchè io sono un maledetto. Senza colpe, d'accordo, ma pur sempre un maledetto. E non venitemi a raccontare che il mio è un dono, perchè allora o voi siete degli sciocchi o degli ipocriti, e nel secondo caso sapete benissimo quanto ci stiamo prendendo in giro.
Sono un sensitivo, ma il mio nome non ha importanza.
Ditemi, quanti di voi hanno pensato, almeno una volta nella vita, "Ah... se avessi saputo!..."
.. Cosa? Se aveste saputo prima ciò che stava per accadere, cosa avreste fatto? Cosa avrestepotuto fare? Avreste cambiato tutto, dite? ... Ne siete proprio certi? Poveri illusi. Le cose accadono perchè devono accadere; non c'è nulla che avreste potuto cambiare.
Perchè mai parlo così, vi chiederete: perchè sono cinque anni che vedo le cose prima che si manifestino. Un veggente, se vi piace la parola.
Ma da quando ho queste capacità non mi è mai successo nulla di buono. Nè ho mai "visto in anticipo" nulla di buono.
Il mio dono (qualche folle lo chiama così) s manifesta quasi esclusivamente se sono sotto forte stress, e quasi solo per questioni che mi stanno a cuore.
Ma credete mi sia mai servito a qualcosa conoscere prima i dispiaceri che avrei provato? non serve a nulla, fa solo soffrire due volte. E nulla può cambiare, nessun rapporto può capovolgersi. Non che non ci abbia mai provato.
Non credo nel destino, perchè non mi piace crederci; non mi piace pensare di non avere nemmeno la libertà delle mie scelte. E però il destino esiste. O, quantomeno, esiste un inizio e una fine, gli estremi di un'immensa sceneggiatura: cosa ci succede in mezzo alle due scene-limite è affidato alla libertà personale; ma il gran finale è stato già deciso.



Cammino per strade di cui conosco ogni crepa, ogni angolo, ogni maleodorante escremento di cane lasciato a squagliare sul marciapiede. L'acqua è entrata nelle vecchie scarpe bucate che non riesco a tradire, ha appiccicato quasi totalmente i jeans alle gambe, ha reso il cappuccio che non mi sono messo in testa una cisterna quasi traboccante. So di essere diventato molto più forte con il tempo, anche se non lo desideravo; so capire con maggiore chiarezza tutti i segni che vedo anticipatamente, so quando non sono coincidenze: le coincidenze, come afferma uno scrittore spagnolo, sono solo le cicatrici del destino.
Sono un uomo che forse non avrei voluto essere. Ho allontanato da me l'amore per amore: ho fatto fuggire via da me l'essere che abbia amato di più per evitarle di stare male, ma mi accorgo di non essere nemmeno il duro che credevo. So cosa il destino abbia in serbo per me.
Passo di fronte a una chiesa. Fuori, una statua della madonna piange pioggia. Senza guardarmi. Le ali degli angeli non mi porteranno a casa.

martedì 11 maggio 2010

Se chiudi gli occhi poi.... Nuvole di Cenere

Allora...

Tante sarebbero le cose da dire, forse troppe; Più ancora sarebbero state le cose da scrivere in questi giorni, certamente in sovrannumero.

Avrei voluto scrivere qualcosa sugli ultimi scandalosi arbitraggi o sulla morte del calcio italiano targata lazio - inter e datata 2 maggio 2010.
Avrei voluto scrivere qualcosa sulla medianità e su certi curiosi episodi capitati molto recentemente... Ma non l'ho fatto.

E poi capita. Capita che una mattina che puoi svegliarti tranquillamente senza dover pensare a un cazzo a parte le due interrogazioni del giorno successivo e al nuovo cd del Liga, ti metti al pc e youtube ti ricorda che un tuo "amico" cantautore ha caricato una nuova canzone. E allore ci clicchi sopra, la stai a sentire e hai una strana sensazione: vorresti spaccare tutto, metterti a gridare... poi arrivano 4 sigarette e una mezza birra (dopo il caffèlatte) a far tornare la situazione in pace con se stessa. Ma qualcosa di diverso resta, è passato, e sai che c'è un'emozione vissuta su cui, comunque, non puoi più scrivere sopra.



La sera è il momento bastardo della giornata perché, complici i rumori del paese che si attenuano e una luce tenua filtrata dal tramonto, incominci a pensare. E pensi a quello che non hai più, quello che non è più tuo e non importa se era poco o tanto... Sai solo che ti manca e istintivamente alzi gli occhi al cielo perché sai che è il suo stesso cielo. Quello non cambia e mai lo farà. E le domande crescono, ma le risposte le puoi solo immaginare...
La puoi chiamare nostalgia o malinconia ma per me è solamente un po di vita che ogni sera un sole stanco ti fa rivivere per dopo portarsela via silenziosamente.
- 4tu -

sabato 20 febbraio 2010

Io & BRUCE: Valentine's Day

Bruce ha il potere di estraniarmi

Ecco. Anche oggi è finita. E' finita ufficialmente verso le 17:15, quando ho cliccato su una canzone del Boss e mi sono messo a cercare le parole di Valentine's Day.
La giornata si è ufficialmente conclusa in quel momento. E' impressionante il potere che Bruce Springsteen esercita sulla mia psiche. Quando ascolto la sua musica mi estraneo improvvisamente dal resto del mondo: l'altro giorno, in metro, ascoltando la sua versione di We shall overcome, ho perso la mia fermata; sono sceso due stazioni oltre e non mi sono accorto di nulla.

San Fetentino

Oggi è San Valentino. Sono scoglionatissimo. E' il terzo di fila che passo rosicando, pensando a quanto sono stupido.
Non che dia importanza a questa festa; anzi, non la vedo per altro se non uno stupido prodotto commerciale finalizzato a far quadrare i conti a due fabbriche di cioccolatini a forma di cuore e a un paio di produttori cinematografici dalla dubbia validità in cerca di soldi facili; ma con questo suo continuo proporsi di rose rosse e simili non fa che ricordarmi, ogni fottuto anno, che resto solo.
Per carità, la solitudine ha i suoi lati (più che) positivi, ma... Forse c'è qualcosa in me che non và. Forse, per dirla alla Scifoni, il Grande Capo mi ha mandato sulla terra senza un disegno ben preciso; forse sono in possesso di un rarissimo ormone che trasforma la merda in cocaina e CIA, KGB SIMSI ed MI6 sono sulle mie tracce, appostati per farmi impazzire...

Una stupida illusione

Qualche ora fa l'ho vista con una sua amica. Questa mi ha fatto un segno chiedendomi di avvicinarmi, e la indicava.
Lei mi è sembrata triste, o quantomeno seria. Mio Dio, è veramente speciale...!
Per un attimo ho pensato (forse solo sperato) che fosse così mogia per causa mia. Per un istante il sole mi ha illuminato la giornata. Poi sono tornato sulla terra. Mi ha chiesto "Non è che hai una sigaretta?"

Il vecchio stronzo c'ha preso ancora

Meno male che c'è Bruce. E' nei giorni come questo che il suo essere al mondo è qualcosa in più di un senso per la vita. non è mai banale. Oggi non potevo che ascoltare Valentine's Day. Voleo proprio sapere cosa ne pensasse il vecchio stronzo in proposito. Adesso sarà almeno la nona volta in tre ore che la sento. Non ho sbagliato.
Un mio amico mi è diventato padre la notte scorsa, e mentre parlava nella sua voce potevo sentire la luce... Dicono che viaggi più veloce chi viaggia da solo, ma stanotte mi manca la mia ragazza, stanotte mi manca casa mia.... E' il suono delle foglie portate dal vento lungo la strada che mi ha portato qui fuori stanotte su questa vecchia spettrale autostrada, è il grido del fiume attraversato dalla luce della luna: non è di questo che ho paura, piccola; ciò che mi spaventa è perdere te... Non era il freddo fondo di un fiume che mi è passato addosso, non era l'amarezza di un sogno che non si è avverato, non era il vento nei prati grigi che mi passava tra le braccia; no, no piccola: eri tu...

Il Boss colpisce sempre dove non ti aspetti... un po' come certi film di Muccino. Ma anche tutte le altre sue canzoni mi emozionano incredibilmente: i testi arrivano ai sentimenti senza che si conosca l'inglese, la musica è una pugnalata tra ragione e cuore...

Conclusione - per così dire -

Anche questa è andata. 15 febbraio, ore 13:35, Roma, Bar Marylin. Sono qui, come un po' tuti i giorni, a gustarmi il caffè dopo scuola. La aspetto. Continuo sempre ad aspettarla. Come, d'altronde, le ho promesso, anche se ormai i confini tra attesa e rassegnazione si fanno sempre meno nitidi. La aspetto come aspetto lo scudetto della Roma per quest'anno. probabilmente non arriverà, perchè l'Inter è troppo più forte e noi lottiamo tra continui acciacchi; però i punti di distanza sono solo 7 e si profilano ancora tre mesi di campionato all'orizzonte... perchè non crederci? Quando ci penso tutti mi prendono per matto... ma lasciatemi sognare!
Ecco, con lei è più o meno la stessa cosa. Della serie "Non succede... ma se succede!"
La musica finisce, il brano cambia. Bruce sta pacatamente urlando "I'll work for your love"...

sabato 16 gennaio 2010

Canzoni che mi uccidono - 5 - Quasi Adatti

Che razza di cazzoni che siamo! Ci conosciamo da tanto ormai, e dovrei sapere chi sono gli amici che mi sono scelto. Eccoci qua, tutti e tre sulla golf di Matteo, il primo tra noi a essersi patentato: tre deficienti come pochi ne ho visti in giro a dire stronzate manco fossimo Aldo, Giovanni e Giacomo. Compagni di classe da cinque anni, legati da un'infinita passione dai colori giallorossi e da altre cazzate meno importanti: i motori, lo scoutismo, i Green Day, tutti i tipi i tabacco fumabile, Ligabue. Tutti e tre vicinissimi e al tempo stesso lontani dal resto del mondo, tutti e tre diversissimi l'uno dall'altro.
Frank, quasi un modello dell'ASROMA OFFICIAL SHOP, minore di tre fratelli, famiglia di superescursionisti. Bonaccione e goliardico come pochi, sempre pronto a ridere ma anche a prestare orecchio agli amici in difficoltà: una persona fondamentalmente buona; il migliore, forse, tra tutti noi. Tra lui e sua madre, ho avuto modo di appurarlo, mi conoscono meglio di chiunque altro.
Matteo: un mito assoluto per quanto riguarda la storia, specie quella di Roma antica e di Cesare. fanatico della guerra e deglarmamenti; un indimenticabile cazzone. Ricordo che subito dopo aver compiuto 18 anni, ancora prima di segnarsi alla motorizzazione, andò in questura per sbrigare le prime formalità burocratiche e ottenere il porto d'armi.
E infine io, un altro cazzone sui generis: un tizio obliquo e un po' sfigato, un poetastro maledetto, un Guinnes World Record di ingenuità e illusione. "Due Facce" mi aveva chiamato un mio amico, pensando a quale personaggio dei fumetti somigliassi maggiormente. E "Due Facce" mi calzava a pennello: in un primo momento un bravo ragazzo, sincero e gentile; il momento dopo un cazzone capace delle bravate più stupide. proprio non so come cazzo faccia a convivere con queste due personalità opposte. Un bel conflitto interiore però, ve lo posso assicurare.
Oggi proprio non sappiamo cosa combinare: decidiamo quindi di optare per qualcosa di diverso: andiamo al cinema. Non sto scherzando: è una cosa che non facciamo quasi mai. Dipendesse da me, poi, potremmo fare qualsiasi stronzata. Basta che ci muoviamo. In auto, ovviamente. E' l'unica cosa di cui ho bisogno ora, cazzeggiare in macchina con qualche amico, autoradio accesa... per quanto riguarda la destinazione, mi accontento anche del culo di un elefante. L'unica grandissima scocciatura è l'assoluto divieto di fumo all'interno dell'auto, posto dal padre di Matteo. Adesso, forse, lo metteranno come nuova legge nel codice della strada... vadano a fare in culo; io fumerò più di prima. Dicono che può distrarre il guidatore. Ma allora, a questo punto, anche l'autoradio distrae il guidatore! E' per questo che l'hanno inventata... A proposito di autoradio: proprio ora mi giunge alle orecchie la sgradevole voce della Ferreri che interpreta "Ma il cielo è sempre più blu".
...
Che schifo è?
Ma non si rendono conto della merda che passano?!
Tutti e tre, di comune accordo, decidiamo che ascoltare quell'eresia è come sputare in faccia a chi veramente sapeva fare buona musica, quindi tiriamo fuori il jack e ci appiccichiamo l'ipod.
So bene che Matteo aspetta solo che io metta "Viva la gloria", ma non possiamo drogarci solo con quella canzone. Il dito scorre da solo, per conto proprio, fino alla cartella dei Tre Allegri Ragazzi Morti: lì c'è un brano che ci descrive, e noi dobbiamo ascoltarlo. E' un disegno metafisico a volere tutto ciò.
Basso, chitarra e batteria danno immediatamente una scossa al veicolo, qualcosa che prima non aveva. E dalle prime parole, per quanto appena velate dal dubbio, mi rendo conto di quanto questa canzone ci appartenga.

Quasi adatti a garantire il giusto risultato...
Quasi adatti a discoteche come gabbie...
Quasi adatti a innamorarsi di un animale a pelo corto...
Quasi adatti a rinunciare alle proprie fantasie...

QUASI adatti. QUASI. Il che vuol dire che non siamo adatti; non siamo adatti a garantire il giusto risultato perchè, in fondo, spesso lo prendiamo in culo.
Non siamo adatti alle stronzissime discoteche: ogni fottuta festa di diciotto anni la passiamo più a fumare sull'uscio di quegli orrendi locali che dentro... e se siamo dentro, è solo per stordirci di alcol.
Non siamo adatti a innamorarci "di un animale a pelo corto"... per quanto le inseguiamo, le donne non fanno per noi. Ma in fondo stiamo bene anche così...
Non siamo adatti a rinunciare alle nostre fantasie... ed è per questo che continuiamo a inseguire sogni e donne irraggiungibili...

A metà canzone chiedo ai miei due compagni cosa ne pensano; Matteo mi guarda e accenna una smorfia: " 'A Michè, è 'na mezza schifezza... Insomma, è una canzoncina..."
Vorrei rispondere facendogli notare che quella canzoncina siamo noi. Poi però resto zitto. Perchè il dramma è che abbiamo ragione tutti e due.
Appoggio la testa al finestrino e mi faccio cullare dalla golf che avanza nel traffico. Certo che il mio amico guida proprio bene... Penso a quella storica traversata Via Prenestina - Via Lanciani in cinque minuti d'orologio fatta insieme una settimana fa, quando rischiavo di arrivare tardi da una ragazza...

Quasi adatti a spingere le ruote oltre i duecentoventi
Quasi adatti a dare il giusto peso ai sentimenti...

giovedì 14 gennaio 2010

Utopia

Questo è un post interattivo, o almeno spero che lo sia.
Dico interattivo perchè io in primis scrivo un po' confuso, e sopratutto non sto declamando una verità assoluta, come non sto raccontando qualcosa che ho vissuto e poi analizzato (è per questo che il post non potrebbe fare parte delle Canzoni che mi uccidono). Anzi, proprio per tale motivo mi piacerebbe avere qualche vostro parere per riuscire arricchito anche io.
Arriviamo al punto: questo capodanno mi è capitato di ascoltare una canzone dei Nomadi che non conoscevo; il titolo è Utopia.
La storia è una grande bellissima metafora per parlare di tre concetti importantissimi: la Libertà, la Verità, l'Utopia (che io vedo come "capacità di sognare"... poi magari mi sbaglierò, dite voi!).
Non sto a perdere tempo con sunti inutili: arriviamo direttamente al testo e analizziamolo insieme...


Utopia aveva una sorella maggiore

che si chiamava Verità senza errore

lanciava spesso un aquilone nel vento

su cui era scritto libertà con l'accento.

Il punto focale, per il momento, è uno: L'Utopia e la Verità erano una volta sorelle, legate insieme: senza l'una non c'era l'altra. La verità non era un'utopia, l'utopia era qualcosa di realizzabile, di vero; il sogno era realtà

Le due sorelle trascorrevano il tempo

senza fermarsi mai neppure un momento

avvinte sempre quel aquilone

senza sapere, sapere ragione.

Eccolo qua: il "collante" delle due sorelle altro non era se non la Libertà. E qui ce ne sarebbe da riflettere.... ma una mano me la dovete dà voi!
Intanto andiamo avanti...

Ma troppo deboli le braccia delle fate

e troppo fini quelle dita delicate

strappò la fune il forte vento quel giorno

e l'aquilone più non fece ritorno.

Il legame tra due elementi così diversi non poteva che essere delicatissimo, sottile come un filo... è bastato addirittura un solo colpo di vento per far volare via la libertà dalle mani delle due fate Utopia e Verità. Il fatto è che la libertà è qualcosa di difficile da mantenere.. ed è proprio quando ci si dimentica del suo valore che....

Quell'incidente cancellò la magia

le due sorelle separaron la via,

Utopia andò per il mondo a cercare

e Verità già si pensava a sposare.

Senza la libertà le due sorelle si separano. Forse il senso è più semplice di quello che si potrebbe pensare: forse, semplicemente, Utopia e Verità perdono la libertà primordiale che gli consente di essere l'una nell'altra... perchè, diciamocelo: oggi come oggi non potremmo pensare a due cose così antitetiche, o comunque difficili da concordare.

La Verità si sposava col Tempo

anche Utopia fu invitata all'evento,

"Non ti sposare resta libera che tedi

guarda che le parole son semi!"

La verità si sposa con il tempo. Oh, diranno finalmente alcuni, adesso sì che è tutto più chiaro: questo sì che è un binomio comprensibile. Pensiamo alla fottutissima nostra vita di tutti i sacrosanti fottuti giorni: cosa cazzo è che la regola? Il tempo. Quindi il tempo è verità. Ma verità e tempo, come ci ricordano i Nomadi, sono parole, "e le parole sono semi"...

"E le parole sono semi hai ragione

ma per fiorire non è già la stagione".

"Il tuo non è un matrimonio d'affetto

ti peserà questa casa e quel letto."

... Le parole sono semi... Pensa un momento solo a quante cose fanno le parole in base al loro uso: Parole che creano, che distruggono, che offendono, che fanno sorridere, che fanno proprio ridere, che insultano, che fanno arrossire, che decidono il voto di un esame... Pensa un momento solo a due parole a caso, poi mettile vicine. Fatto? Bene. Ora pensa a verità e tempo. Che cagata, eh? Sicuramente le tue due parole si legano molto meglio, o comunque sono più belle, viste assieme...

Mentre Utopia andava via allegramente

perché vedeva il futuro presente

Verità le sussurrava a capo chino

"Stai confondendo il desiderio e il destino".

Verità guarda solo ciò che accade; non ha retrospezione, come non ha sogni: per questo non può capire l'atteggiamento (solo a prima vista!) puerile della sorella.

E l'animo corse come fa un torrente

cambiando segno tra passato e presente,

Utopia ogni notte un uomo amava

ed all'alba lo abbandonava.

Questo è un passo particolarmente ostico per me, forse arrivo a capirlo solo ora: Utopia abbandona tutti gli uomini che frequenta, proprio perchè in cerca della libertà (l'utopia suprema) e sprovvista di verità, non può che rimanere un sogno

Per verità a quanto si dice

il matrimonio non fu mai felice

il Tempo non è un marito ideale

avaro vecchio ed anche brutale.

Il tempo è infame: in completo divenire, vecchio come il mondo (tanto per usare un'espressione nuova!), se regala qualcosa è solo per un momento, perchè l'istante dopo potrebbe avere cambiato idea...

Ma infondo infondo qualcosa ne ha avuto

con tanti amanti lo ha reso cornuto

ed alla fine dell'infedeltà

ha avuto l'eredità.

Anche senza la Libertà vicino per sublimarla, la Verità trova nel tempo colui che sempre le darà ragione d'essere... quindi poco male, può pure cornificarlo...

Mentre Utopia che non ha un padrone

ne ha centomila senza alcuna ragione

resta da sempre a vagare nel prato,

ma l'aquilone non l'ha più trovato.

Nessuno possiede l'Utopia. Eppure nello stesso istante lei è di tutti.
L'utopia è un sogno, appartiene a tutti e a nessuno insieme. E visto che, una volta persa, la Libertà è difficile a ritrovarsi, dobbiamo aspettarci che ogni nostro sogno degno di essere chiamato con questo nome resti tale...
... Ma il sogno continua a cercare il modo di realizzarsi, la libertà di emanciparsi; e chissà che un giorno.......

sabato 9 gennaio 2010

Cancellare ciò che tu non vuoi (Canzoni che mi uccidono - 4 -)

"Cancellare ciò che tu non vuoi"
Questa espressione, che vedo da circa dieci anni scritta su un muro sotto casa, è parte di una canzone dei Lunapop, il complesso con cui esordì Cesare Cremonini. Per quanto la musica di quel gruppo non mi sia mai piaciuta particolarmente ho scaricato qualche loro brano, tra cui lo stesso in cui è contenuto quel verso e il cui titolo è Vorrei.
E' una canzone molto breve, con una melodia delicatissima, e come in tutte le strafottutissime canzoni dei Lunapop tutto è limpido e chiaro: c'è veramente poco da capire.
E tuttavia quel verso...!
"Vorrei.. vorrei cancellare ciò che tu non vuoi..."
Nonostante le capacità poetiche che, a sentire gli altri, mi appartengono, ho sempre stentato a comprendere quelle parole: "cancellare ciò che tu non vuoi"... ma cosa cazzo significa?!
Non mi sembra una frase romantica, perdio... Cioè, se cancelli qualcosa che lei non vuole sia cancellato dove cazzo sta l'amore? Questo è egoismo, senza dubbio... Invece, come spesso accade, per capire veramente certe cose spesso bisogna averle vissute. E adesso come non mai arrivo al senso di quelle parole: l'adolescente Cremonini non suggeriva questo, e neppure di eliminare a priori tutto ciò che non le gusta alla ragazzetta di turno, quanto in verità di CANCELLARE il ricordo di un vecchio amore ancora troppo vivo, scritto con troppa forza sulla carta del cuore.
E la gomma, il bianchetto, quellochecazzoè lo strumento di sovraincisione è lo stesso Cesare. Subito dopo infatti afferma "Sono nato per regalarti quel che ancora tu non hai": la medicina per i dolori di lei è lui stesso!

Se l'avessi capito anche solo una settimana fa avrei considerato tutte queste cose una bambineria; adesso invece è tutto diverso. E non potrebbe essere altrimenti, perchè queste parole ormai mi si sono scritte sulla fronte, sono il primo e l'ultimo pensiero che ogni minuto mi girano per il cervello.

Da adesso in poi ogni mattina, passando di fronte a quel murales mi fermerò: penserò un momento a quella maledetta canzone e la terrò tuttavia come un breviario: ricorderò la frase che le ho detto dopo le rispettive intimità confessate, quello che sarà il senso della mia vita nei prossimi mesi

- Io ho la testa più dura di te; non mi interessa nulla: ti aspetterò.
- Non valgo così tanto...
-Per me sì.
... Ti aspetterò!!

martedì 29 dicembre 2009

Canzoni che mi uccidono - 3 - L'amore ai tempi del caos

Piove. Piove fottutamente. Piove come se tutti gli angeli del cielo si fossero messi in fila, uccello in mano, a spegnere le braci di un fuoco ormai morente. Piove, più o meno ininterrottamente, da 4-5 giorni, dalla vigilia di Natale. Piove, alle volte con tanta forza che temo l'ombrello sia lì lì per cedere sotto tutta quell'acqua; altre volte all'inglese, senza quasi che ci si faccia caso. Piove. E a questa mia sciocca testolina di credente piace pensare che Cristo, a furia di sentire il suo nome bestemmiato nelle più diverse lingue, sia sceso a controllare la situazione del mondo e che poi, tornato nella gloria dei cieli, si sia messo a piangere. Lacrime di pioggia quindi, per dirla alla Venditti. Quando invece sono più cinico (di solito dopo avere bevuto) smetto di illudermi e, se proprio voglio restare sul teologico/blasfemo, torno alla prima idea degli angeli piscianti.

Chiamatemi pazzo. O cretino. Sì, forse cretino è più appropriato, vista la cazzata che sto per dire; anche se illuso, pirla, sciocco, inutile e quant'altro vi venga in mente su questo tipo va benissimo lo stesso.
Chiamatemi come vi pare, insomma, ma alcuni di questi giorni di pioggia, con nubi, luce e acqua dosate in u certo modo, mi fanno sorridere. Perchè, vi chiederete. Perchè era un giorno così la prima volta che sono uscito da solo con lei.
Ridete, ridete pure. Lo so bene che, in fondo, resto solo un sentimentale del cazzo. E avete ragione a ridere. Avete ragione, perchè in fondo quella prima volta insieme non è stata proprio niente di che (anzi...); perchè, se proprio vogliamo fare due conti spassionati, sono 4 mesi che le vado dietro e ancora non ho concluso una ceppa; perchè preferisco tenere le mie emozioni per me piuttosto che mostrarle apertamente, di fronte a tanta gente; perchè in fondo sono timido (nonostante l'atteggiamento da cazzone) e i timidi in questo mondo lo prendono in culo. Avete ragione a ridere. E ridete dunque!
Ridete, perchè è ridicolo sorridere dinnanzi alla pioggia, tanto più dinnanzi a un ricordo.
E' ridicolo ricordare sorridendo quell'ultimo giorno di vacanze estive quando, tutti e due sotto gli ombrelli e sotto la pioggia, attraversando la Nomentana, le ho detto ".. solo non vorrei che stiamo andando a vuoto..."
E' ridicolo ricordare con piacere la sua risposta "Chi se ne frega; alla peggio ci siamo fatti una passeggiata insieme.."
Nelle giornate così non ascolto, come facilmente si potrebbe immaginare In un giorno di pioggia dei Modena City Ramblers. No. La canzone che mi fa sussultare nel profondo è sempre firmata MCR, ma è di una dolcezza ancora più intima e gentile, come una poesia lontana... L'amore ai tempi del Caos.


Era un giorno freddo d'inverno
e sulla strada ho incontrato il mio amore,
mentre intorno gente correva,
gridava certezza vendeva opinioni...
Pioveva forte là fuori,
lei mi ha raccolto e mi ha preso per mano
"E' arrivato il tempo"
mi ha detto dolce
"di asciugarmi" e mi ha offerto riparo...
Se il vento soffia
e grida forte
e la notte è gelida e scura
il mio amore è un uccello che canta
e mi aspetta sotto la luna

sabato 26 dicembre 2009

Canzoni che mi uccidono - 2 - La città che muore -

A molti non piace questo periodo dell'anno; io lo adoro.
E non è per le feste, sia chiaro! Anzi, se non fosse per lo svacco che ne deriva, le feste sarebbero i momenti più deprimenti di questo tempo primo invernale.
E' che mi piace uscire di casa il pomeriggio, verso le 5:30/6:00, e trovare l'oscurità, le strade illuminate dai lampioni. Quando poi, verso marzo-aprile, la luce torna giorno per giorno a mostrarsi sempre più, allora mi intristisco.
Un attimo però: questo non vuol dire che non mi piaccia l'estate, quando prima delle 9:30/10:00 non è notte! E' solo che sono un border line; non sono capace di mezze misure... Ed è così che in questi giorni, non freddi come ci si aspetterebbe, passeggio.
Non mi piace stare chiuso in casa, e poi verso le 6 ho spesso voglia di fumare. E di rollare. Poche cose mi rilassano come una sigaretta al drum alle 6... forse solo una sigaretta al drum alle 8, o a mezzanotte...

Da un po' di tempo il traffico sulla tangenziale, vicino casa, non è più lo stesso.
... Sarà che hanno modificato un po' i percorsi a causa dei lavori; resta il fatto che le vetture scorrono più veloci. Più veloci. Più veloci ancora. Perchè è di questo che c'è bisogno: di velocità. Tutto va di fretta, tutti di fretta. E a poco a poco ci si scorda di essere umani.
Non è facile essere uomini e donne, vivere la propria umanità insomma, in un mondo che vuole tutto subito. E veloce. Più veloce.
Mentre penso a tutte queste cose insieme, solitamente arrivo in cima a una salitella: da lì vedo le montagne fuori Roma, quando il cielo è limpido, e più vicine, le borgate. Mi arrotolo un'altra sigaretta e faccio ripartire la canzone che ho appena finito di ascoltare. Le primissime parole cominciano sin da subito a imprimere il loro ritmo anche nel mio cuore.

Si capisce dall'odore
questa è la città che muore

Accendo la sigaretta. Il tabacco riempie subito i polmoni, dal primo tiro. Guardo la tangenziale, a pochi metri da me: la città che muore. Muore senza accorgersene, proprio perchè ha perso l'identità umana che aveva. O che, almeno, dovrebbe avere. Il mondo è cattivo. Guardo in alto, verso una finestra. Valuto velocemente che l'averlo capito prima degli altri, e ora che sono giovane, non mi rende certo speciale.
Continuo a essere un perdente del cazzo. Continuo a guardare quella finestra. La voce continua a cantare.


Questa è la città che muore; ma non preoccuparti amore:
io ti solleverò fin quando le mie gambe reggeranno...

giovedì 24 dicembre 2009

Canzoni che mi uccidono - 1 - Human Touch

Ero seriamente arrivato al limite: dopo un mese passato nella purezza di parole avevo ripreso a bestemmiare. Tutto in una sera, e di brutto. Perchè? Perchè in quel momento, come mai prima, illuminato da quella saggezza che solo quattro doppio malto seguite da quattro rum e pera possono dare, avevo finalmente compreso la verità: Dio, se realmente esisteva, se ne stava sdraiato nella sua magnificenza di nuvole e oro, ridendo di me. Ridendo. Anzi, forse proprio sbellicandosi. Nemmeno fossi un fottuto comico di zelig. Rideva, quel porco insensibile, delle mie sventure; ma non mi era ancora chiaro se tutto facesse parte di un suo piano prestabilito (estremamente condito dal più acceso sadismo, non c'è dubbio) o se il padreterno fosse semplicemente come quei deprimenti ciccioni dei classici film americani, sprofondati in poltrona con addosso un orrendo pigiama a righe e una cannottiera sudaticcia, avanzi di pizza e di birra ovunque intorno, imbambolati a guardare la televisione: tutto, fuorchè umani.
Ne avevo le palle piene in quel momento. Come se non bastasse, avevo perso il tabacco. Chissà se, a furia di bestemmiare il suo nome, e non invano, quel gran Signore si degnerà un giorno di rivalutare il suo modo di fare...
Senza un cazzo da fumare, ero proprio alla frutta. La serata era stata una vera merda, tutto quello che non era prevedibile aspettarsi era successo. Mentre mi crogiolavo in questi pensieri di alta teologia assieme a Valerio e Andrea, di gran lunga più ubriachi di me, mi resi conto che erano già le due di notte. Cazzo! E chi me la toglie, anche questa sera, l'inculata di paparino? Certo non tu, caro il mio Dio... Ormai è chiaro che sto più sulle palle a te che alla professoressa di inglese (il che è tutto dire)...
Salutai quei due alcolizzati e gli augurai buon Natale, sperando vivamente che non finissero sotto a un tir, visto il loro stato comatoso.
Mentre mi incamminavo verso casa accesi l'i-Pod: partì la riproduzione casuale e, con quella prima canzone, il tempo sembrò fermarsi. Il Boss. Il caro vecchio Bruce Springsteen. Io che l'inglese non lo capivo, di fronte all'evidenza di quelle parole, forse grazie all'alcol in quel momento sin troppo chiare, quasi mi misi a piangere...

I just want someone to talk to
And a little of that human touch...
Aint no mercy on the streets of this town
Aint no bread from heavenly skies
Aint nobody drawing wine from this blood
It's just you and me tonight...
Oh girl that feeling of safety that you prize
Well it comes at a hard hard price
You can't shut off the risk and the pain
Without losing the love that remains
Were all riders on this train...

"Human Touch". Bruce, vecchio stronzo! Come sempre mi porti a rivalutare tutto... Infilai le chiavi nel portone di casa ed entrai.