lunedì 23 febbraio 2015

Caffettino con De Andrè - racconto breve

Questo racconto è dedicato a Bea, meravigliosa ragazza degli anni '70 che, regalandomi tanti anni fa La buona novella e Non al denaro, non all'amore, né al cielo, mi ha fatto conoscere Fabrizio. Ed Edgar Lee Masters, cui pure devo tantissimo se mi sono sbloccato come scrittore.

Ma lo stesso sorriso, lo stesso colore, dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore?

A Bea e a Jones il suonatore, dunque, voi che uscite all'amore che cedete all'aprile... Ovunque siate.
 




"A un tratto l'amore scoppierà dappertutto"



martedì 3 febbraio 2015

Monografie dallo schermo #21 Severus Piton from Harry Potter


Ho il naso adunco, lunghi capelli neri impiastricciati e le movenze di un sinistro pipistrello. A questo potete aggiungere che mi vesto sempre con lunghi completi scuri da stregone e che sul mio braccio sinistro pulsa ancora, tatuato, il lugubre simbolo dei Mangiamorte.
La mia vita è stata una menzogna, ma una menzogna senza dubbio più onorevole e più audace di millemila altre verità. Silente, che è l'unico a conoscere i fatti per intero, mi reputa un uomo coraggioso e probabilmente sono il più coraggioso tra tutti gli appartenenti all'Ordine della Fenice. Perché c'è un coraggio che trascende ogni cosa e che non consiste nel rischiare ogni giorno la propria pelle, né nel fare il doppiogioco al cospetto del più potente mago oscuro legilimens di tutti i tempi, e neppure nel fidarsi ciecamente di qualcuno senza conoscere la vera natura dei suoi stessi disegni.

No: il mio coraggio è stato nel nascondere a tutti la parte migliore di me è nell'aver continuato ad amare, anche dopo morta, sempre la stessa donna, al punto di dedicarmi alla costante, dissimulata, protezione del suo unico, sopravvissuto, figlio.
Perché Harry Potter è il figlio della donna che ancora amo, sì, ma pure dell'uomo che più ho odiato.



Alan Rickman performing
 Severus Piton; 
Harry Potter (2001 - 2011)

giovedì 22 gennaio 2015

Quattro chiacchiere con Hemingway - racconto breve

Ok, so già perfettamente che saranno al massimo due i coraggiosi che arriveranno fino in fondo a questa lettura... Credo ne valga la pena, a ogni modo. Sicuramente a me è servito tantissimo averla scritta, questa roba. E, per quanto sia ovviamente un po' un centone, avendo io acquisito da un poco di tempo la desolante abitudine di domandarmi "come l'avrebbe scritto Hemingway" quando ho dei dubbi grossi, mi sembra pure comprensibile che mi sia arrogato il diritto di chiacchierarci qualche ora, con il vecchio Papa Ernest. Subendo i suoi improperi di rito...


- QUATTRO CHIACCHIERE CON HEMINGWAY -

"... Perché un uomo può essere distrutto, ma non sconfitto" 


lunedì 5 gennaio 2015

La scomparsa di Pino Daniele per un Napoletano all'Estero


E finisco per essere una voce in mezzo a mille, troppe, altre; troppo più seriose, troppo più importanti. Ma se è difficile per un napoletano di Napoli spiegare cosa sia stato per lui Pino Daniele, l'impresa si complica ulteriormente per chi, come me, è nato e cresciuto decisamente altrove, ma l'appartenenza silenziosa a quella città "da vedere e poi morire" l'ha sempre avvertita fin troppo chiaramente. 
Perché io sono nato e cresciuto a Roma, ma a Napoli ho trascorso davvero del tempo, specie durante la mia infanzia. 
Perché Napoli sono i miei nonni, Gennaro e Anna, e il ricordo più nitido e dolce che ho di lei: sporta al balcone di casa, intenta a contrattare con il fruttivendolo il prezzo delle fragole, cestino di vimini e rotolo di spago tra le mani, con diecimila lire e un attaches a stimolare la fantasia di un bambinetto che a breve vedrà quel foglio di cartamoneta scendere lentamente dal suddetto balcone per restituirgli un cestino finalmente pieno di piccoli frutti rossi e porosi.
Perché Napoli è stato per me un insieme di mattinate fradicie di sole, di odore di cimiteri da Caserta a seguire, di gare infinite con il mio fratellino a chi contava più persone in motorino senza casco (si andava sull'ordine delle seicento per arrivare a un record di mille in un solo giorno; probabilmente sempre le stesse ma poco importa).
Perché Napoli è un dialogo tra le ultime tre statue dei suoi Re in Piazza Plebiscito, perché è stata, da che ne ho memoria, sempre almeno un film di Totò trasmesso da microscopiche emittenti locali ai tempi del via cavo.

Perché Napoli smette di essere 'o Paise almeno già da Salerno, il che significa che almeno già da Salerno il Napoletano Dichiarato viene trattato come il peggior italiano della macchietta all'estero. Tanto per intenderci, come un italiano in terra di Francia. O, comunque, come percepisce di essere trattato un qualsiasi Italiano Medio Dichiarato in Terra di Francia.

Un bambino che sa di essere, seppure a metà Napoletano, lo dice in giro, in qualche modo ne è fiero, anche se della sua "lingua natia" capisce poco e niente. Questo bambino, se vive a Roma, imparerà presto a fare l'orecchio con taluni motivetti, nemmeno tanto vagamente razzisti, spesso abbastanza volgari, e non capirà a fondo il motivo di tanto astio verso quella che è la sua seconda casa. 

"O colerosi terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati"... " 'O Vesuvio lavali col fuoco"... "Senti che puzza scappano li cani, stanno arrivando li napoletani"... E via a seguire, in un ammasso informe di becerume ottusoide, diffuso e noto lungo tutta la Penisola, paradossale leitmotiv unificante tutte le regioni del regno, nelle loro rappresentazioni di bassa cultura più riuscite.

Pino Daniele era quella voce che cantava in un falsetto incredibile Dubbi non ho. Era l'invenzione del blues sposato alla tradizione della sua terra. Era, soprattutto, la scoperta sorpresa che il napoletano somiglia incredibilmente all'inglese, come fonologia, e che perciò si presta incredibilmente bene a sostituirlo musicalmente, a integrarvisi, ad accoglierlo, dimostrando una maturità sconcertante nella dichiarazione di poetica "I Say 'i sto acca' ".

Non esiste Napoletano che non si sia commosso ascoltando Napule è, la più meravigliosa e completa canzone mai scritta su Napoli. Per i Napoletani all'Estero (ossia, fuori da Napoli) quella voce e quel mandolino hanno sempre avuto la funzione di un balsamo per il cuore.

Non ne esisterà più un altro come lui, umile, capace di riunire personalità diverse, talvolta egocentriche, comunque difficili, all'interno di una unica voce, di un' unica condivisa frase musicale. Pino Daniele è stato il Mozart dei Napoletani, l'espressione serena eppure disincantata, più sincera possibile, di una Napoli luogo reale e perciò luogo dell'anima.

Pino ci ha resi, qualora ce ne fosse bisogno, un po' più orgogliosi di essere Napoletani. Nel bel mezzo di tanta sconcertante banalità melodica, a livello nazionale come regionale, lui ha saputo essere sempre originale e nuovo, schietto come pochi, da buon Napoletano. E non c'è, a questo punto, bisogno di aggiungere altro.

Riposa in pace, purtroppo non troppo vecchio bluesman. 

Ma ricorda di insegnare l'arte del mandolino ai cherubini e regala, da lassù, qualche nota di speranza a Napoli e ai Napoletani nel Mondo. Sei tu ad avercelo detto, d'altronde, tanto tempo fa...

"Ma che ve site mise 'n capa?, 'n paradiso s' adda fatica'..."



sabato 20 dicembre 2014

Poesie sparse... 46 - Si Annega #2.26


Dal fondo ambrato scuro dei tuoi occhi 
si è rivelato un dubbio che inatteso 
ha accelerato i battiti e il silenzio 
di due che hanno scoperto lo stupore: 
Le indecisioni a un tratto fatte intense 
si scoprono propense ad un incontro 
di sguardi inconsci, di attimi imprecisi. 

Così ti angosci e c'è un aggrottamento 
muto fatto corteccia alla mia pioggia - 
Ma è un attimo e il sorriso dei tuoi anni 
fiorisce le pupille di chi è solo. 

E naufraga ogni isola e il ristoro, 
se nega di conoscere la terra, 
somiglia all'improvviso in cui l'amore 
è ancora inconsapevole e scompiglia 
i sensi come il vento coi capelli. 


venerdì 12 dicembre 2014

Poesie sparse... 45 - Si Annega #1


E' un attimo e i capelli marezzati
sviolinano una spiccia indecisione
mentre c'è un niente intatto e mattutino
che dà colore ai soffi del tuo vento
E poi si sceglie a caso un fotogramma,
un petalo da cui si può partire
sfiorando gli anni come sopra un prato
E c'è una tenerezza a tratti muta
che in qualche modo più non fa dormire
e scioglie le speranze e incanta un nome
e a pronunciarlo sembra che sia eterno







martedì 2 dicembre 2014

Wasted Poems...1 - Marilyn #4


... and so, finally, we translated Marilyn # 4. First of all to enter the contest "Catello di Duino", and then to give Saintlamb its first page in English.



Often the sound of smiles can be matched
with blinking eyelids ready for every whisper.
Disburied eyes are seen going around:
Found out I shadowed them and then I saw
them playing hide-and-seek with the full moon,
eluding all those non-requested gazes,
casually finding others fellow glances
and standing as the nails upon the Cross.
In a flash of eyelashes something's born
- inside each other now we' re gonna fly
We do - but never whispering our own names.
When it's the moment, then we scream in silence.